Roma, 12 mar. (askanews) – All’indomani dell’appello al dialogo rivolto ieri in Parlamento alle opposizioni e naufragato nella stessa giornata tra rinfacci e accuse incrociate, la premier Giorgia Meloni telefona ai leader di tutti i partiti dell’opposizione e offre un tavolo di confronto permanente sulla crisi che da ieri sera ha visto salire il livello di preoccupazione nel governo dopo l’attacco subito dai militari italiani in missione a Erbil, nel Kurdistan iracheno.
La proposta della presidente del Consiglio ricalca quella avanzata ieri nella replica in aula al Senato: un tavolo a Palazzo Chigi per “affrontare questa stagione confrontandomi con le opposizioni tutte le volte che sarà necessario, anche per le vie brevi”. Ma non tutti si sono detti favorevoli. Il leader M5s, Giuseppe Conte, filtra da ambienti di governo, non ha dato la propria disponibilità. A Meloni basta il suo no per trarre la conclusione che senza la volontà unanime a sedersi un tavolo istituzionale non si può aprire. Resta comunque l’assicurazione da parte della premier a tenere tutti “costantemente informati” ed “aggiornati” sulla situazione.
Il giro di telefonate, terminato con quella a Riccardo Magi di Più Europa, a sera, dopo il comizio sul referendum al Teatro Parenti di Milano, segue la dichiarazione rilasciata da Meloni questa mattina in risposta a un intervento radiofonico della segretaria del Pd, Elly Schlein, che ha sottolineato come l’appello di ieri alla coesione fosse arrivato in ritardo e durato poco. “Il mio è stato un appello al dialogo sincero e pubblico, a fronte del quale l’opposizione ha risposto con accuse, ironie e perfino insulti personali. I toni che io ho utilizzato nella replica, invece, sono rimasti rispettosi”, le parole della premier che riprendendo quelle della leader dei dem assicura: “Nessuna clava, nessuna mancanza di rispetto, nessun insulto. A dimostrazione di quello che dico il mio invito restava valido”.
Il canale aperto con le opposizioni tuttavia non allevia la contrapposizione sul referendum. I toni della premier alla prima e unica uscita pubblica all’evento Fdi a Milano sono duri. “Oggi c’è il controllo della politica sulla magistratura, e la riforma serve anche ad eliminare quel controllo. Per questo molti sostenitori del No non dicono la verità, perche loro vogliono controllare la magistratura, per questo difendono lo status quo con le unghie e con i denti”, attacca.
