La nostra vita a rischio su 1 milione 600 mila auto

Riceviamo e pubblichiamo questo interessante articolo scritto da Pierluigi Franz riguardante il caso degli airbag giapponesi Takata:

Allarme rosso!!! In Italia si rischia la vita a bordo di 1 milione 600 mila vecchie auto equipaggiate con i pericolosissimi airbag della ditta giapponese Takata, dichiarata fallita nel 2017. Pochi giorni fa il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha lanciato una campagna di richiamo di sicurezza nazionale senza precedenti per il vasto numero di destinatari interessati.

Riguarda numerosi modelli di vetture costruite fino al 2019 da trenta diverse case automobilistiche di tutto il mondo che hanno ora l’obbligo di sostituire gratis gli airbag Takata perché in caso di urto frontale possono paradossalmente esplodere, mettendo in pericolo gli ignari conducenti e i passeggeri, anziché proteggerli. Per il bene di tutti è, però, indispensabile che siano informati subito uno ad uno i proprietari delle auto fuori norma.

Infatti, la ditta produttrice Takata, proprio per abbattere i costi di produzione, aveva scelto una sostanza chimica diversa dal tetrazolo utilizzato fino a quel momento dalle altre aziende. Le bombolette di gonfiaggio degli airbag della casa giapponese funzionano con il nitrato di ammonio, più economico e facilmente reperibile (è utilizzato anche nei fertilizzanti e nei pacchetti di ghiaccio istantaneo), ma estremamente instabile.

In particolari condizioni di caldo e umidità, in mancanza di agenti essiccanti, può esplodere violentemente, con conseguenze anche gravissime. Le quantità di sostanza presenti negli airbag, in una versione stabilizzata denominata Psan, sono infinitamente più piccole, ma i frammenti metallici che possono staccarsi dalla bomboletta sono in grado anche di uccidere, per la velocità (i dati Nhtsa, l’ente statunitense per la sicurezza stradale parlano di oltre 300 km/h) e la violenza con cui colpiscono conducenti e passeggeri delle auto, provocandone anche la morte. Solo negli Stati Uniti si sono registrati 27 morti e oltre 400 feriti.

In Italia, secondo fonti non confermate ufficialmente, si conterebbero finora almeno una quindicina di feriti e anche una vittima, come riporta il Corriere della Sera del 23 luglio 2024.

Si tratta della 24enne calabrese Martina Guzzi, studentessa di Lettere, deceduta il 28 maggio 2024 a Catanzaro in uno scontro frontale a bordo di una Citroen C3 guidata dal fidanzato. Nella loro relazione al sostituto procuratore della Repubblica di Catanzaro, Saverio Sapia, i due consulenti della Procura – la dottoressa Isabella Aquila, direttore della Scuola di specializzazione di Medicina Legale, e l’ingegner Roberto Arcadia, dell’Ufficio della Motorizzazione civile – hanno scritto: “Dal punto di vista medico legale si può concludere che la sua morte sia in nesso di causalità diretta con un malfunzionamento del sistema di detonazione dell’airbag che, a seguito dell’urto, proiettava ad alta energia cinetica un corpo metallico con modalità di urto e lesività assimilabili a ferita d’arma da fuoco”.

Ora, grazie alla pubblicazione il 4 febbraio scorso dell’elenco completo delle case automobilistiche costruttrici interessate alla sostituzione dell’airbag Takata (alcune di esse anche per più modelli di vetture), si dà la possibilità a 1 milione 600 mila ignari proprietari di altrettante auto oggi fuori norma in Italia di poter verificare in pochi secondi se la propria vettura sia equipaggiata – oppure no – con gli airbag Takata. Poiché nel libretto di circolazione non è indicato il nominativo del fabbricante dell’airbag, basta solo ricopiare le 17 tra lettere e numeri del telaio risultanti nella “Voce E” nella parte destra in alto del libretto di circolazione ed avere subito online la risposta positiva o negativa. Ma in caso positivo l’auto non può più circolare fino a sostituzione gratuita in un’officina autorizzata dalla casa automobilistica costruttrice. Altrimenti scatterebbero pesanti sanzioni amministrative per migliaia di euro previste dal Codice della strada.

