Rigassificatore a Taranto, chiesti al Mase atti mancanti e proroga per osservazioni

Il progetto è in fase di Via al mase. Critiche le associazioni. Legambiente: “il rischio tornado non è marginale”.  Wwf: “Chiamare decarbonizzazione la sostituzione del carbone con il gas significa spostare il problema”

Sta facendo discutere il progetto del rigassificatore a Taranto, al molo Polisettoriale, che sarebbe capace di trattare 12 miliardi di metri cubi di gas all’anno, proposto dalla Terminale di Rigassificazione Gnl Taranto Srl e attualmente in Valutazione di impatto ambientale al ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica.
“Non si può considerare marginale il rischio di un tornado devastante in un’area già ad alta concentrazione industriale”. Così Legambiente Taranto interviene sul progetto previsto, contestando le valutazioni contenute nella documentazione depositata al Ministero dell’Ambiente. Negli atti ufficiali si legge che “si ritiene che il contributo degli eventi di tipo tornado al rischio complessivo del Terminale possa essere considerato marginale”.
L’associazione richiama però il precedente del 28 novembre 2012, quando un tornado classificato F3 nella scala Fujita, con venti tra 254 e 332 chilometri orari, provocò “un morto, 40 feriti e danni gravissimi tra Statte e lo stabilimento siderurgico“.

“Le conseguenze avrebbero potuto essere ancora più pesanti”, sottolinea Legambiente, evidenziando come “il cambiamento climatico stia intensificando frequenza e violenza degli eventi estremi“. Nel 2025 in Italia si sono registrati 376 eventi meteo estremi, il 5,9% in più rispetto al 2024, di cui 86 con danni da vento.

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“Un nuovo tornado non si può escludere e potrebbe avere effetti ancora più gravi, specie in presenza di impianti a rischio di incidente rilevante”, avverte l’associazione, paventando un possibile “effetto domino” nell’area dove insistono altri stabilimenti industriali. Nel mirino anche i profili di sicurezza legati al Gnl. Legambiente cita il rapporto ‘Explosive Truths‘ (pdf) di Equal Routes per Greenpeace Germania, che analizza 104 incidenti tra il 1944 e il 2024: “Le perdite rappresentano il 22% dei casi, gli incendi il 20%, mentre le esplosioni il 16%”.

Secondo lo studio, “le esplosioni di nubi di vapore potrebbero avere un impatto 15-20 volte superiore alle stime ufficiali”. Per questo, conclude Legambiente Taranto, “è indispensabile un esame approfondito dei rischi”. L’associazione ha chiesto al Mase la pubblicazione dei 31 allegati al Rapporto preliminare di sicurezza, non disponibili online, e “la proroga dei termini per le osservazioni, fissati al 4 marzo, facendoli decorrere dalla pubblicazione degli atti mancanti”.

Anche il Wwf boccia il progetto del rigassificatore a Taranto. “Un’opera inutile, dannosa e scollegata dai reali bisogni del territorio e del Paese” ha commentato l’associazione. Non risponde ad alcuna reale esigenza di sicurezza energetica nazionale”, sostiene l’associazione, contestando la definizione di opera “strategica”. I consumi di gas in Italia, ricorda il Wwf citando dati Mase, sono scesi da 76,4 miliardi di metri cubi nel 2021 a 62,2 nel 2024 e potrebbero calare verso quota 50 miliardi al 2030. A fronte di ciò, “la capacità di approvvigionamento supera già gli 83 miliardi di metri cubi”, anche senza nuove infrastrutture.
Un nuovo impianto da 12 miliardi di Smü l’anno (standard metro cubo), sostiene il Wwf, “aumenta una sovraccapacità già evidente”, espone al rischio di “stranded asset” e “accresce la dipendenza energetica”, trattandosi di gas importato. L’associazione contesta anche il collegamento con la decarbonizzazione dell’ex Ilva: “Chiamare decarbonizzazione la sostituzione del carbone con il gas significa spostare il problema”, poiché il metano ha un potere climalterante “fino a 83 volte superiore alla CO₂ nel breve periodo”.
Secondo i documenti, riferisce l’associazione, solo 3,5 miliardi di Smü sarebbero destinati all’acciaieria, mentre oltre 8 miliardi finirebbero nella rete nazionale. “Un impianto gigantesco per un uso marginale locale” conclude il Wwf, chiedendo al governo di “fermare questo progetto” e di “abbandonare la retorica della sicurezza energetica”, aprendo “una vera stagione di riconversione industriale per Taranto, fondata su salute, lavoro e clima”.

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