Roma, 7 gen. (askanews) – Il disegno di legge sulla violenza sessuale e la libera manifestazione del consenso andrà in aula al Senato rispettando i tempi già programmati: “È previsto che in aula sia il 10 febbraio, quindi il 10 febbraio stiamo in aula”, ha detto ai cronisti la presidente della commissione Giustizia del Senato, Giulia Bongiorno (Lega), relatrice del provvedimento, che è in seconda lettura a palazzo Madama ma che è oggetto di riflessioni in vista di probabili modifiche nonostante l’approvazione bipartisan a Montecitorio.
“Credo sia importante sottolineare – ha spiegato Bongiorno al termine della seduta della commissione Giustizia – che oggi il disegno di legge sulla violenza sessuale è stato oggetto di approfondimento, vari gruppi hanno dato delle indicazioni, io come relatore, ho fatto una mia prima proposta forse questo l’elemento di maggior novità. Intanto, al primo quesito, se fare una marcia indietro rispetto quanto fatto alla Camera, cioè eliminare del tutto l’inserimento del consenso nella fattispecie la mia risposta è no. La mia risposta è che il consenso deve essere un elemento della fattispecie, l’elemento più importante”, ha sottolineato.
“Tuttavia, credo che sia importante, per evitare quelle che sono state considerate possibili strumentalizzazioni, cioè evitare che questo consenso sia un concetto non in qualche modo ancorato a nulla – ha annunciato Bongiorno – io voglio introdurre la riconoscibilità del consenso. Questa è la novità che è stata oggi da me illustrata, cioè io credo che il reato sussiste qualora non ci sia un consenso riconoscibile in base al contesto. Questa è la mia prima proposta. L’ho sottoposta un po’ a tutti, la caratteristica è fare in modo che il consenso resti centrale, ma evitare strumentalizzazioni perché dev’essere riconoscibile. Dopodiché voglio diversificare le varie fattispecie di violenza, cioè da un lato la violenza per costrizione e per minaccia, dall’altro la violenza per mancanza di consenso, con sanzioni diverse; e riempire di contenuto l’attenuante che è già prevista dei fatti di minore gravità, cioè stabilire quali sono questi fatti di minore gravità”.
“La prossima settimana – ha annunciato la presidente di commissione – abbiamo una ulteriore riunione, nell’ambito di questa riunione cercherò di capire se c’è un orientamento convergente su questi punti, è possibile che io presenti un testo con questi elementi ai quali ho fatto cenno, quindi si procede con un’ulteriore riunione per raccogliere eventuali indicazioni e poi un testo oppure un mio emendamento. Però insomma, non mi piace dire ‘mio mio mio mio’, è un lavoro della commissione, possibilmente condiviso. Può essere che alcuni di questi elementi siano condivisi altri no cercheremo ci tengo molto a questo sottolineare che non sarà un lavoro di Giulia Bongiorno contro qualcuno. Sarà un lavoro condiviso in cui ci sarà un contributo da parte di tutti, quindi non sarà un testo che deve portare un’etichetta”. Roma, 7 gen. (askanews) – A chi le ha chiesto in cosa si potrebbe sostanziare la “riconoscibilità” del consenso,, Bongiorno ha risposto: “Intanto voglio chiarire una cosa: quando è uscita la legge dalla Camera c’è chi ha detto ‘cosa significa che ci vuole il consenso, allora ci vuole un modulo per il consenso’ e ci sono state una serie di critiche e probabilmente non si sa che già ora è così. Nel senso che ora, mentre noi stiamo parlando, è già previsto, perché l’ha deciso la Cassazione, che c’è reato ogni volta che manca il consenso; quindi si trattava solo di scrivere una cosa che è già prevista. Io vorrei fare un passo in più, un passo avanti, cioè questo consenso, per evitare che poi ci sia un rapporto tra i due e magari qualcuno alla fine dice ‘no, il rapporto non era consensuale’, cercare di fare in modo che se una persona denunzia dicendo io non avevo (dato, ndr) il consenso, ma questo consenso in qualche modo doveva averlo manifestato, fatto capire”.
A giudizio della relatrice l’elemento essenziale è “che l’altra persona si possa rendere conto di quello che tu vuoi. Altrimenti il rischio è che ci possa essere un pentimento di qualcosa fatta col consenso, cioè ancorare il consenso a una riconoscibilità, è questa la secondo me la possibilità del punto di equilibrio”.
