Istat, per Agenda 2030 Italia in svantaggio su media Ue per 49% degli indicatori sviluppo sostenibile

Traffico nel centro di Roma

A quattro anni dalla scadenza dell’Agenda 2030, Italia bene su Consumi e produzioni responsabili. Male invece su Lavoro dignitoso, Disuguaglianze e Città sostenibili

A oltre dieci anni dal varo dell’Agenda 2030 e a soli quattro anni dalla sua scadenza, il tema dello sviluppo sostenibile ambientale, sociale ed economico si confronta con uno scenario profondamente mutato rispetto a quello in cui i 17 Obiettivi sono stati definiti. “Nel 2025 circa la metà degli indicatori (49,0%) colloca l’Italia in una posizione di svantaggio rispetto alla media Ue27; il 34,0% segnala un vantaggio e il 17,0% un posizionamento prossimo alla media europea. Rispetto al 2015 si osserva un parziale miglioramento: la quota degli indicatori favorevoli era allora pari al 28%, mentre quella degli indicatori sfavorevoli raggiungeva il 54%”. Lo evidenzia l’aggiornamento del Rapporto Istat sugli Obiettivi di sviluppo sostenibile.

Il profilo più favorevole, secondo l’Istat, “si osserva nel Goal 12 (Consumo e produzione responsabili), in cui tutti gli indicatori considerati collocano l’Italia in posizione migliore rispetto alla media Ue27. Gli indicatori con valori migliori dell’Ue prevalgono anche nei Goal 2 (Fame zero), 5 (Parità di genere), 7 (Energia) e 16 (Pace, giustizia e istituzioni). Le criticità più marcate emergono invece nel Goal 15 (Vita sulla terra), dove tutti gli indicatori collocano l’Italia in posizione peggiore della media europea, e nei goal 8 (Lavoro dignitoso e crescita economica), 13 (Lotta al cambiamento climatico), 10 (Ridurre le disuguaglianze), 11 (Città sostenibili) e 9 (Imprese, innovazione e infrastrutture), nei quali la quota di indicatori critici è particolarmente elevata”.