Secondo i Vigili del fuoco, devastati circa 900 ettari fra Torino, Vercelli, Novara e Vco. In Sardegna incendi e temperature record. Lunedì 13 tavolo per l’emergenza idrica, mentre si aggrava la siccità del fiume Po
“Una vera e propria catastrofe ecologica sta interessando il Piemonte“. È l’inizio di una nota diffusa dalla Regione sull’andamento degli incendi che “stanno devastando il territorio”. Il bilancio provvisorio, secondo il comunicato, “ha raggiunto la drammatica quota compresa tra 800 e 900 ettari complessivi bruciati tra le province di Torino, Vercelli, Novara e Verbano Cusio Ossola”. “Il danno ecologico – si legge ancora – va ben oltre la perdita della vegetazione perché “gli incendi stanno compromettendo gravemente la biodiversità locale”.
La nota della Regione informa che a generare condizioni favorevoli all’innesco dei roghi nei giorni scorsi sono state le elevate temperature che si sono protratte dalla fine di maggio ai primi giorni di luglio abbinate alla scarsità delle precipitazioni. La giornata record dell’8 luglio (dove sono stati registrati 39 gradi a Domodossola e 33.5 ad Ala di Stura, località a mille metri di quota nel Torinese) è stata inoltre caratterizzata da forti venti di phoen in quota. Secondo i vigili del fuoco, sempre secondo la nota, l’origine dei diversi roghi “è di origine meteorologica: le fiamme sono state scatenate dai fulmini caduti durante i violenti temporali dei giorni scorsi per poi propagarsi rapidamente a causa del forte vento, delle temperature torride e dei terreni erosi”. Grazie alle piogge la situazione ora è in miglioramento sulle aree montane.
“Continuiamo a seguire con il massimo impegno – ha affermato il governatore Alberto Cirio l’11 luglio con gli assessori alla Protezione civile Marco Gabusi e all’Ambiente Matteo Marnati – l’evolversi dei diversi fronti di incendio. La situazione climatica e meteorologica che coinvolge l’intera Pianura Padana dura ormai da settimane, con temperature ben oltre la media stagionale e pochissime piogge, e implica la prosecuzione della massima allerta per il rischio incendi. Lunedì 13 luglio il tavolo per l’emergenza idrica: sarà l’occasione per verificare la situazione causata dalla siccità, che è tra le cause degli incendi, e valutare eventuali misure da adottare, anche in accordo con il governo e con le altre Regioni coinvolte. Al tavolo regionale sono stati convocati i rappresentanti delle associazioni agricole, dei parchi e le aree protette, i consorzi idrici, l’ente risi, l’Anbi, la Città Metropolitana di Torino, le Prefetture e le Province del Piemonte, gli enti locali, gli enti di governo dell’Ambito territoriale e i gestori del Servizio idrico integrato e delle reti idriche.
Anche in Sardegna è emergenza. L’11 luglio sono scoppiati almeno sette roghi: ad Olbia le fiamme nel pomeriggio hanno minacciato l’aeroporto e i voli sono stati dirottati su Cagliari e Alghero fino alle 19, quando lo scalo è stato riaperto. Le temperature cresceranno fino a raggiungere il picco a metà della prossima settimana quando sono previsti 43 gradi in alcune località della Sardegna e i 40 in Pianura Padana. Per gli esperti del meteo.it si supereranno 7-8 gradi oltre le medie storiche del periodo. Preoccupa la temperatura del mare, che in alcune zone sulla superficie si aggira sui 28-29 gradi, con un’anomalia di circa 4-5 gradi. Tutto ciò si traduce in un enorme accumulo di energia potenziale, in grado di alimentare fenomeni estremi. Sono infatti attesi in queste ore temporali di forte intensità su Piemonte, Lombardia, Veneto, Province autonome di Trento e Bolzano, Friuli Venezia Giulia, Emilia-Romagna e Marche, con forti raffiche di vento, locali grandinate e frequente attività elettrica.
Contemporaneamente però, con l’acqua attualmente disponibile, restano solo dieci giorni per garantire l’irrigazione nel Bacino del fiume Po. L’Osservatorio permanente sugli utilizzi idrici ha confermato lo stato di severità idrica “media in assenza di precipitazioni” e ha adottato una serie di indirizzi.
Il caldo estremo mette in ginocchio anche le campagne: le prime conseguenze si registrano nelle risaie italiane, dove il deficit idrico e il caldo anomalo stanno mettendo a rischio la produzione. Se la situazione dovesse protrarsi, spiega Coldiretti, si teme un calo del raccolto fino al 30%, come già accaduto nel 2022. L’emergenza interessa anche i pascoli, dove in alcune aree si prevedono cali della produzione dei foraggi a doppia cifra. Il caldo record pesa anche sugli allevamenti: c’è già un calo della produzione di latte fino al 20%.
Giugno 2026 è stato il più caldo mai registrato per l’Europa occidentale
