Ben 80 affondamenti tra il 1979 e il 2000. Per la prima volta nella sede del Parlamento europeo con gli interventi di Europol, Interpol, associazioni e ricercatori. Legambiente: “Chiediamo azioni concrete, con mappature e monitoraggi scientifici, indagini, collaborazione tra istituzioni”
Gli affondamenti di navi mercantili nel Mediterraneo, le cosiddette “navi a perdere”, di cui si sospetta il coinvolgimento nel trasporto e nello smaltimento illegale di rifiuti, anche radioattivi, rappresentano un fenomeno che richiede un forte impegno di tutte le istituzioni, italiane ed europee, per l’accertamento della verità. Un impegno indispensabile anche per scongiurare eventuali gravi rischi d’inquinamento ambientale. Al centro, in Italia, di indagini avviate nel 1994, grazie a un esposto presentato da Legambiente, e delle attività della Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo illegale dei rifiuti, l’utilizzo delle “navi a perdere” interessa diverse aree del Mare Nostrum: 23 gli affondamenti registrati tra il 1987 e il 1993 al largo delle coste calabresi, 80 quelli mappati da Legambiente tra il 1979 e il 2000. E oggi sono ancora troppi gli interrogativi senza risposta sulle connessioni con i traffici illegali di rifiuti che hanno attraversato il Mediterraneo su cui fare chiarezza.
Su questo tema si è svolta per la prima volta nel Parlamento europeo un’importante iniziativa, “Ships of shame and poison ships – The role of the European Union in investigating hazardous and radioactive waste in the Mediterranean”, promossa dall’eurodeputato Sandro Ruotolo in collaborazione con Legambiente.
Legambiente è da tempo impegnata su questo fronte e, in particolare, nel mantenere viva l’attenzione sul caso di Natale De Grazia, il capitano di fregata morto in circostanze sospette nel 1995 mentre era impegnato, per conto della Procura presso la Pretura di Reggio Calabria, in una missione di lavoro alla ricerca di prove proprio su alcune di queste “navi a perdere”. Sulla vicenda Legambiente ha promosso negli anni numerose iniziative di sensibilizzazione e informazione, tra cui l’ultimo incontro in ordine di tempo tenutosi a Reggio Calabria lo scorso dicembre in occasione del trentennale della morte di De Grazia, episodio su cui l’associazione continua a chiedere verità e giustizia.
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Le proposte di Legambiente
Con l’obiettivo di rilanciare il tema anche a livello europeo, Legambiente ha portato al tavolo del confronto – a cui hanno partecipato europarlamentari, rappresentanti del mondo accademico e di agenzie internazionali di sicurezza e polizia, esperti scientifici e di advocacy ambientale – sei proposte per riportare alla memoria e alla conoscenza pubblica un capitolo troppo a lungo trascurato della storia del Mediterraneo.
Alla Commissione europea e in particolare alla Commissaria per l’ambiente, Jessica Roswall, Legambiente chiede di:
1) acquisire, in collaborazione con la Commissione parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su altri illeciti ambientali e agroalimentari del Parlamento italiano e il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (Unep), tutta la documentazione sui presunti affondamenti di navi mercantili nel Mediterraneo, con focus specifico su quelle per cui si sospetta che trasportassero rifiuti illegali;
2) definire, di concerto con il ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica italiano, un programma di ricerca scientifico e ambientale sugli affondamenti sospetti di navi mercantili nel Mediterraneo;
3) acquisire documentazione sulle tecnologie ad oggi utilizzate per effettuare le analisi dei fondali marini, prendendo spunto da progetti già esistenti, tra cui la spedizione scientifica interdisciplinare Nuclear Ocean Dump Site Survey Monitoring (NODSSUM);
4) interessare l’EURATOM sui progetti in essere dal 1980 al 1995 in cui era interessata l’Italia, sia come paese produttore e/o paese di transito, per produzioni da centrali nucleari attive oltre confine;
5) interessare l’Europol e l’Interpol con il fine di raccogliere e analizzare le inchieste che vedono coinvolti intermediari internazionali di materiale vario militare e radioattivo, fra cui rifiuti, fra Bulgaria, Italia, Spagna e continente africano.
Infine, l’associazione ambientalista avanza alla Commissione ENVI la richiesta di avviare un’indagine conoscitiva, in collaborazione con la commissione d’inchiesta bicamerale italiana sul ciclo dei rifiuti, sul fenomeno delle “navi a perdere” e delle “navi dei veleni”, utilizzate nei traffici illegali di rifiuti nel Mediterraneo, nei paesi rivieraschi e in altri paesi africani, tra gli anni Ottanta e Novanta, nonché sugli attuali sviluppi di questi fenomeni di ecocriminalità.
