Schlein e la “tranquillità”: gente vuole questo, alternativa dove non c’è

Firenze, 21 feb. (askanews) – Due giorni di ascolto “democratico” a Firenze, con l’operaio della Beko che racconta in due parole cosa sia una comunità (“il circolo Arci di Sovicille ci portava il pranzo quando facevamo i presidi davanti ai cancelli della fabbrica”), con l’anziano che “compra la pasta che cuoce più in fretta per risparmiare gas”, con la mamma a partita Iva e con un signore che dalla platea del teatro Niccolini, dopo quaranta minuti di intervento di Elly Schlein, urla: “E la pace?”.

“L’Italia che riparte”, il viaggio del Pd nel paese, che, come spiega la segretaria, vuole tenere insieme la campagna per il No al referendum sulla riforma della giustizia e l’ascolto del Paese, fa tappa a Firenze, a pochi passi dal Duomo. A questo popolo, che si ritrova per due giorni – per la verità in numeri piuttosto modesti, soprattutto nella prima giornata, al teatro Niccolini – Schlein promette un paese dove la parola “tranquillità” torni ad essere possibile. E’ un’idea di futuro che va al di là delle prese di posizione della giornata politica, dal capitolo dazi e dall’accusa alla premier Giorgia Meloni di “subalternità” a Trump al no a certe proposte della destra come la “schedatura” delle scuole “di sinistra” (“no alla caccia alle streghe e alle liste di proscrizione” urla la segretaria), chiesta con una mozione di Fratelli d’Italia a Bagno a Ripoli, alle porte di Firenze.

“Le persone chiedono tranquillità, tranquillità, è una parola che non abbiamo detto tanto nella nostra storia”, spiega Schlein chiudendo il suo intervento, ma le persone vogliono questo, la tranquillità, “vogliono un lavoro dignitoso, tranquillità; vogliono la certezza del diritto, tranquillità; vogliono un fisco giusto e servizi pubblici che funzionano, tranquillità; vogliono un modo più semplice per avviare e fare impresa, tranquillità; quello che noi vogliamo portare nella vita degli italiani è questa tranquillità”. Insomma, se si potesse fare una citazione – una citazione che a sinistra fa sempre scattare qualcosa – ci vorrebbe “un paese normale” (copyright Massimo D’Alema).

Per costruire questo paese non ci può essere rassegnazione, avverte Schlein. “Non ci rassegniamo a un mondo in cui le Big Tech americane pagano meno tasse di un’impresa artigiana, non ci rassegniamo a un mondo in cui il problema è mettere i giudici sotto il controllo del governo” che, contemporaneamente, dice no al salario minimo – proposta di tutte le opposizioni che Schlein rilancia anche da Firenze -, un governo che “dopo sette mesi di attesa presenta un decreto bollette” insufficiente e che si nutre di “slogan” che puntano “a spaventare le persone senza offrire soluzioni”. Di slogan Schlein ricorda quello di Margharet Thatcher (“There is no alternative”) per dire che, invece, “il lavoro della sinistra è costruire l’alternativa, anche dove sembra mancare”. Per farlo, insiste il presidente Dem Stefano Bonaccini, “non serve parlare male da mattina a sera della Meloni” ma nemmeno “un programma di 4mila pagine, tutte scritte bene, che non legge nessuno”, meglio ripartire “dal lavoro, dalle politiche industriali”. Perchè, poi, chiosa l’ex ministro del Lavoro Andrea Orlando: “Quanto è che non si parla più di classe operaia? E un partito che vuole essere popolare deve essere anche operaio” come ha detto “il compagno di Piombino”.

[Bonaccini: “No a un programma di 4mila pagine”. Orlando: ‘Da quanto non parliamo più di classe operaia?’|PN_20260221_00068|in02|https://askanews.it/wp-content/uploads/2026/02/20260221_175944_57FF3F32.jpg|21/02/2026 17:59:52|Schlein e la “tranquillità”: gente vuole questo, alternativa dove non c’è|Pd|Politica]