Ex Ilva, stop all’area a caldo entro 90 giorni. Governo conferma il prestito per la continuità operativa

ex Ilva di taranto

Lo stop è imposto dalla Corte d’appello di Milano, che ha accolto il reclamo presentato da un gruppo di cittadini e genitori tarantini contro Ilva e Acciaierie d’Italia. Il gruppo Jindal conferma interesse all’acquisizione dell’Ex Ilva, mentre i sindacati annunciano scioperi in tutti gli stabilimenti

L’area a caldo dell’ex Ilva dovrà cessare l’attività entro 90 giorni. Lo ha stabilito il 27 luglio la Sezione specializzata in materia di Impresa della Corte d’appello di Milano, accogliendo il reclamo presentato da un gruppo di cittadini e genitori tarantini contro Ilva in As e Acciaierie d’Italia in As. I giudici hanno disposto la sospensione delle attività siderurgiche a caldo, condizionando la ripartenza alla completa bonifica dell’asbesto e alla riduzione delle emissioni sottili. Il verdetto ha ribaltato la precedente decisione del Tribunale, rilevando la persistenza del pericolo per la salute pubblica legato al “progressivo ammaloramento dello stabilimento”.

Dopo la sentenza, il sindaco di Taranto, Piero Bitetti, ha commentato: “Taranto conosce meglio di chiunque altro il prezzo pagato in questi decenni. Per questa ragione, nel pieno rispetto delle decisioni della magistratura, ritengo che oggi si apra una fase nuova che impone a tutti, governo, istituzioni, azienda, parti sociali e territorio, di ragionare con serietà e responsabilità”. Per il primo cittadino, “non possiamo più limitarci a commentare una sentenza. È il momento di aprire un confronto concreto e fattivo, perché la città non può più vivere in una condizione di incertezza permanente”.

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha convocato d’urgenza una riunione a Palazzo Chigi nel pomeriggio del 27 luglio. Al termine, una nota ufficiale ha spiegato che “Nonostante i nuovi sviluppi, il Consiglio dei ministri confermerà lo stanziamento di un’ulteriore tranche del prestito necessaria ad assicurare la continuità operativa dell’azienda in attesa del perfezionamento della cessione con riferimento all’area a freddo”.

“Le sentenze sono sentenze, valgono per tutti e la sentenza mi sembra assolutamente chiara con l’ordine della chiusura dell’area a caldo, è questo è un fatto su cui stiamo ragionando – ha commentato il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti – ma questo è un fatto che stravolge una fase di cessione che era abbastanza avanzata direi prossima alla definizione con la controparte e che in questo momento cambia completamente le condizioni della vicenda”.

Intanto, il gruppo indiano Jindal ha confermato il proprio interesse per l’acquisizione dell’Ex Ilva di Taranto, sia per l’area a freddo sia per l’area a caldo, prevedendo anche la realizzazione di un nuovo forno carbon free. Il piano industriale proposto dal gruppo prevede una profonda riconversione del sito di Taranto, con un solo forno elettrico e un ruolo crescente dell’area a freddo e dei laminatoi, alimentati anche da acciaio prodotto in Oman, dove il gruppo sta realizzando un nuovo impianto.

In questo scenario delicato, i rappresentanti sindacali di Fim, Fiom e Uilm hanno incontrato il 28 luglio alcuni esponenti del governo a Palazzo Chigi sul destino dell’ex Ilva. Al termine del tavolo, hanno annunciato che proclameranno otto ore di sciopero in tutti gli stabilimenti e assemblee con i lavoratrici e i lavoratori. Dai sindacati è stato sottolineato che nel corso del tavolo il governo ha aperto ad un confronto che durerà nel mese di agosto.

Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, alla conclusione del confronto sull’ex Ilva con i sindacati ha annunciato la costituzione immediata di un tavolo tecnico, “già a partire da martedì prossimo, con la partecipazione delle organizzazioni sindacali, della Regione Puglia, del Comune di Taranto e dei Ministeri interessati, al fine di elaborare proposte concrete da sottoporre al più presto al confronto a Palazzo Chigi”. Mantovano, spiegano fonti di governo, ha posto due premesse alla sua proposta: “Credo sia doveroso riconoscere reciprocamente il senso di responsabilità dimostrato da tutti“.

I deputati liguri del Pd Valentina Ghio, Alberto Pandolfo e Luca Pastorino sono vicini ai lavoratori e alle lavoratrici e chiedono al Governo una visione unitaria e complessiva. “Comprendiamo la preoccupazione e l’angoscia dei lavoratori di Taranto, e quella delle migliaia di lavoratrici e lavoratori degli altri stabilimenti del gruppo, compreso quello di Genova. È proprio per questo che oggi serve una risposta unitaria: nessun territorio deve essere lasciato solo e nessun lavoratore deve pagare il prezzo dell’assenza di una politica industriale che il Governo avrebbe dovuto costruire da tempo – proseguono -. Genova può e deve continuare a lavorare. La continuità industriale inoltre va garantita all’intero gruppo. Le decisioni che verranno assunte nelle prossime settimane dovranno tenere insieme la salvaguardia dei posti di lavoro, il rispetto delle prescrizioni della magistratura e una prospettiva industriale credibile per tutti gli stabilimenti – concludono – Chiediamo al Governo e ai commissari straordinari di aprire un confronto permanente con le organizzazioni sindacali e con i territori”.

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