Alluvione in Nepal e Tibet provocato dal crollo di un ghiacciaio. Centinaia i morti: “Anche 2 italiani tra gli oltre 1300 dispersi”

L’alluvione che ha devastato un’area al confine tra il Nepal e il Tibet, stando agli ultimi dati forniti alla BBc dalla Polizia nepalese, ha provocato al momento 332 morti. Spaventoso il numero dei dispersi: più di 1300, di cui 823 in Nepal (tra loro 517 turisti, ha aggiunto l’Autorità nazionale nepalese per la riduzione e la gestione del rischio di disastri nel suo ultimo aggiornamento), e 558 in Tibet di cui 260 stranieri.

Tra i turisti che non si trovano ci sarebbero anche due cittadini italiani. A riportarlo è l’Ente nazionale del turismo del Nepal. Fonti della Farnesina non confermano facendo sapere all’Ansa che si stanno facendo delle verifiche. L’Unità di Crisi della Farnesina è in contatto con le autorità locali tramite il Consolato Generale d’Italia a Calcutta, il Consolato Onorario a Kathmandu, i tour operator ed anche l’Ambasciata d’Italia a Pechino. Finora sono stati contattati circa 130 connazionali segnalati nell’area, di più dei 90 registrati sul sito “Dove siamo nel mondo” dell’Unità di crisi della Farnesina.

Alluvione Nepal Tibet
Foto Ansa

I numeri di emergenza

Questi i numeri per le emergenze forniti dall’Unità di Crisi della Farnesina: +390636225, il Consolato Generale d’Italia a Calcutta al numero +91 33 2479 2426 e, per la Cina, l’Ambasciata d’Italia a Pechino al numero di emergenza +86 139 0103 2957.

Due italiani coinvolti nella frana

Oltre ai due italiani dispersi, ci sono al momento altri due italiani coinvolti nella frana. I due e la loro guida sono rimasti bloccati a monte di una frana che ha bloccato una strada. Sono in contatto con il Ministero e stanno bene.

In mattinata, il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, in un punto stampa al meeting di Rimini, aveva spiegato che “i due italiani che risultano coinvolti sono in buone condizioni, vengono assistiti dalla nostra diplomazia e li aiuteremo a rientrare quando riterranno opportuno, non abbiamo notizie di altri italiani coinvolti”. Poi, visitando la comunità di San Patrignano, Tajani aveva aggiunto: “Per quanto ci risulta soltanto due italiani erano rimasti coinvolti: sono in buona salute, sono seguiti dalla nostra Ambasciata a Nuova Delhi e dai nostri consolati in India. Faremo tutto ciò che è necessario per farli rientrare il prima possibile”.

Le nazionalità dei turisti dispersi in Nepal

Tantissimi i stranieri coinvolti. Nella lista dell’Ente del turismo del Nepal figurano 65 turisti statunitensi e 53 ucraini, oltre a 51 cittadini della Malesia, 35 dell’Australia, 33 del Regno Unito e 25 del Canada. Risultano dispersi anche nove visitatori di Singapore, otto ciascuno di Germania e Russia e sei ciascuno di Lettonia e Sudafrica.

Cinque cittadini di Giappone e Nuova Zelanda risultano irreperibili, insieme a quattro francesi e tre cittadini ciascuno di Belgio e Spagna. Inoltre, risultano dispersi due cittadini ciascuno di Bielorussia, Irlanda, Kazakistan, Paesi Bassi e Portogallo. Infine, nell’elenco figura un cittadino ciascuno di Bulgaria, Finlandia, Ungheria, Israele, Lituania, Filippine, Serbia, Svezia e Svizzera.

Alluvione provocato dal collasso di un ghiacciaio: “Potrebbe accadere di nuovo”

Ma cosa ha provocato questo alluvione lampo? Secondo quanto rilevato da vari punti di osservazione geologici sparsi nell’area e dalla visione dei satelliti, potrebbe essere stato causato dal collasso improvviso di un ghiacciaio. Simon Cook è docente senior di energia, ambiente e sicurezza presso l’Università di Dundee ed è specializzato in glaciologia. Alla Bbc ha dichiarato che a causa dei cambiamenti climatici ci potremmo trovare di fronte ad altri “collassi glachiali” come questo. Quanto accaduto si potrebbe quindi ripetere anche nella stessa area dove si potrebbe verificare un secondo fenomeno simile.

Ieri l’acqua è arrivata come un cannone ed è stata inarrestabile. Case, ponti, strade: in un attimo l’alluvione, con onde gigantesche ha travolto tutto lasciando dietro di sé solo fango e distruzione e morti. Le immagini che arrivano dal distretto montuoso di Rasuwa, nel nord del Nepal, a ridosso della frontiera con il Tibet cinese, raccontano una tragedia immane. La piena ha seguito il corso del fiume Bhotekoshi, spazzando via tutto nelle località di Timure e Syapru Besi, prima di proseguire verso valle e colpire anche i distretti di Nuwakot e Dhading.

Alluvione Nepal Tibet
Foto Ansa

Anche sul versante cinese la situazione è drammatica. Nella regione autonoma del Tibet, la frana originatasi dal lato nepalese ha colpito il valico di Gyirong, interrompendo comunicazioni e forniture elettriche. Le autorità cinesi hanno riferito di tre morti e 265 dispersi e il presidente Xi Jinping ha ordinato di profondere il massimo sforzo per le ricerche e di rafforzare il monitoraggio per prevenire nuovi disastri. Almeno 574 soccorritori sono stati mobilitati dalle autorità di Pechino, ma le operazioni sono particolarmente difficili a causa delle condizioni del terreno: per raggiungere la zona sono necessarie almeno quattro ore, perché i percorsi di accesso sono ostruiti da uno strato di sedimenti profondo circa un metro e mezzo.

La conferma che il dramma possa essere causato dallo scioglimento improvviso di un ghiacciaio è arrivata anche dal ministro degli Esteri nepalese, Shishir Khanal, e da una prima valutazione di scienziati nepalesi e cinesi. Una frana o una valanga di ghiaccio potrebbe aver ostruito il fiume Lhende.

Di certo rimangono le testimonianze di chi ha vissuto quei momenti. “Circa cinque minuti prima dell’atterraggio, abbiamo visto della polvere sollevarsi dal fiume”, ha raccontato alla Cnn Aman Budathoki, descrivendo poi “onde alte dai cinque ai sei metri” e detriti trascinati dall’acqua.

Il primo ministro nepalese, Balendra Shah, ha esortato la popolazione a restare unita di fronte alla catastrofe. “Per favore, abbiate pazienza. Il governo si assume pienamente la responsabilità dei soccorsi, delle cure, del cibo e dell’alloggio. In momenti come questo, di fronte a una simile catastrofe, dobbiamo tutti restare uniti”, ha dichiarato Shah in un messaggio pubblicato sui social media.

I soccorsi proseguono con 14 elicotteri, sei dell’esercito e otto privati, mentre decine di persone sono già state tratte in salvo per via aerea. Tutte le forze di sicurezza sono mobilitate nelle operazioni di ricerca e soccorso.

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