Nel novembre scorso l’istituto superiore “Giosuè Carducci” di Roma è stato teatro di una violenta occupazione che ha provocato ingenti danni alla struttura. Alcuni studenti, secondo quanto ricostruito, si sarebbero introdotti nell’edificio con il volto coperto e avrebbero messo in atto atti vandalici gravi: vetri infranti, lavagne distrutte, computer immersi nell’acqua e svuotamento degli estintori. I danni complessivi sono stati stimati in circa 100mila euro, coperti da Roma Città Metropolitana, rendendo la sede inutilizzabile per diversi giorni.
Le sanzioni disciplinari e il ricorso della famiglia
A uno degli studenti individuati come responsabile la scuola aveva inflitto 20 giorni di sospensione, l’esclusione da viaggi e stage e un risarcimento da 9.777 euro. La famiglia ha presentato ricorso al TAR, che ha però confermato la legittimità delle sanzioni, ritenendo sufficienti gli elementi raccolti dall’istituto e proporzionate le misure adottate rispetto ai fatti contestati.
Il ribaltamento parziale del Consiglio di Stato
Successivamente il Consiglio di Stato è intervenuto con un’ordinanza che ha modificato parzialmente la decisione. Pur confermando l’allontanamento dello studente dalla scuola, i giudici hanno sospeso l’obbligo di risarcimento economico, ritenendo non sufficientemente provato il contributo individuale del ragazzo ai danni complessivi, causati da più studenti durante l’occupazione.
Il nodo delle responsabilità e il dibattito
La decisione ha riacceso il dibattito sulla responsabilità individuale nelle occupazioni scolastiche e sul risarcimento dei danni. Da un lato resta confermata la gravità dei fatti e delle azioni commesse durante l’occupazione, dall’altro emerge la difficoltà di attribuire con precisione le singole responsabilità economiche in contesti di gruppo.
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