Pista da sci sintetica e abbattimento di 951 alberi in area protetta in Basilicata, Legambiente scrive al ministro Pichetto Fratin

progetto comprensorio Sellata

L’associazione denuncia le gravi criticità ambientali e procedurali del progetto di riqualificazione del comprensorio sciistico Sellata-Monte Pierfarone in Basilicata. Meno di tre mesi dall’avvio dalle Via all’apertura dei cantieri senza adeguato dibattito pubblico

Legambiente ha inviato oggi una richiesta di intervento urgente al Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin (e per conoscenza al Presidente della Regione Basilicata e al Commissario del Parco Nazionale dell’Appennino Lucano), in merito alle gravi criticità ambientali e procedurali legate al progetto di riqualificazione del comprensorio sciistico Sellata-Monte Pierfaone, nel comune di Abriola (PZ).

Nonostante i fondi pubblici stanziati – 8 milioni di euro, di cui 6 dal Programma Operativo Complementare al Por Fesr Basilicata – e la presentazione dell’opera come una “rivoluzione verde e turistica”, l’associazione ambientalista sottolinea come l’intervento si stia realizzando in un contesto di straordinario valore naturalistico, all’interno del Parco Nazionale dell’Appennino Lucano e al confine con la Zona Speciale di Conservazione (ZSC) “Faggeta di Monte Pierfaone” (IT9210115) della Rete Natura 2000.

Le criticità evidenziate da Legambiente in merito al progetto di riqualificazione del comprensorio sciistico Sellata-Monte Pierfaone

  1. Tempistiche anomale e assenza di confronto pubblico

L’iter autorizzatorio, dall’avvio della Valutazione di Incidenza Ambientale (19 maggio 2026) al parere favorevole (22 giugno) fino all’apertura dei cantieri in pieno agosto, si è concluso in meno di tre mesi. Una rapidità “del tutto inusuale per le pubbliche amministrazioni lucane” che, secondo Legambiente, ha impedito un dibattito informato e trasparente con i cittadini.

  1. Pesante impatto ambientale

Per realizzare la nuova seggiovia, la nuova pista sintetica da 480 metri (definita la più lunga d’Italia), i parcheggi e le infrastrutture connesse, è previsto l’abbattimento di 951 alberi di ontano e faggio, in un’area protetta. Un controsenso ambientale ed economico, soprattutto in piena crisi climatica.

  1. Pianificazione paesaggistica obsoleta

Il progetto si basa su un Piano Territoriale Paesistico del 1990, aggiornato solo nel 2005, che ignora completamente l’istituzione del Parco Nazionale dell’Appennino Lucano (DPR 8 dicembre 2007) e le attuali sensibilità ambientali. La Regione Basilicata, ad oggi, non ha ancora adottato un Piano Paesaggistico Regionale aggiornato.

  1. Contrasto con le norme di salvaguardia del Parco

Le opere previste appaiono in contraddizione con le disposizioni del DPR istitutivo del Parco, che tutela gli ecosistemi forestali e prevede solo attività turistiche e ricreative compatibili, autorizzando esclusivamente piste per lo sci di fondo e non impianti di risalita di nuova realizzazione.

Le richieste di Legambiente al ministro Pichetto Fratin sul progetto di riqualificazione del comprensorio sciistico Sellata-Monte Pierfarone in Basilicata

Legambiente chiede con urgenza a Pichetto Fratin di attivare tutte le prerogative del Ministero per:

  1. Garantire la massima trasparenza delle procedure, affinché cittadini e associazioni possano esercitare il diritto di informazione e monitoraggio.
  2. Promuovere un riesame della Valutazione di Incidenza Ambientale, considerato l’anomalo iter con cui è stata rilasciata e l’evidente contraddizione tra la tutela della ZSC e l’impatto del progetto (abbattimento di centinaia di alberi ad alto fusto). Una verifica necessaria anche per evitare il rischio di una procedura di infrazione europea contro l’Italia per omessa tutela del sito Natura 2000.
  3. Chiedere alla Regione Basilicata un’istruttoria interna per chiarire le ragioni di un iter così poco trasparente e la compatibilità dell’opera con gli obiettivi al 2030 su clima, foreste e biodiversità.
  4. Sollecitare l’Ente Parco a un approfondimento istruttorio, che non può limitarsi a un parere basato su uno strumento di gestione provvisorio (il DPR del 2007), in assenza del Piano del Parco (mancante da 19 anni).

“Il progetto Sellata-Monte Pierfaone rischia di diventare un simbolo di come l’opacità e la superficialità dei procedimenti autorizzatori possano trasformare un’opportunità di sviluppo turistico in un danno ambientale irreversibile”, dichiara Stefano Ciafani, Presidente nazionale di Legambiente.

“La montagna lucana – sostiene Antonio Lanorte, Presidentre di Legambiente Basilicata – merita un modello di turismo dolce, diffuso, sostenibile e comunitario, che valorizzi le peculiarità locali senza stravolgerle. Occorre puntare sulla fruizione turistica che tenga conto del valore intrinseco dei boschi, veri patrimoni da tutelare nell’era dei cambiamenti climatici, piuttosto che sacrificarli sull’altare di un modello anacronistico, artificiale e superato”.

Legambiente resta in attesa di un riscontro dal Ministero e annuncia che continuerà a monitorare l’evoluzione del progetto, riservandosi ogni azione utile alla tutela del patrimonio naturalistico e alla trasparenza amministrativa.