A quasi vent’anni dal suo avvio l’iniziativa pensata per contrastare la degradazione dei suoli nel Sahel rischia di restare più un simbolo che una realtà concreta. Ma ancora non tutto è perduto
Un recente articolo di Annah Lake Zhu e Amadou Ndiaye, pubblicato il 7 ottobre 2025 su The Conversation, e uno studio correlato su ScienceDirect, riportano l’attenzione su uno dei più ambiziosi progetti ambientali globali: la Grande Muraglia Verde africana. A quasi vent’anni dal suo avvio, l’iniziativa, pensata per contrastare la degradazione dei suoli nel Sahel e per arrestare o quantomeno rallentare l’avanzata del deserto, rischia di restare più un simbolo che una realtà concreta, in particolare in Paesi chiave come il Senegal.
Secondo l’analisi citata dagli autori, nelle 36 aree del Senegal esaminate solo una ha mostrato una maggiore copertura vegetale rispetto a quanto ci si sarebbe aspettati naturalmente in assenza di interventi. Un dato che mette in discussione l’efficacia di approcci basati prevalentemente sul numero di alberi messi a dimora, senza una verifica sistematica degli esiti ecologici nel tempo.
Il messaggio centrale dello studio è chiaro: non serve più contare alberi, ma misurare risultati. L’aumento reale della vegetazione, osservabile anche tramite immagini satellitari, dovrebbe diventare il principale indicatore di successo, superando metriche simboliche e rendicontazioni formali.
Tra gli ostacoli principali emergono la complessità burocratica dei diversi Stati sub-sahariani e il grande divario tra promesse finanziarie e risorse effettivamente erogate. Tra la Cop 2015 e la Cop 2021, i Paesi occidentali si erano impegnati a mobilitare circa 20 miliardi di dollari, ma sarebbero arrivati concretamente a destinazione meno di 3 miliardi.
Un ulteriore nodo riguarda la gestione locale. Le comunità devono essere protagoniste dei processi di ripristino: la messa a dimora non è sufficiente se non si garantiscono la sopravvivenza delle piante, la protezione da siccità e pascolo e una gestione continuativa nel tempo. Come ricordano i ricercatori, immaginare il progetto come dipendente esclusivamente da finanziamenti esterni rappresenta un limite strutturale.
La Grande Muraglia Verde può ancora trasformarsi in un reale processo di rinnovamento dei paesaggi degradati, ma solo attraverso azioni misurabili, risorse realmente disponibili e una valutazione fondata sugli effetti ottenuti. Una riflessione che riguarda non solo l’Africa, ma anche molte politiche di finanziamento ambientale europee e italiane dove è molto più facile misurare cosa si è fatto piuttosto cosa si è realmente ottenuto.
Fonti per approfondire:
