Per la Giornata mondiale della meteorologia, il report annuale dell’Omm indica che il clima è in stato di emergenza. Antonio Guterres: “Tutti i principali indicatori climatici lampeggiano in rosso”. Il tema scelto per l’edizione 2026 è ‘osservare oggi per proteggere domani’
Il 23 marzo si celebra la Giornata mondiale della meteorologia, che ricorda la nascita dell’Organizzazione meteorologica mondiale delle Nazioni Unite, avvenuta nel 1950 per coordinare la cooperazione internazionale nei campi della meteorologia, della climatologia e dell’idrologia. Il tema scelto per l’edizione 2026 è ‘osservare oggi per proteggere domani’, e sottolinea dunque l’importanza delle osservazioni climatiche non solo per comprendere il presente, ma anche per prepararsi al futuro.
In occasione della Giornata, un’agenzia delle Nazioni Unite ha sottolineato che “la quantità di calore accumulata dalla Terra ha raggiunto un livello record nel 2025, con conseguenze da temere per centinaia se non migliaia di anni”.
“Il clima globale è in stato di emergenza. La Terra viene spinta oltre i suoi limiti. Tutti i principali indicatori climatici lampeggiano in rosso”, ha avvertito il segretario generale dell’Onu António Guterres in occasione della pubblicazione del rapporto annuale dell’Omm sullo Stato del clima. Per la prima volta questo rapporto include tra i principali indicatori climatici lo squilibrio energetico della Terra, che tiene conto della velocità con cui l’energia entra ed esce dal sistema del pianeta. In un clima stabile, la quantità di energia solare in entrata è all’incirca uguale alla quantità di energia in uscita. Ma questo equilibrio è alterato dalle crescenti concentrazioni di gas serra (CO2, metano e protossido di azoto), che stanno causando un continuo riscaldamento dell’atmosfera e degli oceani, nonché la fusione dei ghiacci.
“È tempo di prendere decisioni urgenti” continua il segretario generale Antonio Guterres che invita ad “accelerare il programma di Allerta precoce per tutti, in modo che ogni persona sia protetta da avvisi salvavita”. Secondo i dati dell’Omm, tra il 1970 e il 2021, eventi meteorologici estremi hanno causato perdite economiche stimate in 4.300 miliardi di dollari e provocato la morte di quasi 2 milioni di persone. Secondo la Banca Mondiale, l’accesso universale ai servizi di allerta precoce eviterebbe perdite patrimoniali per almeno 13 miliardi di dollari e perdite di posti di lavoro per 22 miliardi di dollari ogni anno. Un allarme emesso con sole 24 ore di anticipo può ridurre i danni causati da tempeste o ondate di calore fino al 30%.
Nella storia, l’Italia ha avuto un ruolo fondamentale nello sviluppo delle osservazioni meteorologiche con l’invenzione di alcuni dei più importanti strumenti, come il termometro da parte di Galileo Galilei, il barometro da parte di Evangelista Torricelli e l’igrometro di Ferdinando II de’ Medici. Quest’anno, l’evento nazionale italiano è ospitato per la prima volta dall’Università Roma Tre, con un’iniziativa promossa dall’Associazione Italiana di Scienze dell’Atmosfera e Meteorologia (Aisam) in collaborazione con Roma Tre e Università Sapienza di Roma.
Nell’incontro Veronica Manara dell’Università di Milano ha sottolineato che il nostro Paese è stato il primo a sviluppare una rete internazionale di osservazioni meteorologiche, la Rete Medicea dell’Accademia del Cimento. La rete era stata voluta nel 1657 da Leopoldo e Ferdinando II de’ Medici, e collegava osservatori sparsi da Firenze a Innsbruck, da Bologna a Parigi, da Milano a Varsavia. Negli anni poi un’enorme quantità di dati si è accumulata negli archivi italiani, parte della quale rischia di andare perduta perché ancora in formato cartaceo. Per questo motivo è nato il progetto Cli-Dare dell’Aisam, che si appoggia alla Citizen Science per riuscire a recuperare e digitalizzare i dati, in modo da ricostruire il clima del passato e comprendere meglio come si evolverà in futuro.
