Un simbolo iconico della costa pugliese non esiste più. L’imponente arco naturale dei faraglioni di Torre Sant’Andrea, nel territorio di Melendugno, conosciuto come “arco dell’amore”, si è sgretolato in mare nelle scorse ore, probabilmente a causa dell’ondata di maltempo che ha colpito il sud della Puglia. Il crollo è avvenuto proprio nella notte di San Valentino, cancellando uno degli scenari naturali più fotografati del Salento, spesso scelto da coppie e turisti come sfondo romantico per ricordi indimenticabili.
Da anni la costa salentina è interessata da fenomeni di erosione: sul versante adriatico, caratterizzato da falesie alte e rocciose, si registrano crolli sempre più frequenti, mentre sul lato ionico le mareggiate erodono le spiagge arrivando talvolta a lambire le abitazioni. Il presidente della Regione Antonio Decaro ha spiegato: “Abbiamo disposto dei sopralluoghi insieme all’amministrazione comunale – ha detto il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro – Ci sono delle risorse per il dissesto: sono già arrivate ad alcune comunità. L’impegno è quello di trovarne altre nei prossimi mesi da mettere a disposizione dei comuni per cercare di tutelare la costa, ma anche altre zone della nostra regione che sono soggette a fenomeni di frane”.
L’allarme sul Gargano dopo il crollo
Il cedimento dell’arco salentino ha riacceso i timori anche sul promontorio del Gargano, in particolare a Mattinata, dove si trova l’arco di Diomede, nei pressi della Baia delle Zagare. A lanciare l’allarme è l’associazione Italia Nostra, secondo cui la struttura sarebbe ormai fortemente compromessa.

“Il pilone si assottiglia, l’arco di Diomede è a rischio crollo imminente”, avverte il direttivo, sottolineando la necessità di un confronto pubblico sul futuro dei faraglioni: salvarli con interventi di consolidamento oppure lasciarli al naturale processo geologico. L’associazione parla apertamente di pericolo concreto e invita le istituzioni a non ignorare il problema.
Erosione e futuro dei simboli naturali
Secondo Italia Nostra, i segnali di rischio erano già emersi durante i rilievi del 2022 per il consolidamento della falesia: “Già durante i rilievi per il consolidamento della falesia del 2022, è emerso che il pilone portante del faraglione di Baia delle Zagare risulta paurosamente assottigliato. I dati parlano chiaro: l’erosione alla base ha raggiunto livelli critici. Il rischio di un crollo imminente non è un’ipotesi pessimistica, ma una realtà geologica documentata”.
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