L’attacco del direttore del Corriere dello Sport, Ivan Zazzaroni, al Presidente della FIFA Gianni Infantino
Nel suo fondo sul Corriere dello Sport, Ivan Zazzaroni non usa mezzi termini per descrivere l’attuale gestione della FIFA, tracciando un ritratto spietato di Gianni Infantino. L’incipit è folgorante e detta subito il tono della polemica: «Gianni Infantino è il Marchesino del Grillo (il diminutivo è voluto). “Io so’ io, lui è lui e voi non siete un cazzo”, e insomma fa e disfa a piacimento blandendo il potente di turno».
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L’incredibile caso Balogun e le decisioni “ad personam”
Zazzaroni elenca una serie di decisioni grottesche che dimostrano l’asservimento del massimo organo calcistico alla politica. Il caso più eclatante riguarda proprio i Mondiali 2026: «Al Mondiale di Trump il centravanti degli Stati Uniti si becca un rosso diretto che lo esclude(rebbe) dall’ottavo col Belgio? Su precisa richiesta del presidente americano, il Nostro estrae dal cilindro la squalifica a tempo e restituisce la punta a Pochettino». A completare il quadro, una scelta arbitrale definita surreale: «Non è tutto: la sua commissione arbitrale designa per la partita il giordano… con passaporto bosniaco Adham Makhadmeh. Un signor nessuno».
I complici silenziosi: dalle Leggende ai dirigenti
La rabbia del direttore, tuttavia, non si ferma al numero uno della FIFA. Il vero problema è il sistema collaterale che lo asseconda senza battere ciglio. «Eppure ho smesso di prendermela col solo Infantino, uno che gioca a poker con 5 assi in mano», scrive Zazzaroni, puntando il dito contro vertici come Collina, tecnici come Wenger e le iconiche legend. Da Ronaldo a Pirlo, fino a Baggio, l’accusa è pesantissima: figure che «accettano tutto supinamente» e che «per qualche dollaro in più legittimano (inconsapevolmente, cambia poco) con la loro presenza tutte le porcate alle quali assistono».
Il tramonto del calcio autentico
La conclusione è un’amara riflessione sul futuro di questo sport, sempre più piegato a logiche commerciali (tra pause per «idratare gli sponsor» e tornei inutili). La chiosa finale è intrisa di caustica e rassegnata ironia: «Sospetto che il Marchesino, al vertice da dieci anni, voglia battere il record di Jules Rimet, presidente per 31. Fatti due calcoli, nel 2048 il calcio si giocherà nel giardino di casa sua, a Briga, in Svizzera, tra le 14 e le 16. Sempre che il Trump del momento non decida diversamente».
