La Procura di Pavia accelera sull’inchiesta per l’omicidio di Chiara Poggi e sembra ormai pronta a tirare le somme. La novità più rilevante riguarda l’individuazione di un unico presunto responsabile: Andrea Sempio.
Con il nuovo invito a comparire, fissato per il 6 maggio, i magistrati segnano un punto decisivo: esce di scena Alberto Stasi, condannato in via definitiva a 16 anni, così come qualsiasi ipotesi di complici. Secondo l’impostazione accusatoria, Sempio avrebbe agito da solo, colpendo più volte la vittima al capo e al volto con un oggetto contundente mai ritrovato.
Resta però da capire se l’indagato sceglierà di rispondere alle domande degli inquirenti. I suoi legali stanno valutando la strategia difensiva, sottolineando come non tutti gli elementi raccolti siano stati messi a disposizione.
Le nuove perizie e i punti controversi
Il nuovo interrogatorio nasce dall’esigenza di chiarire alcuni aspetti emersi nelle consulenze più recenti. Tra questi, la perizia medico-legale che avrebbe spostato in avanti l’ora del delitto, modificando così la ricostruzione temporale dell’omicidio.
Altro nodo centrale è la cosiddetta impronta palmare “33”, trovata sul muro delle scale che conducono alla cantina dove fu rinvenuto il corpo. I pubblici ministeri la attribuiscono a Sempio, ma le conclusioni dei consulenti della difesa e della famiglia Poggi sono differenti, alimentando un forte contrasto tecnico.
Anche l’analisi delle macchie di sangue apre nuovi scenari: si ipotizza un’aggressione avvenuta in più fasi, con la giovane che avrebbe tentato di difendersi. Elementi che rendono il quadro complesso e tutt’altro che definitivo.
Il peso del Dna e i limiti della prova
Uno degli elementi più discussi resta il Dna trovato sotto le unghie della vittima. La perizia coordinata dalla genetista Denise Albani parla di una compatibilità con la linea paterna della famiglia di Sempio.
Si tratta però di una compatibilità definita “moderatamente forte” in un caso e “moderata” nell’altro. Una valutazione che, pur significativa, non rappresenta una prova scientifica definitiva. Proprio questa incertezza continua ad alimentare il dibattito tra accusa e difesa, lasciando aperti margini di interpretazione.
In sostanza, il Dna è un indizio importante ma non decisivo, soprattutto in un caso così complesso e discusso da anni.
Verso la revisione del processo Stasi
Parallelamente, la Procura ha già mosso un altro passo cruciale: sollecitare la Procura generale di Milano a valutare la revisione del processo a Stasi. Un passaggio tutt’altro che immediato.
Il fascicolo sarà esaminato dalla procuratrice generale Francesca Nanni e dall’avvocata generale Lucilla Tontodonati, che hanno già chiarito come l’analisi richiederà tempo e approfondimenti. Solo dopo si deciderà se avanzare formalmente la richiesta di revisione.
Qualora ci fossero i presupposti, il percorso dovrà passare dalla Corte d’appello e successivamente dalla Cassazione. Un iter lungo e complesso, che non si intreccerà immediatamente con la posizione di Sempio. Prima, infatti, dovrà essere chiarita definitivamente la posizione giudiziaria di Stasi.
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