“Mai più nucleare” sulla Nuova Ecologia di aprile 2026

La ruota panoramica nel parco divertimenti di Pripyat, la città ucraina abbandonata a ridosso della centrale

La copertina di "Nuova Ecologia" di aprile 2026   La data del 26 aprile 1986, quando a Cernobyl, nell’allora Unione Sovietica, esplose il reattore 4 della centrale nucleare, resta un monito indelebile sui pericoli dell’energia atomica e sulle devastanti conseguenze delle radiazioni, che hanno cambiato per sempre la vita delle popolazioni ucraine, bielorusse e russe colpite dal fallout. A quarant’anni da quella tragedia, il più grave incidente del nucleare civile mai avvenuto, “Nuova Ecologia” torna in Ucraina per raccontare come si vive oggi all’ombra del reattore. Lo fa in una storia di copertina ricca di testimonianze, reportage e con il potente racconto della scrittrice Yaryna Grusha, “figlia della nube”. Un viaggio nel passato che si intreccia con il presente e il futuro prossimo, anche nel nostro Paese. Tra l’eterno ritorno del dibattito sul nucleare civile, su cui punta il governo Meloni, e una riflessione su quello militare e sul paradosso della deterrenza, in tempi segnati da nuovi conflitti e crescenti tensioni globali.

Tensioni come quelle raccontate nel servizio dedicato alle ultime mosse del presidente Trump, dal blitz in Venezuela alle tensioni in Medio Oriente dopo l’attacco israeliano e statunitense all’Iran, che scuotono gli equilibri energetici globali e agitano i mercati. In questo scenario, Europa e Italia sembrano colte alla sprovvista. Secondo il rapporto Ue sulla politica energetica e climatica, nel 2023 l’Italia è dipesa dall’importazione di combustibili fossili per il 73%: una vulnerabilità che il decreto Bollette non riesce a ridurre. La mancanza di una strategia energetica lungimirante lascia ampi margini a chi specula sull’incertezza e rende il nostro Paese particolarmente esposto alle conseguenze delle crisi internazionali.

“Spalle al muro” è invece un reportage – nato da una study visit di Legambiente in Cisgiordania realizzata lo scorso gennaio nell’ambito del progetto europeo “ReAct-Now” – che accompagna il lettore in Palestina lungo una geografia frammentata, fatta di spazi negati e identità che resistono. Un viaggio all’interno di un mosaico complesso, dove la cultura araba prova a sopravvivere al colonialismo israeliano. Dal quartiere di Al-Bustan di Gerusalemme, da anni al centro di radicali trasformazioni urbanistiche che ridisegnano la città a scapito della presenza palestinese, a Hebron, cuore della Cisgiordania, dove la divisione tra le aree sotto controllo dell’Autorità Palestinese e quelle controllate da Israele segna la vita quotidiana. Il viaggio prosegue fino a Haifa, nel nord di Israele, raccontata come città mista ma in realtà spazio in cui l’identità ebraica schiaccia quella palestinese, sospesa tra disuguaglianze giuridiche e sociali e marginalizzazione.

In vista della “Giornata mondiale della Terra” del 22 aprile, “La Nuova Ecologia” ha incontrato Sveva Sagramola, vincitrice del premio “Reporter per la Terra 2026”. Al centro dell’intervista il tema della crisi climatica ma anche il suo impegno nel parlare, con passione e rigore scientifico, di ambiente nella trasmissione Rai “Geo” che conduce da 28 anni. Una finestra sul mondo che racconta anche come, nella realtà che cambia, nascano germogli di coscienza ambientale. Il messaggio della divulgatrice è semplice ma profondo: «Dobbiamo provare a connetterci con la natura per capire che facciamo parte di un tutto e che la vita è più forte di qualunque altra cosa».

Segnaliamo, infine, l’intervista a Danilo Petrucci, campione di motociclismo impegnato nella sensibilizzazione in tema di sicurezza stradale. Petrucci si rivolge ai più giovani: «Qualsiasi mezzo, dalla bici al camion, va usato con rispetto e soprattutto con responsabilità, la strada è un luogo è di tutti: fare casino è un attimo».