“Alle istituzioni europee chiediamo, attraverso le nostre sei proposte, un impegno concreto per fare piena luce sui traffici illegali e sugli affondamenti sospetti di navi nel Mediterraneo, seguendo la strada indicata da Natale De Grazia” – dichiara Enrico Fontana, membro della Segreteria nazionale Legambiente. “Non possiamo permettere altri silenzi: verità e giustizia sono un dovere verso chi, come De Grazia, ha dedicato la vita al bene pubblico. Ringraziamo Sandro Ruotolo, che ha contribuito a portare questo tema in Europa, rendendo possibile un dibattito internazionale. Le ‘navi a perdere’ e le ‘navi dei veleni’ non possono essere relegate al passato, rappresentano ancora oggi un rischio grave per l’ambiente e per la legalità; per questo motivo chiediamo all’Europa di assumere, in collaborazione con le autorità italiane, un ruolo attivo nel prevenire e contrastare questi fenomeni”.
“Il confronto di oggi ha restituito con grande chiarezza la complessità e la portata europea di questa vicenda, che rappresenta una delle pagine più oscure della storia ambientale e industriale del nostro continente” – dichiara l’Eurodeputato PD Sandro Ruotolo – “Non si tratta di una vicenda soltanto italiana. È una questione europea, che coinvolge rotte internazionali, armatori stranieri, porti europei e paesi rivieraschi africani e mediorientali. Secondo Ruotolo ”Serve una strategia europea integrata, capace di unire ricerca scientifica, cooperazione giudiziaria, monitoraggio ambientale, responsabilità delle imprese e trasparenza democratica. “Il compito che abbiamo davanti – ha concluso – è trasformare le competenze, le denunce e le proposte emerse durante i lavori di oggi in azioni politiche concrete e verificabili.”
Il promotore dell’evento, Sandro Ruotolo, membro della Commissione Libe (Libertà civili, giustizia e affari interni) che si occupa di criminalità organizzata, ha denunciato con forza come il Mediterraneo sia diventato un “cimitero invisibile” di scorie tossiche affondate dalle organizzazioni criminali, ricordando il sacrificio del Capitano Natale De Grazia, morto nel 1995 mentre indagava su questi traffici. “Non è una storia del passato, ma un’emergenza criminale che minaccia oggi la salute e la biodiversità,” ha dichiarato Ruotolo.
Un allarme confermato dal rapporto Socta 2025 di Europol, la “mappa” che guida tutte le polizie d’Europa: per la prima volta l’ecomafia è una priorità assoluta, considerata pericolosa quanto il grande narcotraffico e il terrorismo.
“È fondamentale ora che la Commissione Ambiente proceda con un’indagine conoscitiva e che si arrivi al recepimento della direttiva sulla tutela penale dell’ambiente entro maggio,” ha continuato Ruotolo. In chiusura dell’evento, Ruotolo ha annunciato un impegno operativo immediato: “Non molliamo di un centimetro. Da oggi istituiamo un gruppo di coordinamento e monitoraggio costante tra istituzioni europee, forze di polizia e società civile, per tenere i riflettori accesi, scambiare dati in tempo reale e garantire che la battaglia per la verità e la giustizia ambientale non si fermi. Il Mediterraneo è un bene comune e l’Europa deve assumersi la responsabilità di proteggerlo.”
All’evento “Ships of Shame and Poison Ships – The role of the European Union in investigating hazardous and radioactive waste in the Mediterranean” hanno preso parte: Antonio Alfaro Moreno, EnviCrime Team Leader EUROPOL; Roraima Ana Andriani, Special Representative of INTERPOL to the EU; Andrea Carní, ricercatore all’Università degli Studi di Milano; Patrick Chardon, responsabile del progetto NODSSUM (Nuclear Ocean Dump Site Survey Monitoring); Javier Escartin, co-responsabile del progetto NODSSUM (Nuclear Ocean Dump Site Survey Monitoring); Enrico Fontana, membro della Segreteria nazionale di Legambiente e responsabile dell’Osservatorio Ambiente e Legalità dell’associazione; Nicola Irto, membro della Commissione di inchiesta sul ciclo dei rifiuti e illeciti ambientali e agroalimentari del Parlamento italiano; Ingvild Jenssen, Executive Director e Founder della NGO Shipbreaking Platform e gli europarlamentari Giuseppe Lupo, Pierfrancesco Maran e Sandro Ruotolo.
