Giornata mondiale della biodiversità: l’Italia è lontana dagli obiettivi Ue

Una coppia di farfalle "di vetro", tipiche del Centro e Sud America

Legambiente lancia la “bussola del ripristino”: dai tetti verdi alla rigenerazione delle zone umide. Le Nature-Based Solution (NbS) leva strategica per risanare gli ecosistemi e contrastare la crisi climatica

Rigenerare zone umide, paludi e dune, realizzare tetti verdi, rinaturalizzare i corsi d’acqua, ripristinare i pascoli d’alta quota e gli ecosistemi forestali degradati. In un’Italia che arranca nella tutela della biodiversità – sempre più minacciata da crisi climatica, inquinamento, pressioni antropiche – e troppo lontana dai target della Strategia Ue al 2030, una leva strategica per un cambio di passo sono le Nature-Based Solutions (NbS): interventi basati su processi naturali che garantiscono benefici non solo per la conservazione della natura, ma per l’intera comunità in termini di adattamento alla crisi climatica.

A ricordarlo è Legambiente che, in occasione della Giornata mondiale della biodiversità e della Giornata Europea dei Parchi, presenta il Report “Biodiversità a rischio 2026” fotografando i ritardi, i dati sulla perdita delle specie e le proposte, ma anche tracciando una “bussola del ripristino” che, in linea con gli obiettivi Ue al 2030 e il Piano Nazionale di Ripristino previsto dalla Nature Restoration Law, indica per ciascun ecosistema gli interventi Nature-Based Solutions adatti per il recupero delle funzioni naturali a rischio. A partire dai boschi e le foreste che necessitano di una gestione sostenibile in grado di garantire materia prima di origine forestale, complessità strutturale e habitat idonei a impollinatori e fauna, attraverso la rinaturalizzazione delle piantagioni monofitiche, la ricostituzione di siepi, fasce ecotonali e radure, la gestione del legno morto e degli alberi habitat, il contenimento della frammentazione infrastrutturale e il rafforzamento della continuità tra foreste, pascoli e sistemi agricoli estensivi. Per le zone umide l’antidoto sta nel ripristino paludi, lagune, piane alluvionali, dune, estuari e ambienti salmastri costruendo una difesa naturale contro alluvioni ed erosione. Nel contesto costiero e marino, le NbS sono la chiave per una Blue Economy solida, che rigenera il capitale naturale invece di sfruttarlo. Ripristinare praterie sommerse, sistemi dunali, fasce retrodunali, zone di transizione, aree umide costiere significa proteggere servizi ecosistemici vitali per la pesca artigianale, il turismo e la molluschicoltura sostenibile, azzerando i costi dei danni climatici e dell’erosione. Anche il settore agricolo è chiamato a cambiare volto e puntare decisamente sull’agroecologia: attraverso l’integrazione di siepi e filari, fasce tampone, inerbimenti, rotazioni complesse, agroforestazione, recupero di zone umide aziendali, suoli ricchi di sostanza organica, tutela degli impollinatori e riduzione degli input chimici, è possibile trasformare i terreni agricoli in ecosistemi resilienti, capaci di garantire biodiversità e produttività. Infine, la sfida arriva nelle aree urbane: infrastrutture verdi e blu, boschi urbani, tetti e corridoi verdi, pareti vegetate, cortili permeabili, alberature, rain gardens diventano pilastri di un’infrastruttura ecologica urbana, in grado di garantire funzioni come l’ombreggiamento e l’infiltrazione delle piogge e la creazione di rifugi climatici urbani, coniugando tutela della biodiversità e adattamento alla crisi climatica.

Quello delle NbS, sottolinea l’associazione, è un potenziale importante che necessita di una governance inclusiva, in linea con i criteri Iucn, che trasformi la tutela della biodiversità in benessere e giustizia territoriale, basata sul coinvolgimento delle comunità (enti locali, gestori di aree protette, agricoltori, pescatori, cittadini, scuole, associazioni). A questo devono affiancarsi: Piani e/o Strategie di adattamento a diverse scale (nazionale, regionale) per le singole specie e/o habitat o per tipologie di aree protette terrestri e marine, contrastando i crescenti rischi naturali (incendi, eventi meteorologici estremi); un’accelerazione nell’attuazione della Strategia Nazionale al 2030 con strumenti e risorse finanziarie adeguate; un miglioramento della gestione della Rete Natura 2000; una piena applicazione della Direttiva Habitat e della Nature Restoration Law; l’aggiornamento della Legge Quadro 394/91 allineandola alle direttive UE, rafforzando l’autonomia degli enti gestori e snellendo l’iter per l’istituzione di nuove aree protette.

