“Sono stato io a versare il ghiaccio nel box dove era contenuto il cuore, ma abbiamo solo eseguito le direttive dell’equipe di Napoli”. È quanto ha messo a verbale l’operatore sanitario dell’ospedale di Bolzano davanti agli inquirenti che si stanno occupando della vicenda di Domenico, il bambino di 2 anni e 4 mesi morto all’ospedale Monaldi di Napoli dopo aver ricevuto con un trapianto un cuore danneggiato.
Come racconta il quotidiano Alto Adige, secondo quanto detto dall’operatore, dopo l’espianto la chirurga “si è rivolta a me chiedendomi: ‘mi serve un contenitore di plastica’. Intendeva un contenitore per il cuore. Io le ho risposto che non ne avevamo. Poi le ho fatto vedere i barattoli di istologia, dove mettiamo i pezzi anatomici”. Si tratta di contenitori in plastica non sterili. “Ha detto che andava bene, così gliel’ho dato”, ha affermato l’infermiere.
Poi sarebbe arrivata la richiesta del ghiaccio. “Ad un certo punto – dice l’oss – sono stato avvisato in sala che il ghiaccio era pronto. Sono uscito in presala operatoria, ho preso la scatola di polistirolo col ghiaccio, sono rientrato, l’ho mostrato alla chirurga di Napoli, e le ho detto ‘questo abbiamo’. Le ho chiesto se andasse bene e lei ha detto di sì”, riporta ancora il giornale Alto Adige. L’equipe di Napoli – sempre secondo l’oss – aveva un contenitore per il trasporto dell’organo “come quelli per il campeggio”. Dentro il ghiaccio al suo interno era semi sciolto. “Nella mia esperienza ci sono stati casi – ha detto l’infermiere bolzanino agli inquirenti – in cui l’intervento chirurgico veniva fermato o si posticipava se non si ha tutta l’attrezzatura pronta o le condizioni ottimali, anche per interventi programmati”. Nel frattempo, riporta il giornale, il coordinatore dell’officina sarebbe stato spostato a un altro incarico all’interno dell’ospedale di Bolzano.

Nel suo racconto l’infermiere di Bolzano parla anche della vicenda del ghiaccio rabboccato nel box frigo, ritenuto ormai fuori dalle linee guida, giunto da Napoli, uno dei punti cruciali della triste vicenda del piccolo Domenico Caliendo. Nel verbale l’oss dice agli inquirenti che la chirurga giunta da Napoli gli ha chiesto del ghiaccio ricevendo una risposta negativa: “Non abbiamo ghiaccio, ma possiamo chiedere del ghiaccio, organizzarlo dall’ufficio”, ha risposto l’uomo alla dottoressa. La richiesta giunge all’ufficio del coordinatore e poco dopo all’infermiere viene fatto sapere che il ghiaccio era pronto: “Sono uscito in presala operatoria, ho preso la scatola di polistirolo col ghiaccio, sono rientrato in sala operatoria, gliel’ho mostrato alla chirurga di Napoli, e le ho detto ‘questo abbiamo’”. “Le ho chiesto se andasse bene il ghiaccio”, dice ancora l’infermiere, e la dottoressa gli avrebbe risposto di sì.
Il ghiaccio viene sistemato attorno al contenitore istologico non sterile contenente il muscolo cardiaco, a sua volta posizionato nel box frigo “che all’interno aveva già del ghiaccio semi sciolto”, dichiara ancora l’ uomo il quale sottolinea anche che si trattava di un contenitore “di colore bianco e blu e di plastica rigida e somigliava ad uno di quelli per il campeggio”. “Abbiamo chiesto alla chirurga se andasse bene il riempimento del box frigo e lei ha detto di si”, racconta l’oss.
La chirurga di Napoli a questo punto ha chiuso il box refrigerato: “Mi ha chiesto se potessi portarlo io, le ho risposto di no che non era mia responsabilità”. La chirurga, a questo punto, dopo avere preso il contenitore – viene sottolineato di vecchio tipo e senza termometro – “con il suo collega di Napoli sono andati via”.
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