Emily Blunt contro le attrici AI: “Siamo rovinati”, ma Tilly Norwood è davvero la fine del cinema?

Nel panorama scintillante e in perenne evoluzione di Hollywood, emerge la figura di Tilly Norwood che, pur non esistendo fisicamente, sta già scuotendo le fondamenta dell’industria. La prima attrice AI iperreale. Creazione dello studio Xicoia, fondato da Eline Van Der Velden, Tilly è stata presentata come la prossima grande star, una Scarlett Johansson digitale, scatenando un’ondata di entusiasmo ma anche di profonda apprensione tra gli attori in carne e ossa.

L’annuncio di Tilly Norwood al Festival del Cinema di Zurigo ha acceso un dibattito feroce. La sua immagine, una fusione quasi inquietante di Gal Gadot, Ana de Armas e Vanessa Hudgens, promette un futuro in cui le star non invecchiano, non hanno ego e non richiedono salari esorbitanti. Per alcuni, rappresenta il sogno platonico di un attore completamente malleabile, uno strumento perfetto nelle mani di registi e produttori. Ma per molti, è un incubo che minaccia l’essenza stessa dell’arte e del lavoro umano.

L'attrice AI Tilly Norwood
L’attrice AI Tilly Norwood, fonte: Wired

La reazione di Hollywood non si è fatta attendere. Emily Blunt, visibilmente scossa durante un’intervista con Variety, ha definito Tilly Norwood “davvero spaventosa“, aggiungendo con un tono di allarme: “Siamo rovinati. Andiamo, agenzie, non fatelo. Per favore, smettete. Per favore, smettete di portarci via la nostra connessione umana“.

Queste reazioni non sono isolate, ma si inseriscono in un contesto più ampio di preoccupazione per l’intelligenza artificiale nell’industria dell’intrattenimento. Il dibattito sulla likeness digitale e le protezioni dell’AI è stato un punto cruciale negli scioperi congiunti della WGA e della SAG-AFTRA dello scorso anno, con gli attori che chiedevano garanzie contro la replicazione delle loro voci e immagini senza consenso.

L'attrice IA Tilly Norwood
L’attrice IA Tilly Norwood, fonte: The Hollywood Reporter

Dietro Tilly Norwood e la sua controversa ascesa c’è Xicoia, lo studio di talenti AI lanciato da Eline Van Der Velden, fondatrice di Particle6. La visione di Van Der Velden è audace: creare, gestire e monetizzare una nuova generazione di star digitali iperreali per un’ampia gamma di applicazioni, dal cinema e la televisione ai podcast, TikTok, YouTube, campagne di brand e videogiochi, fino all’interazione diretta con i fan. Nonostante le ambizioni, la realtà delle prime performance di Tilly Norwood offre un quadro più sfumato. Il suo sketch comico generato da AI Commissioner, pur essendo tecnicamente sorprendente nel mostrare figure quasi umane muoversi sullo schermo, è stato giudicato da molti “inutile, inquietante e, soprattutto, implacabilmente non divertente”. Il dialogo, scritto in modo approssimativo e recitato in modo legnoso, non ha convinto, e lo sketch ha raccolto circa 200.000 visualizzazioni in due mesi, un numero significativamente inferiore rispetto a contenuti umani contemporanei.

Eppure, la minaccia è concreta. Per ogni professionista dell’intrattenimento che vede Tilly Norwood e i suoi simili come un rimpiazzo scadente, ci sono innumerevoli altri che mancano delle risorse o della creatività per farsi un nome. È qui che entrano in gioco attori, sceneggiatori e registi AI. La scommessa è che, anche se il mercato sarà inondato di contenuti di dubbia qualità, l’attrice AI è qui per restare. Sarà quindi questa la fine del cinema come lo conosciamo? La risposta finale spetta comunque al pubblico. Se ci sarà un riscontro favorevole da parte dell’audience, le major potrebbero effettivamente investire in questo settore e lasciare da parte gli attori e le attrici umani, ma se il pubblico continuerà a vedere questa tecnologia come negativa, dubitiamo che Tilly Norwood possa decretare effettivamente la fine per il cinema che tanto amiamo.

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