Ucraina, Meloni: Ue stia al tavolo, fissi obiettivo e nomini inviato

Roma, 11 giu. (askanews) – L’Europa ha il dovere di stare al tavolo con la Russia, evitare la “cecità diplomatica” o “l’autoesclusione”, ma per farlo in maniera efficace bisogna smetterla di “procedere a tentoni” e con formati “variabili” ma al contrario stabilire “in maniera univoca l’obiettivo del negoziato” con Mosca, e poi “individuare chi possa rappresentare gli interessi europei”, ovvero individuare una figura autorevole, investita della fiducia degli Stati membri”. Nelle comunicazioni alla Camera in vista del Consiglio Europeo, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni critica l’attivismo di Francia e Germania che sulla crisi ucraina stanno promuovendo riunioni ristrette insieme alla Gran Bretagna. “Procedere a tentoni, con formati variabili, non adeguatamente rappresentativi, produce solo frammentazione, confusione, debolezza”, è l’accusa di Meloni, per la quale “il tema non è chi faccia o meno parte di questo formato, ma il fatto che allo stato nessun formato ha la legittimità per parlare a nome dell’intera Europa”.

Per “contribuire a costruire le condizioni della pace” occorre “costruire solide garanzie per l’Ucraina” e “un’architettura di sicurezza di lungo periodo. Preservare l’unità euroatlantica, rafforzare il coordinamento tra Europa e Stati Uniti, non è facile ma necessario”. E tuttavia “coordinamento non significa delega. Diverse condizioni dipendono dall’Europa, impattano sull’Europa ed è l’Europa a doverle negoziare. La Ue deve essere pronta a guidare questo dialogo, farebbe un errore a subirlo”.

Meloni frena invece sul percorso di adesione dell’Ucraina all’Ue, che “deve proseguire nel rispetto del merito e della parità di tutti i paesi candidati”. E dunque senza corsie preferenziali. Ma assicura che “la nostra solidarietà all’Ucraina resta piena, convinta, concreta”.

Parole che però alimentano dubbi di chi – dall’opposizione – chiede un sostegno più convinto a Kiev: “A mia memoria – accusa il dem Filippo Sensi in un tweet – da Meloni la più blanda, mesta, burocratica, recalcitrante difesa delle ragioni del sostegno italiano alla Ucraina. L’effetto Vannacci comincia a mordere eccome (bastava la faccia di Salvini accanto alla premier)”. Anche sull’adesione di Kiev all’Ue “la premier risponde in modo burocratico, quando invece si dovrebbe gettare il cuore oltre l’ostacolo e riconoscere che l’Ucraina sta difendendo i nostri valori e la nostra libertà dall’aggressione imperialista di Mosca e che serve accompagnare l’allargamento dell’UE con una profonda riforma democratica e federale dei suoi meccanismi decisionali e delle sue istituzioni. La timidezza della premier su Kiev è d’altronde la dimostrazione che Meloni è ormai ostaggio del suo vicepremier filo russo Salvini e del suo diretto competitor a destra, il putiniano Vannacci. Una morsa che aumenta la sua pressione ogni giorni di più con l’avvcinarsi delle elezioni”, osserva il segretario di +Europa, Riccardo Magi.

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