Roma, 31 ago. (askanews) – “Ho il Parkinson. Mi è stato diagnosticato nel novembre del 2020. Un amico ha notato come muovevo le mani. Il senatore Graziano Delrio, che è medico, mi ha detto: trascini i piedi, fatti visitare. Si tratta di una malattia ancora avvolta dal mistero. Non se ne conoscono le cause. È impossibile da prevenire. E se ne possono curare solo i sintomi: non si guarisce, né regredisce. La progressione varia a seconda dei casi, ma è inarrestabile. Sul mio Parkinson, recentemente, s’è pure innestata una forma di parkinsonismo atipico: incide sull’equilibrio, che diventa sempre più precario, e provoca una difficoltà della parola. Il che, intendiamoci, per un politico può anche essere un bene…”. Così Dario Franceschini, senatore ed ex segretario del Pd, più volte ministro, ha raccontato al ‘Corriere della Sera’ della sua malattia, precisando che “il Parkinson colpisce il corpo, non le capacità cognitive. Cali il ritmo del lavoro, lo adegui. Però io ho continuato, e continuo, con telefonate, incontri, riunioni”.
La sua prima reazione alla diagnosi, ha spiegato, “più che un pensiero, s’è trattato d’un riflesso istintivo: tentare di nascondere la malattia. Chi è colpito dal Parkinson tende a vergognarsi. Parla male, biascica, oppure cammina barcollando, sembra un ubriaco. Altri sono scossi da un tremore irrefrenabile. Nell’immaginario collettivo ci sono il pugile Muhammad Ali, che trema tutto, o papa Wojtyla, no? Si tratta di sintomi diversi che, nella maggior parte dei casi, scatenano però sempre il medesimo feroce senso di imbarazzo. Molti malati sono perciò inclini, letteralmente, a nascondersi. Qualcuno arriva addirittura a celare la diagnosi ai propri familiari, c’è chi decide di lasciare il proprio posto di lavoro. Invece”, ha rivendicato l’esponente dem, “è fondamentale non scoraggiarsi, svegliarsi al mattino con qualcosa da realizzare. Per cercare di combattere il Parkinson, oltre ai farmaci, è decisivo riuscire a riempire le proprie giornate e ripetersi: io non mollo, io continuo a vivere, a esserci”.
Rendere pubbliche le sue difficoltà, ha spiegato al Corsera il parlamentare ferrarese, è stata una scelta deliberata: “Tutti i medici, i neurologi, gli psicologi, i fisioterapisti che ho incontrato, mi hanno detto: ‘Se lei raccontasse la sua realtà, la sua vita quotidiana, spronerebbe tanti malati a uscire dalla penombra’. Parlare pubblicamente della mia malattia, è chiaro, mi costa, e molto. Per numerose ragioni: compreso un certo, credo comprensibile, pudore. Però ci ho riflettuto a lungo: e, mettendo sulla bilancia i pro e i contro, mi sono convinto che sia giusto descrivere questa particolare stagione della mia vita. Per dire a tutti gli altri malati di Parkinson: non isolatevi, continuate a vivere. Lo so bene che, in alcuni momenti della giornata, diventa tutto tremendamente faticoso, anche solo allacciarsi un bottone… Ma si può e si deve restare attivi. Io proseguo nel mio lavoro, anche se oggi ho, inevitabilmente, ritmi un po’ diversi dal passato”, ha concluso Franceschini.
