Il processo a carico di Andrea Leombruni, che ha sparato all’orsa nel Parco d’Abruzzo, dovrà ricominciare da capo. Il giudice ha accolto un’eccezione sollevata dalla difesa, dichiarando la nullità del decreto di citazione a giudizio
Il processo per l’uccisione dell’orsa Amarena “dovrà ricominciare da capo. L’udienza fissata per il 19 gennaio nel procedimento a carico di Andrea Leombruni non si è potuta celebrare, essendo stata subito bloccata per un intoppo di natura burocratico-procedurale, che ha impedito di entrare nel merito del processo”. Nel corso dell’udienza, il giudice ha accolto un’eccezione sollevata dalla difesa, dichiarando la nullità del decreto di citazione a giudizio e disponendo la restituzione degli atti alla Procura per la loro riformulazione e nuova notifica.
La femmina di orso bruno marsicano, sottospecie endemica dell’Appennino centrale in pericolo critico di estinzione, fu uccisa nell’agosto 2023 a San Benedetto dei Marsi (Aquila) mentre si trovava insieme ai suoi due cuccioli.
Molte associazioni ambientaliste hanno reagito alla decisione inaspettata. Il Wwf, che si è costituito parte civile, ha scritto in una nota che “il giudice ha disposto che il procedimento riparta integralmente da capo, annullando di fatto quanto già svolto nelle precedenti fasi e costringendo le parti civili già costituite a presentare di nuovo l’istanza di ammissione. Un esito che assume i contorni di un ‘Gioco dell’Oca’ giudiziario”.
A quasi tre anni dai fatti, aggiunge l’associazione ambientalista, “questa situazione rende concreto e serio il rischio di prescrizione, compromettendo la possibilità di arrivare a una decisione di merito per un episodio di straordinaria gravità“.
Il Wwf esprime “profonda preoccupazione. I crimini contro gli animali selvatici continuano a scontare gravi criticità in termini di effettività della tutela e certezza della pena ed è forte il senso di impunità, anche quando si tratta dell’uccisione illegale di uno degli animali più simbolici e vulnerabili del patrimonio naturale italiano”.
Entro maggio 2026, ricorda il Wwf, “l’Italia dovrà recepire la Direttiva europea sulla tutela penale dell’ambiente che impone agli stati di rendere efficaci, proporzionate e dissuasive le misure a tutela dell’ambiente, inclusi gli animali selvatici. Wwf chiede con forza che il Governo colga questa fondamentale occasione per garantire il diritto alla giustizia, nel rispetto delle garanzie processuali ma anche della funzione costituzionale di tutela dell’ambiente e della biodiversità”.
A margine della prima udienza dibattimentale del processo per l’uccisione dell’orsa Amarena, Enpa aggiunge: “La richiesta di giustizia per Amarena, per i suoi cuccioli e per l’intera popolazione degli orsi marsicani non si arresta davanti a un rinvio per motivi procedurali. Continueremo a seguire ogni passaggio con attenzione e determinazione, come facciamo da sempre per la tutela dei plantigradi e del patrimonio naturale del nostro Paese”. Lo afferma Annamaria Procacci, responsabile fauna selvatica.
“Amarena, i suoi piccoli e tutta la popolazione degli orsi marsicani meritano giustizia – prosegue Procacci – Per questo Enpa è in prima linea, come lo è da sempre per la tutela della fauna selvatica. L’uccisione di una madre orsa, particolarmente importante per la sua prolificità e per l’attenzione nell’accudimento della prole, rappresenta un fatto di estrema gravità, anche alla luce del numero esiguo di esemplari di questa sottospecie, unica e preziosa a livello mondiale”.
Secondo l’associazione, “giustizia la meritano anche tutti quei cittadini che credono nel rispetto e nella convivenza con le altre forme di vita. Amarena era un simbolo del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, entrata nel cuore di residenti e turisti, che avevano imparato a conoscere e rispettare questi animali fondamentali per l’equilibrio degli ecosistemi”.
L’Enpa conferma infine la propria costituzione di parte civile nel procedimento, insieme ad altre 47 associazioni, ribadendo l’impegno affinché venga fatta piena luce sull’uccisione dell’orsa Amarena, “un fatto che ha colpito non solo la popolazione degli orsi marsicani, ma anche tutti coloro che credono nella tutela e nella convivenza con la fauna selvatica”.
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