Forestiadi 2026: a Vallombrosa la selvicoltura si impara sul campo

Forestiadi 2026 a Vallombrosa

L’11 e 12 maggio la foresta è tornata a ospitare la manifestazione dedicata dedicata agli studenti universitari di Scienze forestali e ambientali. Un format pensato per venire incontro alla richiesta per il settore forestale di figure professionali capaci di coniugare competenze ecologiche, tecniche e organizzative

L’11 e 12 maggio 2026 la Foresta di Vallombrosa è tornata a essere un luogo di formazione forestale attiva ospitando la quarta edizione delle “Forestiadi”, iniziativa dedicata agli studenti universitari di Scienze forestali e ambientali provenienti, quest’anno, da 11 atenei italiani sui 14 attivi in campo forestale. L’evento, organizzato da Compagnia delle Foreste, ha coinvolto circa 130 partecipanti tra studenti, docenti e tutor, in due giornate di esercitazioni pratiche, simulazioni tecniche e attività di gruppo orientate alla gestione forestale.

Il format delle Forestiadi si basa sull’idea dell’“imparare giocando”: gli studenti vengono chiamati ad abbandonare per due giorni il loro ruolo e ad assumere quello di veri tecnici forestali, affrontando prove legate alla lettura del bosco, alla dendrometria e alla selvicoltura. L’obiettivo è utilizzare la preparazione teorica universitaria in un contesto di attività operative in cui è necessario passare dalla teoria alla pratica, prendendo decisioni concrete sul futuro di un bosco e comprendendo le conseguenze che queste possono avere nel tempo.

La scelta di Vallombrosa non è stata casuale. Questo luogo rappresenta una delle culle della cultura forestale italiana: qui si è sviluppata la cultura benedettina della coltivazione del bosco, qui nacque nel 1869 la prima scuola forestale italiana dove si formano ancora oggi gli studenti del corso in Scienze forestali e ambientali dell’Università degli Studi di Firenze, qui c’è anche la Foresta Modello delle Montagne Fiorentine, la prima nata in Italia.

Le Forestiadi si inseriscono in un contesto in cui il settore forestale richiede sempre più figure professionali capaci di coniugare competenze ecologiche, tecniche e organizzative. La gestione delle foreste oggi deve infatti confrontarsi con cambiamenti climatici, incendi boschivi, dissesto idrogeologico, conservazione della biodiversità e valorizzazione delle filiere del legno. Ma il lavoro dei futuri tecnici forestali non riguarderà soltanto la produzione sostenibile di materia prima rinnovabile. Sempre più spesso saranno chiamati a gestire boschi in grado di produrre servizi ecosistemici fondamentali per la società: regolazione del clima e delle acque, protezione del suolo, tutela della biodiversità, conservazione della fertilità e dei processi ecologici che sostengono la vita, ma anche valori culturali, paesaggistici, ricreativi ed educativi.

Per questo motivo la formazione pratica assume un’importanza strategica. Imparare a leggere un popolamento forestale, interpretarne la dinamica evolutiva, valutare gli effetti immediati, di medio e di lungo periodo di un intervento selvicolturale o comprendere i conflitti tra differenti obiettivi gestionali, significa prepararsi a prendere decisioni che avranno effetti non solo economici, ma anche ecologici e sociali.

L’iniziativa ha puntato inoltre a mettere in evidenza il valore della formazione esperienziale nelle discipline forestali, storicamente fondata sul rapporto diretto con il bosco e con i processi naturali. Un approccio che continua a essere centrale nella preparazione dei futuri dottori forestali, chiamati oggi a svolgere un ruolo sempre più complesso che deve, necessariamente, tenere conto della sostenibilità.

* Paolo Mori è membro del Comitato Scientifico Legambiente e direttore di Sherwood – Foreste ed Alberi oggi