Maladepurazione, a Reggio Calabria operazione contro smaltimento illecito di fanghi

Noe sequestro mala depurazione Reggio Calabria

Il Noe sequestra beni per dieci milioni alla società degli impianti di Ravagnese e Catona. L’esito dell’indagine “Panta Rei” della Procura di Reggio Calabria. Legambiente: “Si continua a compromettere l’ambiente, la salute pubblica e l’economia dei territori costieri. Serve chiarimento pubblico sugli interventi di depurazione annunciati, finanziati e mai realizzati”

In Calabria la tutela del territorio, delle coste e del mare passa spesso dall’azione delle forze dell’ordine e delle Procure. Anche per risolvere le problematiche esistenti nel sistema di depurazione. Questo testimonia, infatti, la nuova azione dei carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico di Reggio Calabria che, a fine gennaio 2026, hanno dato esecuzione a un decreto di sequestro preventivo emesso d’urgenza dal pubblico ministero nei confronti della società Idrorhegion s.c.a.r.l., affidataria della gestione dei sette impianti di depurazione delle acque reflue presenti nel comune di Reggio Calabria. Il valore complessivo dei beni mobili e immobili sottoposti a sequestro è stimato in circa dieci milioni di euro.

Un provvedimento che rientra nell’ambito dell’indagine denominata “Panta Rei”, coordinata dal Procuratore della Repubblica, Giuseppe Borrelli, e dal Procuratore aggiunto, Stefano Musolino, avviata nel corso del 2025 a seguito di segnalazioni relative a gravi anomalie operative riscontrate negli impianti di depurazione di Ravagnese e Catona. Secondo l’ipotesi accusatoria c’è stata la gestione illecita dei rifiuti prodotti dal ciclo depurativo, in particolare attraverso il deposito incontrollato in luoghi non autorizzati e lo sversamento illegale in mare di fanghi da depurazione.

Legambiente si costituirà parte civile nel procedimento giudiziario che scaturirà dall’indagine “Panta Rei”, condotta dai Noe di Reggio Calabria, che mira a fare luce su gravi criticità nella gestione del sistema di depurazione e sugli sversamenti a mare.

“Da anni denunciamo la mala gestione dei depuratori – dichiarano Anna Parretta e Daniele Cartisano, presidente di Legambiente Calabria e presidente del circolo di Legambiente Reggio Calabria – che continuano a riversare reflui non adeguatamente trattati in mare, compromettendo l’ambiente, la salute pubblica e l’economia dei territori costieri. Lo abbiamo fatto ripetutamente, anche e non solo nell’ambito delle campagne di Goletta Verde, segnalando ritardi, inefficienze e una grave mancanza di trasparenza nella gestione degli impianti. Negli ultimi anni – proseguono i due presidenti – i campionamenti effettuati in prossimità dei torrenti e dei canali in cui sfociano i depuratori hanno evidenziato valori costantemente oltre i limiti di legge, confermando come le criticità denunciate non siano episodiche ma strutturali. Una situazione che determina un inquinamento cronico delle acque, con gravi conseguenze sugli ecosistemi marini e costieri, sulla biodiversità e sulla salute dei cittadini. Alla luce della recente indagine giudiziaria – continuano Parretta e Cartisano – riteniamo non più rinviabile un chiarimento pubblico sullo stato degli interventi annunciati e finanziati. Già lo scorso 19 agosto avevamo formalmente richiesto un incontro al commissario, senza ricevere alcun riscontro, per ottenere informazioni sullo stato di avanzamento dei lavori e sull’utilizzo delle risorse disponibili. L’11 agosto 2025 è stato pubblicato il bando di gara per il depuratore di Gallico, per un importo complessivo di 19.851.983,65 euro, un investimento rilevante che avrebbe dovuto finalmente risolvere criticità storiche dell’impianto. Tuttavia, ad oggi, non è chiaro a che punto siano i lavori né quali siano i tempi reali di realizzazione. Che fine hanno fatto i fondi restanti? Oltre all’impianto di Gallico, infatti, risultavano risorse destinate agli altri depuratori della città di Reggio Calabria per un totale di 102.996.694,51 euro. Dove sono finiti questi soldi e come sono stati impiegati – o non impiegati – fino ad oggi?. La costituzione di parte civile – concludono i rappresentanti di Legambiente – è un atto dovuto verso la città e verso l’ambiente, ma la trasparenza amministrativa sull’utilizzo dei fondi pubblici e sull’avanzamento dei lavori è un obbligo immediato, a cui le istituzioni preposte non possono più sottrarsi”.