Papa Leone ad Acerra: “Ambiente avvelenato. Serve un sistema meno consumistico”

Papa Leone XIV

Papa Leone XIV in visita alla Terra dei fuochi il 23 maggio. A più di dieci anni dall’Enciclica Laudato Si’ di Papa Francesco, Prevost riprende i temi ambientali: “Dietro ai conflitti c’è la corsa all’accaparramento delle risorse”

“Occorre vigilare sulla salute del creato come si vigila sulla porta di casa, respingere tentazioni di potere e di arricchimento legate alle pratiche che inquinano la terra, l’acqua, l’aria e la convivenza”. È il messaggio che Papa Leone XIV ha rivolto da Acerra lo scorso 23 maggio, in occasione della sua visita nella “Terra dei fuochi”. E ha aggiunto: “Se ci si ferma, si torna indietro”.

Perché “la camorra esiste ancora, e cerca il denaro facile. Così come alcuni imprenditori. Dobbiamo stare attenti soprattutto per i soldi per le bonifiche”. Lo ha affermato proprio in occasione della visita del Papa Gaetano Vassallo, imprenditore dei rifiuti legato alla camorra, “colletto bianco” delle ecomafie, uno dei maggiori responsabili del disastro della “Terra dei fuochi”, diventato poi importante collaboratore di giustizia.

Un rischio che riconosce anche il generale dei carabinieri forestali Giuseppe Vadalà, commissario straordinario per la “Terra dei fuochi”. “C’è un traffico illegale accertato di rifiuti verso la Puglia. Controlleremo che negli appalti per le bonifiche sia tutto in regola. Rischi di infiltrazioni della camorra ci sono e su alcuni fatti stiamo lavorando”.

La conferma, purtroppo, è arrivata il giorno prima dell’arrivo del Papa ad Acerra. Operazione dei carabinieri coordinati dalla Dda di Napoli, con l’arresto di due imprenditori di Castel Volturno (9 in tutto gli indagati) per aver smaltito illegalmente 25mila tonnellate di rifiuti speciali non pericolosi, in prevalenza fanghi di depurazione, nonché inerti da demolizione, in alcuni terreni agricoli di Capua, Mondragone e Castel Volturno, nonché in due laghetti naturali. Ancora una volta in affari col clan dei Casalesi ed in particolare il gruppo Bidognetti, il più coinvolto nelle vicende criminali dei rifiuti. Ancora una volta “un concentrato mortale di oscuri interessi e indifferenza al bene comune, che ha avvelenato l’ambiente naturale e sociale”, come il Papa ha definito la “Terra dei fuochi”. Prevost è andato oltre, analizzando i motivi del disastro ambientale, qui e altrove. Ha affermato che è necessaria “un’economia meno individualistica, un sistema meno consumistico. Quanti rifiuti, quanto spreco, quanti veleni sono venuti da un modello di crescita che ci ha come stregato, lasciandoci più malati e più poveri. Impariamo allora a essere ricchi diversamente: più attenti alle relazioni, più tesi a valorizzare il bene comune, più affezionati al territorio, più grati nell’accogliere e integrare chi viene a vivere con noi”. Temi “globali”, non solo locali. Papa Leone ricorda Papa Francesco che nell’Enciclica Ludato si’, pubblicata il 24 maggio 2015, invitava a “una resistenza di fronte all’avanzare del paradigma tecnocratico”. Un paradigma che, avverte Prevost, “si presenta ancora oggi come vincente: è all’origine del moltiplicarsi dei conflitti, dietro ai quali c’è la corsa all’accaparramento delle risorse; lo vediamo resistere ogni volta che chi ha responsabilità politiche e istituzionali è troppo debole verso chi è forte; lo ritroviamo attivo in uno sviluppo tecnologico che mira ai vertiginosi profitti di pochi ed è cieco davanti alle persone, al loro lavoro e al loro futuro”. Il Papa riconosce “l’ostinata resistenza” che in questi anni è cresciuta in questi territori e con piacevole sorpresa cita il mondo ambientalista. “Qui vorrei ringraziare quei “pionieri” che, col loro impegno coraggioso, hanno per primi denunciato i mali di questa Terra e hanno portato l’attenzione sulla realtà oscurata e negata del suo avvelenamento: penso in particolari ai membri delle associazioni ambientaliste”.

Ma ora, è il suo appello, serve “un nuovo patto” che “non soltanto contrasterà e scardinerà le alleanze criminali, ma positivamente collegherà e moltiplicherà le migliori forze e le grandi idee che già sono nei vostri cuori”. Serve, dunque, “un “esercito” di pace che si alza in piedi e guarisce le ferite di questa Terra e delle sue comunità. Non più fuoco che distrugge, ma fuoco che ravviva e riscalda, il fuoco dello Spirito che accende i cuori e le menti di migliaia e migliaia di uomini e donne, di bambini e di anziani e ispira cura, consolazione, attenzione, amore vero”.