Sono volati gli stracci nel confronto tra leader europei sulla bozza di negoziato per il futuro Bilancio Ue. Al primo incontro tra i leader europei sulla bozza di negoziato per il Quadro finanziario 2028-2034, nella giornata di ieri, giovedì 18 giugno, si sono confrontati i Paesi frugali e quelli “amici della Coesione” confermando una distanza che appare ancora abissale.
I contributori netti, ossia i Paesi che pagano più di quanto incassano dalla Ue, hanno detto di volere un bilancio più piccolo ed hanno chiuso al nuovo debito comune respingendo l’idea degli eurobond utili anche solo per rifinanziare il NextGeneration Eu in scadenza. Dall’altra parte l’asse guidato da Italia e Spagna e formato da 17 Paesi che hanno criticato l’idea che possano avvenire tagli sui fondi per la Coesione e l’agricoltura.
A margine del summit europeo, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il presidente romeno Nicusor Dan hanno riunito i 17 Paesi “Amici della Coesione” per serrare appunto i ranghi in vista del negoziato sul Quadro finanziario pluriennale 2028-2034, dopo il primo quadro di sintesi inviato dalla presidenza cipriota dell’Ue per far partire il negoziato in Consiglio. Il messaggio è chiaro: le nuove priorità dell’Unione, dalla difesa alla competitività, non possono essere finanziate sacrificando le politiche tradizionali previste dai Trattati, a partire appunto da Coesione e Pac.
“I contributori netti del Bilancio Ue non sono un bancomat”
Sul fronte opposto il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha chiarito già all’arrivo al vertice che “nuovo debito europeo non può esistere”, serve un bilancio in equilibrio. Il premier olandese Rob Jetten ha replicato con un secco “no” all’ipotesi di eurobond per la difesa o anche solo per rifinanziare il Recovery. “I contributori netti del Bilancio Ue non sono un bancomat dell’Unione europea”, ha rincarato il cancelliere austriaco Christian Stocker. Il negoziato è insomma in alto mare e in area “frugale” non è mancato anche chi ha minacciato il veto all’idea di trovare un’intesa entro fine anno (sul Bilancio serve l’unanimità).
Meloni e il bilaterale con Sanchez su Bilancio Ue e inviato per l’Ucraina
Gli “amici della Coesione” intanto hanno serrato i ranghi. Dopo la riunione a Diciassette, Meloni ha avuto un bilaterale con Sanchez per concordare sull’ “opportunità di una linea comune Italia-Spagna” sul Bilancio. L’idea è “introdurre finanziamenti per nuove priorità strategiche” senza ridurre, appunto, la Coesione che significa ridurre fondi per regioni in difficoltà, per il sociale e per l’agricoltura.
La Meloni ha visto Sanchez nella sede della Delegazione italiana all’Europa Building. I due Leader, ha spiegato Palazzo Chigi, hanno concordato sulla opportunità di una linea comune Italia-Spagna sul prossimo bilancio dell’Unione Europea, con l’obiettivo di introdurre finanziamenti per nuove priorità strategiche – competitività, innovazione, sicurezza, autonomia strategica ed energia – senza ridurre la politica di coesione, considerata essenziale per il Mercato unico, gli investimenti e la riduzione dei divari territoriali. I due Paesi si sono detti d’accordo anche nell’individuazione di un inviato Ue per l’Ucraina che nelle trattative con la Russia prenda posto agli ambasciatori di Francia, Germania e Gran Bretagna, il cosiddetto formato E3.
L’attacco di Meloni sui migranti
L’asse tra i due Paesi è però durato poco. Nella cena tra leader il clima non è stato più tanto conviviale. Il confronto tra la Meloni e Sanchez è scoppiato sul tema immigrazione. A innescare la discussione è stato l’intervento della premier danese Mette Frederiksen che ha rilanciato la necessità di accelerare sull’attuazione del nuovo impianto europeo sui rimpatri e sulle cosiddette “soluzioni innovative” compresi gli hub nei Paesi terzi, linea che il governo Meloni sostiene da sempre.
È a quel punto che il confronto si è acceso con Sánchez che ha contestato questa impostazione a favore del suo modello che è più orientato alla regolarizzazione e all’integrazione. Meloni a quindi accusato Madrid di aver regolarizzato più di 500mila migranti irregolari. Scelta che, a detta della premier, non può essere considerata una cosa che riguarda solo la Spagna in un’area senza confini interni come è quella di Schengen a cui aderiscono quasi tutti i paesi dell’Unione.
L’articolo Meloni-Sanchez: prima l’intesa tra i due leader sul bilancio Ue, poi lo scontro sui migranti proviene da Blitz quotidiano.
