Itamar Ben-Gvir è uno dei protagonisti più controversi della politica israeliana degli ultimi anni. Leader del partito di estrema destra Otzma Yehudit (“Potere Ebraico”), dal 2022 ricopre l’incarico di ministro della Sicurezza nazionale nel governo guidato da Benjamin Netanyahu.
Chi è
Nato nel 1976 a Mevaseret Zion, alle porte di Gerusalemme, Ben-Gvir proviene da una famiglia ebraica di origini irachene e curde. Durante l’adolescenza, negli anni della Prima Intifada palestinese, si avvicinò ai movimenti della destra radicale israeliana. Militò inizialmente in gruppi giovanili legati a Moledet, formazione favorevole al trasferimento degli arabi fuori da Israele, e successivamente nell’area ideologica del rabbino Meir Kahane, fondatore del movimento Kach, in seguito messo al bando da Israele e inserito da diversi Paesi nelle liste delle organizzazioni terroristiche.
A causa del suo passato politico estremista venne esentato dal servizio militare obbligatorio. Negli anni successivi ha accumulato numerosi procedimenti giudiziari per manifestazioni e attività politiche. In diverse interviste ha dichiarato di essere stato incriminato decine di volte; nel 2007 è stato condannato per istigazione al razzismo e sostegno a un’organizzazione considerata terroristica. Dopo gli studi in giurisprudenza ha lavorato come avvocato, difendendo spesso attivisti ebrei radicali accusati di violenze o reati politici.
Uno degli episodi più controversi della sua giovinezza risale al 1995. Durante le proteste contro gli Accordi di Oslo sottrasse un emblema dall’auto del premier Yitzhak Rabin e dichiarò in tv: “Siamo arrivati alla sua macchina, arriveremo anche a lui”. Due settimane dopo Rabin venne assassinato da un estremista ebreo. Ben-Gvir ha sempre respinto qualsiasi collegamento diretto con quell’omicidio.
Per anni nella sua abitazione è rimasto esposto il ritratto di Baruch Goldstein, l’estremista israeliano autore della strage del 1994 nella moschea della Tomba dei Patriarchi a Hebron. Il quadro fu rimosso poco prima delle elezioni del 2020.
Da ministro, Ben-Gvir è stato spesso criticato per le sue dichiarazioni sui palestinesi, per le visite alla Spianata delle Moschee e per le posizioni assunte dopo l’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023. Tra le sue proposte più discusse figurano l’espansione degli insediamenti israeliani, l’inasprimento delle misure di sicurezza e il sostegno alla liberalizzazione delle licenze per il porto d’armi.
Il video con gli attivisti della Flotilla ammanettati e bendati
Fino al video di ieri con gli attivisti della Flotilla. Video che ha fatto infuriare anche il ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa’ar che ha tuonato: “Tu non sei il volto di Israele”, per poi definire l’iniziativa una “vergognosa performance” con cui il ministro ha “consapevolmente arrecato danno al Paese”.
“Hai vanificato gli enormi sforzi, professionali e di successo, compiuti da moltissime persone, dai soldati dell’Idf ai dipendenti del ministero degli Esteri e molti altri ancora”, ha aggiunto Sa’ar.
Ma il leader di Potere ebraico, già in campagna elettorale, non sembra voler fare alcun passo indietro. “Israele ha smesso di essere un bambino che prende schiaffi – ha replicato, sempre via social, a Sa’ar -. Non porgeremo l’altra guancia”.
L’articolo Chi è Ben Gvir, il ministro pieno d’odio che gira con la pistola proviene da Blitz quotidiano.
