“Appena ho sentito ‘articolo 531’ ho abbracciato Giuseppe (Iannaccone, ndr ), mi sono messa a piangere, singhiozzavo. Sembrava un scena da film. Sono stati due anni in cui tutte le cose che potevano andare male sono andate male, ma ho sempre pensato che ci doveva essere per forza un bel finale perché non c’era nessun elemento per parlare di una truffa”. Lo afferma, in un’intervista al Corriere della Sera, l’influencer Chiara Ferragni, parlando del suo proscioglimento per il cosiddetto Pandoro-Gate.
L’imprenditrice ha ripercorso la vicenda affermando: “eravamo all’apice del nostro successo, erano gli anni in cui ho fatto Sanremo, la serie tv, le maggiori campagne global e progetti benefici molto importanti, perché mai avremmo dovuto fare qualcosa di irregolare nell’operazione del pandoro legata a una piccola operazione benefica dalla quale non avremmo guadagnato un euro in più? Abbiamo sempre pensato che potevamo fare errori, e li abbiamo fatti, ma in buona fede. Il problema è stato non capire che anche una questione del genere potesse avere dei rischi se non gestita bene, mentre io vedevo solo come una cosa positiva il dare un macchinario a un ospedale. Sì, sono stata molto ingenua. Mi sono comunque presa tutte le responsabilità”.
Si è sentita tradita? “Quando vinci tutti vogliono salire sul tuo carro, quando hai bisogno tante persone spariscono” prosegue l’influencer. “In questi due anni – afferma ancora Ferragni – ho fatto un lavoro su me stessa pazzesco perché ho imparato a prendermi cura della mia persona e a credere ogni giorno che la verità sarebbe emersa. Io sono un’eterna positiva, cerco sempre di vedere il bello. Adesso pian piano comincerò a parlare e racconterò senza rabbia cosa sono stati questi due anni. In aula ho stretto la mano al pm Fusco. Ora sono più consapevole, più attenta e voglio essere più vera”.
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