Gratteri incendia campagna referendum, centrodestra all’attacco

Roma, 12 feb. (askanews) – A poche ore dal video del Pd – poi ritirato – che ha “utilizzato” gli azzurri del curling per uno spot in favore del ‘No’ al referendum sulla riforma della magistratura, scatenando le proteste anche del Coni, ci ha pensato Nicola Gratteri ad infuocare nuovamente il dibattito in vista del voto del 22-23 marzo prossimi.

In un’intervista video al ‘Corriere della Calabria’, il procuratore della Repubblica di Napoli ha affermato – tra l’altro – che “votano ‘Sì’ gli indagati, gli imputati, la massoneria deviata e tutti i centri di potere che non avrebbero vita facile con una giustizia efficiente”.

Le parole di Gratteri hanno provocato l’indignazione da parte dei parlamentari della maggioranza che sostengono il provvedimento voluto dal governo Meloni. A cominciare dal presidente del Senato, Ignazio La Russa, che si è detto “basito dalla grave dichiarazione rilasciata” da Gratteri. “La sua affermazione oltre ad essere priva di verità, offende milioni di cittadini che non voteranno come lui”, ha sottolineato La Russa.

Sulla stessa lunghezza d’onda il vicepremier e segretario nazionale di Forza Italia, Antonio Tajani, che parla di “attacco alla libertà e alla democrazia che offende milioni di italiani”. Maurizio Lupi (Noi moderati) stigmatizza le “parole dal sen fuggite” di cui “dovrebbe scusarsi”.

Per il viceministro della Giustizia, Francesco Paolo Sisto (Fi), “dividere gli italiani tra persone ‘per bene’ e presunti delinquenti sulla base della loro scelta al referendum è un atto di delegittimazione grave e inaccettabile”.

Parole di fuoco da parte del capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera dei deputati, Galeazzo Bignami che ha definito “indegne” le affermazioni di Gratteri. “Mi auguro che le Istituzioni, la magistratura, il Comitato per il ‘No’ e le altre forze politiche condannino e prendano le distanze da questa assurda criminalizzazione di chi la pensa diversamente”, ha aggiunto Bignami.

Sulla questione interviene anche l’Unione Camere Penali, secondo cui quello di Gratteri “è un insulto. Riduce milioni di cittadini a una categoria di sospetti e li dipinge come moralmente indegni solo per la loro scelta di voto. Qui si è oltrepassato il limite. Un magistrato, per il ruolo che ricopre non può permettersi parole che dividono, diffamano e deformano la realtà. Non è libertà di espressione: è delegittimazione del pluralismo. E quando simili esternazioni provengono da chi amministra la giustizia, il danno non è personale ma istituzionale, perché incrina la credibilità dell’intera magistratura”.

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