“Dove il ghiaccio scompare” episodio due: il futuro dell’Aletsch, il più grande ghiacciaio delle Alpi

ghiacciao Aletsch 2025

In due anni la Svizzera ha perso circa il 10% del volume glaciale complessivo. Il secondo episodio del podcast “Dove il ghiaccio scompare”

Alle prime luci del mattino, la stazione di Brig sembra la hall di una fiera dedicata agli sport di montagna. Tra corde, piccozze e zaini tecnici, parte la seconda tappa della Carovana dei Ghiacciai 2025, raccontata nella nuova puntata di “Dove il ghiaccio scompare”, il podcast di CIPRA Italia prodotto con il sostegno di Fondazione Cariplo. La destinazione è un luogo che, per chi studia e vive la montagna, ha un valore simbolico enorme: il ghiacciaio dell’Aletsch.

Con i suoi 25 chilometri di lunghezza, oltre 800 metri di profondità e più di 10 miliardi di tonnellate di ghiaccio, l’Aletsch è il più grande ghiacciaio delle Alpi e un patrimonio UNESCO. Ma è anche un gigante stanco. La temperatura media svizzera è aumentata di quasi +3°C rispetto all’epoca preindustriale e solo nelle estati 2022 e 2023 il Paese ha perso circa il 10% del volume glaciale complessivo. Il bilancio dell’Aletsch lo conferma: come spiega il glaciologo Giovanni Kappenberger, membro storico dell’osservatorio GLAMOS, “qui il bilancio è solo negativo dall’82 in avanti”. Da più di quarant’anni, dunque, ogni estate si conclude con una perdita netta di massa.

Accanto a lui, sul ghiaccio e nel podcast, c’è Marco Giardino, coordinatore scientifico della Carovana e vicepresidente del Comitato Glaciologico Italiano. Attraverso dati, mappe e grafici, Giardino racconta come l’aumento delle temperature abbia accelerato il ritiro del ghiacciaio: fino agli anni 2000 la fronte arretrava di meno di 80 metri all’anno; dopo il 2000, la velocità di ritiro è balzata oltre i 100 metri annui. È il segno di un cambiamento climatico ormai inciso nel paesaggio. Perfino la Concordia Hütte, il rifugio affacciato sul ghiaccio, è costretta ogni anno ad aggiungere nuove scalette per raggiungere la superficie glaciale, che si trova via via più in basso.

La puntata intreccia scienza, memoria e politica. Andreas Weissen, ex presidente di CIPRA Internazionale e abitante della valle, racconta di quando, negli anni Trenta, la traversata sopra il ghiacciaio era così agevole da richiedere appena poche ore. Oggi, quelle stesse vie sono impraticabili senza guida alpina: il ghiaccio è più sottile, instabile, segnato da crepacci e frane. È un cambiamento che ha scolpito non solo la morfologia alpina, ma anche la cultura: fino al 2009, nella processione di Fiesch si pregava affinché il ghiacciaio arretrasse e non minacciasse il paese. Oggi si chiede l’opposto: che non scompaia.

Come nella prima puntata, anche qui la Carovana diventa un laboratorio di dialogo tra scienza e cittadinanza. “Queste azioni di diffusione devono essere accompagnate dalla conoscenza, perché solo la conoscenza porta consapevolezza”, spiega Giardino. Un concetto rilanciato da Vanda Bonardo, responsabile nazionale Alpi di Legambiente e presidente di CIPRA Italia: partire dall’Aletsch significa partire da un luogo-simbolo, per fare dei ghiacciai un “mediatore” tra ricerca scientifica, politica climatica ed emozioni collettive.

Dall’Aletsch, il viaggio si sposta a Blatten, nel Lötschental. Qui, pochi mesi prima della visita della Carovana, sei milioni di metri cubi di roccia si sono staccati dalla montagna, colpendo un piccolo ghiacciaio e generando una colata mista di detriti, ghiaccio e acqua che ha devastato la valle. Case sepolte, altre bruciate dalle autorità per facilitare la rimozione del materiale, un intero paesaggio riscritto in pochi minuti. Le immagini, raccontate con i suoni e le voci raccolte sul campo, restituiscono un senso di vulnerabilità profonda.

La presenza del ghiaccio sotto la frana ha reso l’evento ancora più rapido e distruttivo: “si è creata una miscela solido-liquida in grado di trasportare blocchi enormi”, spiega Giardino. È l’esempio di come la crisi climatica modifichi i rischi idrogeologici, combinando permafrost degradato, scioglimento glaciale e instabilità dei versanti. E se la quasi totale assenza di vittime è merito di un ottimo sistema di monitoraggio e allerta, l’episodio solleva interrogativi più ampi.

Proprio qui si inserisce il contributo di Mario Grosso (Politecnico di Milano e RUS), che ricorda come la mitigazione sia la prima forma di adattamento possibile: “abbandonare prospezione, estrazione e utilizzo di combustibili fossili è indispensabile per ridurre alla radice i rischi che stiamo osservando”.

La puntata si chiude tornando alla visione d’insieme: una governance europea dei ghiacciai e delle risorse connesse, fondata sulla scienza, sul monitoraggio e sulla cooperazione internazionale. È il cuore del Manifesto promosso da Legambiente, CIPRA, CAI e Fondazione Glaciologica, già sottoscritto da più di 80 enti. “Monitorare è un atto di speranza”, ricorda Bonardo. “E il ghiacciaio può diventare un mediatore per un nuovo patto tra scienza, politica e comunità”.

“Dove il ghiaccio scompare” racconta così non solo ciò che vediamo perdere, ma ciò che possiamo ancora costruire.