In coda all’articolo pubblichiamo l’elenco delle marche interessate al richiamo, ma nonostante questo utilissimo e pratico elenco reso noto dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, resta da risolvere al più presto un delicatissimo problema: quello che vengano realmente informati uno ad uno i proprietari di altrettante vetture immatricolate in Italia che hanno ancora a bordo l’airbag Takata fuori norma e che oggi ignorano del tutto i gravissimi pericoli che stanno correndo a loro totale insaputa.

Appare, quindi, prioritario che vengano informati immediatamente senza ulteriori ritardi burocratici tutti i Centri di revisione autovetture autorizzati in ciascuna provincia italiana in modo che venga comunque riscontrata in occasione delle periodiche revisioni obbligatorie dei veicoli l’eventuale presenza di airbag difettosi anche per quelle auto di proprietà di automobilisti che non abbiano ancora ricevuto alcuna diffida a non circolare.
È necessaria una capillare informazione da parte di tutti i media (agenzie di stampa, quotidiani, periodici, radio, tv, online, social e influencer compresi) attraverso il rilancio di ripetuti comunicati stampa gratuiti “Pubblicità Progresso” da parte non solo del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, ma anche della Presidenza del Consiglio, del Ministero dell’Interno, del Ministero della Salute e del Ministero della Protezione Civile.

Ed ancora dell’Agcom e della Rai, quale Servizio Pubblico di informazione, su questa straordinaria campagna di richiamo dei veicoli dei Costruttori indicati, coinvolgendo auspicabilmente l’Arma dei Carabinieri, la Polizia di Stato, la Polizia Stradale, la Guardia di Finanza, la Polizia municipale di ogni Comune e, persino, le Capitanerie di Porto per i controlli al momento dell’imbarco delle auto sui traghetti per le isole oltre, infine, all’Aci – Automobile Club d’Italia – e al P.R.A. – Pubblico Registro Automobilistico. Si ricorda, infatti, che fino a pochi giorni fa era in corso una campagna di richiamo ministeriale, ma limitata, stranamente, solo ai modelli C3 e DS3 della Citroen (Gruppo Psa-Stellantis).

Airbag Takata
La nostra vita a rischio su 1 milione 600 mila auto

Nei confronti della casa automobilistica francese sono, peraltro, in corso da circa 2 anni una serie di vertenze civili davanti al Tribunale e alla Corte d’Appello di Torino, promosse da singoli consumatori, e class action di primarie associazioni del panorama consumeristico nazionale (Altroconsumo, Movimento Consumatori, Codacons, Adusbef, Adiconsum, U.Di.Con. e Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi) che sono state ammesse dalla magistratura piemontese per l’omessa, tardiva e inadeguata gestione della campagna di richiamo relativa agli airbag Takata, montati su veicoli Citroën C3 e DS3 immatricolati tra il 2009 e il 2019.

D’altronde si rammenta che, dal momento in cui l’ignaro proprietario di un’auto dotata ancora di airbag Takata riceve formalmente la notifica della comunicazione di un’azione di richiamo, la sua vettura di fatto non potrebbe più circolare. Da un lato scatterebbero, infatti, le pesantissime sanzioni amministrative previste dal Codice della Strada dopo le sue ultime modifiche approvate dal Parlamento e, dall’altro, quest’auto rischierebbe anche di non essere più assicurata per la responsabilità civile in caso di incidente, né per gli eventuali danni fisici riportati dal conducente, dai passeggeri e dai terzi, né tantomeno per i danni a cose.

Questo perché le varie compagnie assicurative potrebbero rifiutarsi di provvedere all’indennizzo opponendo in giudizio la mancata sostituzione del difettoso airbag Takata che, da indispensabile accessorio creato per salvare vite umane, si è paradossalmente tramutato, invece, in uno strumento di possibile morte. Ad oggi vi è una sola certezza: il costo della sostituzione dell’airbag Takata non grava sui proprietari di auto, ma sulle case costruttrici. Ma non basta dire che la sua sostituzione è gratuita.

