Incendi boschivi, la nuova strategia europea per una gestione integrata del rischio

Nel 2025 in Europa è stato superato il milione di ettari percorsi dal fuoco. Nella nuova strategia varata dalla Commissione europea vengono integrate le dimensioni ecologiche, economiche e sociali del fenomeno

La crescente intensità e frequenza degli incendi boschivi rappresenta oggi una delle manifestazioni più evidenti della crisi climatica in atto. Come evidenziato nell’articolo di Luca Musio, pubblicato su Sherwood – Foreste ed Alberi Oggi il 27 marzo 2026, l’Europa sta affrontando stagioni sempre più critiche, con il 2025 che ha superato il milione di ettari percorsi dal fuoco e quattro degli ultimi cinque anni ben oltre la media storica.

In questo contesto, la Commissione europea ha pubblicato nel marzo 2026 una Comunicazione sulla gestione integrata del rischio di incendi boschivi (Integrated Wildfire Risk Management – IWRM), proponendo un cambio di paradigma. La strategia introduce un approccio che considera gli incendi come un rischio strutturale da affrontare lungo tutto il ciclo: prevenzione, preparazione, risposta e ripristino, integrando dimensioni ecologiche, economiche e sociali.

Elemento centrale è il rafforzamento della prevenzione attraverso la gestione attiva del territorio. Fuoco prescritto, pascolo estensivo e diversificazione strutturale e specifica delle foreste sono indicati come strumenti fondamentali per ridurre il carico di combustibile. Parallelamente, la pianificazione territoriale nelle aree di interfaccia urbano-rurale diventa cruciale per contenere i danni e aumentare la resilienza.

La strategia sottolinea anche l’integrazione con gli obiettivi di biodiversità e ripristino degli ecosistemi: il recupero di zone umide, torbiere e pianure alluvionali migliora la funzionalità ecologica e contribuisce a limitare la propagazione del fuoco. Sul piano economico, emerge con chiarezza come gli investimenti in prevenzione siano molto più efficienti rispetto ai costi della lotta attiva e del ripristino.

Accanto a queste considerazioni, emerge con forza un tema che negli ultimi anni ha assunto rilevanza globale: gli incendi boschivi sono tra i fattori emissivi rilevanti di CO₂ su scala planetaria. In molte regioni del mondo, dagli ecosistemi boreali a quelli tropicali e mediterranei, gli incendi rilasciano in atmosfera quantità enormi di carbonio accumulato in decenni o secoli, contribuendo in modo significativo al riscaldamento globale.

Ridurre la superficie e l’intensità degli incendi significa quindi agire direttamente sulla mitigazione climatica. In questa prospettiva, una gestione forestale orientata alla prevenzione degli incendi può avere un impatto pari, se non superiore, rispetto alla realizzazione di nuove piantagioni. Se piantare alberi aumenta nel tempo la capacità di assorbimento del carbonio, evitare che foreste mature vadano in fumo impedisce il rilascio immediato e massivo di CO₂, preservando al contempo stock di carbonio già esistenti.

La nuova strategia europea si inserisce così in un quadro più ampio in cui la gestione degli incendi diventa una leva fondamentale delle politiche climatiche. La sfida sarà tradurre questo approccio in pratiche operative diffuse e coordinate, capaci di costruire paesaggi realmente resilienti.

Paolo Mori Comitato Scientifico Legambiente e direttore di Sherwood – Foreste ed Alberi Oggi