Le buone pratiche

Le Nature-Based Solutions sono già una realtà in Italia, come dimostra il progetto europeo BUZZ LIFE (coordinato da Legambiente) che coinvolge città come Roma, Siena, Varese e Campobasso. L’iniziativa contrasta il declino degli insetti impollinatori creando corridoi ecologici (buzz lines), giardini specifici e aree rifugio, unendo pianificazione urbana, tecnologie innovative di monitoraggio scientifico, governance locale e nuove linee guida per il verde pubblico. Altro esempio è la rinaturazione del fiume Po in Emilia-Romagna: con un investimento di 350 milioni (PNRR), coordinato da AIPo, l’intervento prevede entro il 2026 il ripristino di 37 km di tratti fluviali e il rimboschimento di centinaia di ettari di aree golenali, riducendo l’artificialità, ricostituendo gli habitat naturali e contrastando il rischio idrogeologico. Un bell’esempio di come le amministrazioni locali possano tradurre gli obiettivi UE in interventi concreti sul territorio arriva dal Comune di Siena: nel 2025 ha approvato nuove delibere per il “Piano del Verde” che integra la tutela della biodiversità nella gestione degli spazi urbani, prevedendo l’incremento delle infrastrutture verdi, la protezione degli habitat urbani e il miglioramento della qualità ecologica degli spazi pubblici. Infine, il progetto europeo LIFE terrAmare (di cui D.R.E.AM. Italia è coordinatore e tra i partner Legambiente) che intende migliorare la conservazione degli habitat costieri, prevendendo interventi di ripristino su 648 ettari di habitat di Posidonia e 160 ettari di habitat dunali in Italia e 247 ettari in Grecia; e che coinvolge istituzioni locali, associazioni, operatori marittimi per creare “Comunità Ecologiche di Spiaggia” (EBC) responsabile della loro supervisione e protezione.

“Al giro di boa della Strategia UE per la biodiversità al 2030, l’Italia rischia di far rimanere i target lettera morta – dichiara Stefano Raimondi, responsabile biodiversità di Legambiente –. Mentre i conflitti mondiali distolgono l’attenzione dal declino degli ecosistemi, dobbiamo invertire la rotta, puntando sul ripristino ambientale mediante le NbS. Un atto politico e culturale, che nasce dall’ascolto e la co-progettazione con le comunità locali come ci ricorda il tema scelto per celebrare la Giornata mondiale della biodiversità 2026: “Agire localmente per un impatto globale”. Il legame tra partecipazione e risultati è concreto: una zona umida protetta difende dalle alluvioni e genera ecoturismo, così come un bosco è più resiliente se gestito da chi vive l’area interna. Coinvolgere i territori garantisce manutenzione diffusa, monitoraggio civico e accettabilità sociale. Le NbS sono infatti efficaci solo quando fanno convergere conservazione e giustizia territoriale”.

Fauna e Nature based solution

Legambiente ricorda che la fauna selvatica e marina è l’essenza delle Nature-based solutions. Grandi predatori come il lupo sono regolatori ecosistemici insostituibili: controllano la popolazione degli erbivori, proteggono i boschi dal pascolamento eccessivo e contrastano il degrado del suolo e degli habitat. L’orso rappresenta una “specie ombrello”: proteggerlo significa tutelare interi ecosistemi montani e la sua presenza è spesso indice di ambienti naturali ancora ricchi e relativamente poco degradati. Vale lo stesso per il camoscio, sentinella degli equilibri della macrofauna alpina e appenninica, e nei corsi d’acqua, per la trota nativa, la cui presenza è la migliore garanzia biologica della salute dei fiumi. In mare, lo squalo mantiene l’equilibrio biologico e i coralli creano habitat vitali per la biodiversità. Per questo, l’associazione ricorda che declassare la protezione di queste specie, come oggi per il lupo, non solo vanificherebbe decenni di conservazione, ma comprometterebbe le difese naturali gratuite che rendono vivi e resilienti gli ecosistemi.

Giornata Europea dei Parchi

In occasione della ricorrenza Legambiente organizza il 22 maggio a Forte dei Marmi (LU) – insieme ad altre associazioni e soggetti territoriali – il convegno “Alpi Apuane. A dieci anni dagli Stati Generali di Pietrasanta: superare il modello estrattivista per un’economia basata sulla natura e sul lavoro della comunità”. L’obiettivo è celebrare il decennale del Manifesto per le Alpi Apuane, facendo un punto sullo stato di avanzamento di un modello alternativo alla monocoltura del marmo, fondato sulla tutela e sul rilancio economico del territorio.