Purtroppo, però, restano al momento irrisolti altri seri problemi pratici dei quali non si parla nel prospetto sintetico allegato al comunicato ministeriale predisposto a colori dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e intitolato “Flusso airbag Takata”. Oggi, infatti, ogni proprietario di vetture richiamate ha diritto di sapere con certezza:

1) in quanto tempo potrà essere sostituito l’airbag dalla casa costruttrice della sua vettura. Infatti, dovendosi sostituire in Italia ben 1.600.000 airbag Takata in altrettante vetture sembra assurdo che vengano fissati appuntamenti in officina addirittura distanza di mesi senza tener conto che il fallimento in Giappone della ditta Takata è avvenuto 9 anni fa e vi è stato, quindi, tutto il tempo per organizzare questo indispensabile intervento;

2) se, come richiesto dalle associazioni dei consumatori nelle varie class action ammesse dalla magistratura di Torino, le Case costruttrici pagheranno – o no – per ogni auto con airbag Takata un risarcimento da danno non patrimoniale e se metteranno – o no – a disposizione un’auto sostitutiva o se, invece, rimborseranno – o no – almeno il costo giornaliero di un’auto appositamente presa a noleggio.

Tra le richieste avanzate alla magistratura dalle associazioni per tutelare i diritti dei consumatori era stato proposto:

A) per ogni proprietario di un’auto con airbag difettoso un risarcimento per danni non patrimoniali di 1.500 euro;

B) la messa a disposizione di un’auto sostitutiva per tutta la durata del mancato utilizzo dell’auto di proprietà o in alternativa un indennizzo di 17,24 euro al giorno per ogni giorno di ritardo nella sostituzione, pari al costo medio di noleggio di un’auto di piccola taglia (fino a 517,20 euro al mese).
Per la cronaca, due mesi fa il Tribunale di Torino, accogliendo una diversa class action inibitoria del Movimento Consumatori sul caso degli airbag Takata installati su diversi modelli Opel messi in commercio tra il 2003 e il 2018 (Astra H, Vectra C, Meriva B, Cascada A, Mokka A, Signum A e Zafira C), ha stabilito che le società del gruppo Stellantis dovranno ordinare lo stop drive per i veicoli Opel con traino gratuito dei veicoli interessati e garantire gratuitamente un’auto sostitutiva o un voucher per il car sharing entro 7 giorni dalla richiesta e fino alla sostituzione dell’airbag difettoso.

Sei mesi fa, invece, la Corte d’Appello civile di Torino, occupandosi del reclamo presentato da Psa Italia (gruppo Stellantis) contro l’ordinanza del Tribunale di Torino, che aveva imposto alla Casa automobilistica di adottare misure urgenti per la sostituzione degli airbag difettosi installati su circa 190.000 veicoli Citroën C3 e DS3 prodotti tra il 2009 e il 2019, ha ribadito che Stellantis doveva:

– 1) individuare tutti i proprietari delle vetture coinvolte e contattarli per garantire l’intervento di sostituzione degli airbag;

– 2) completare entro il 31 gennaio 2025 la riparazione dei veicoli già registrati nel sistema di controllo;

– 3) offrire gratuitamente un’auto sostitutiva o un voucher di car-sharing agli automobilisti impossibilitati a utilizzare il proprio veicolo;

– 4) pubblicare avvisi su quotidiani e siti web per informare i consumatori sulla pericolosità degli airbag difettosi e sulla necessità di riparazione;

– 5) rispettare le sanzioni economiche stabilite dal Tribunale in caso di ritardi o inadempienze.

In conclusione, da quanto sopra esposto e dall’esame di notizie pubblicate online negli ultimi 10 anni, emerge in tutta evidenza come sia stato, purtroppo, a lungo sottovalutato il fenomeno e che sia, invece, imprescindibile e prioritario trovare con saggezza, ragionevolezza, equità ed equilibrio nel più breve tempo la migliore soluzione possibile del delicatissimo e complesso problema con reciproca soddisfazione sia dei proprietari delle auto con airbag difettoso Takata, sia delle case costruttrici. Difatti, l’unico vero obiettivo deve essere quello di tutelare la vita e la sicurezza dei cittadini. Ne va della salute di tutti.

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