Consegnavano la droga con e-bike e monopattini, avendo anche a disposizione dei clienti una sorta di centralino, dove i clienti potevano ordinare le dosi. Questi sono alcuni dei dettagli venuti alla luce nell’operazione denominata Omnes, resi noti dal capo della squadra mobile della questura di Andria, Andrea Ambrosino nel corso della conferenza stampa in procura a Trani.
“Possiamo parlare di delivery dello spaccio perché sono stati usati mezzi di micromobilità, come e-bike e monopattini, per consegnare le dosi ordinate al telefono. Ognuno dei cosiddetti centralisti, controllava una zona con un proprio pusher di riferimento che si occupava poi delle consegne”. Il quadro emerge dall’inchiesta, che ha portato all’arresto di 40 persone, di cui 24 con precedenti penali, accusate a vario titolo di spaccio di sostanze stupefacenti, inosservanza della detenzione domiciliare, estorsione e omissione di soccorso.
Tra gli indagati ci sono anche alcune donne che avrebbero agevolato i traffici illeciti del gruppo. “Abbiamo potuto accertare il passaggio di testimone dal carcere da parte di uno dei detenuti, finiti nell’inchiesta, e la sua compagna. L’uomo si è premurato di assicurare la continuità della sua attività e si è avvalso della donna riuscendo a dare direttive e indicazioni per soddisfare il suo portafogli clienti”, ha aggiunto Ambrosino spiegando che “le estorsioni sono strettamente connesse allo spaccio” perché “nascono da un debito contratto con uno spacciatore che si accorda per un prezzo ma col passare del tempo, decide che quel prezzo deve quadruplicarsi. Da lì, minacce pesanti nei confronti di chi ha maturato i debiti per convincerlo a estinguerli”.
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