La Voce di Hind Rajab, il cast salta gli Oscar 2026 a causa del governo USA (ed è già aspra polemica sui social)

Esiste un paradosso più stridente di questo: il tuo film è candidato come miglior film internazionale agli Oscar, la vetrina cinematografica più importante del pianeta, ma tu non puoi varcare la soglia degli Stati Uniti per assistere alla cerimonia. Non per una scelta personale, non per impegni di calendario. Semplicemente perché il tuo passaporto porta scritto Palestina, come riportato da Esquire.

È la realtà che sta vivendo Motaz Malhees, uno dei protagonisti de La voce di Hind Rajab, il film diretto dalla regista tunisina che ha conquistato il Leone d’Argento all’82ª Mostra del Cinema di Venezia e che ora compete nella categoria più prestigiosa della notte degli Oscar, in programma domenica 15 marzo al Dolby Theatre di Los Angeles. Malhees non ci sarà. Come non ci sarà nessun altro membro del cast che detenga un passaporto palestinese, a causa dello stop ai visti per i cittadini palestinesi voluto dall’amministrazione Trump.

La denuncia è arrivata direttamente dall’attore attraverso i suoi canali social. Una storia su Instagram e un post su Facebook che trasudano dignità e amarezza in parti uguali: “Non mi è permesso entrare negli Stati Uniti perché sono un cittadino palestinese. Fa male ma questa è la verità“. Parole che pesano come macigni, soprattutto se lette alla vigilia di una cerimonia che celebra l’arte cinematografica come linguaggio universale, capace di superare confini e barriere.

una scena di the voice of hind rajab
Una scena di The voice of Hind Rajab – ©Plan B Entertainment

Ma Malhees non si arrende al vittimismo. La sua risposta alle restrizioni americane è un manifesto di resistenza culturale: “Puoi bloccare un passaporto, non una voce. Sono palestinese e resto in piedi con orgoglio e dignità. Sarò lì con lo spirito. La nostra storia è più grande di ogni ostacolo e verrà ascoltata“. Una frase destinata a risuonare ben oltre i confini di Instagram, un grido che trasforma l’esclusione in attestazione di presenza.

La voce di Hind Rajab non è un film qualunque. È un’opera che riporta lo spettatore al 29 gennaio 2024, quando i volontari della Mezzaluna Rossa palestinese ricevettero una telefonata che nessun operatore vorrebbe mai ricevere. Dall’altra parte della linea c’era una bambina di sei anni, Hind Rajab, intrappolata in un’auto sotto attacco a Gaza. La sua voce tremante implorava aiuto mentre i soccorritori cercavano disperatamente di coordinare l’arrivo di un’ambulanza, tenendola al telefono il più a lungo possibile.

Il caso di Malhees e del cast de La voce di Hind Rajab diventa così un simbolo di contraddizioni più ampie. Un reminder del fatto che l’arte, per quanto universale nelle sue aspirazioni, si scontra sempre con la concretezza dei confini, delle leggi, delle politiche migratorie. E che dietro ogni passaporto negato c’è una persona, una storia, una voce che merita di essere ascoltata.

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