Roma, 1 set. (askanews) – In tutto 697 emendamenti, di cui 659 presentati da Pd, M5s, Avs e Iv (otto unitari), ma anche tre a firma di tutta la maggioranza più uno, che prevede l’abolizione della norma anti cespugli, che però non è firmato da Forza Italia. Con la scadenza del termine per depositare le proposte di modifica in Senato, la discussione sulla legge elettorale esce dal mero dibattito politico e torna al centro dell’attività parlamentare. Con una serie di nodi che però restano e, di fatto, saranno sciolti dal centrodestra solo quando il provvedimento arriverà in aula il 9 settembre. Tra questi, c’è l’ipotesi di introdurre la parità di genere anche per i capilista bloccati: la maggioranza ha infatti presentato l’emendamento caro a Giorgia Meloni che introduce le preferenze, ma che al momento – come da accordo sottoscritto dai partiti a inizio agosto – interviene sul delicato tema dell’equilibrio della rappresentanza imponendolo soltanto dal secondo posto in lista in poi.
Ma è soprattutto su un altro tema che la maggioranza dovrà continuare a confrontarsi nei prossimi giorni, ed è quello del ballottaggio. Alla fine, a differenza di quanto era trapelato alla vigilia, non è stato depositato l’emendamento di Forza Italia che fissava la soglia per accedervi al 40%. E’ la presidente dei senatori azzurri, Stefania Craxi, ad annunciarlo spiegando che “su una materia così delicata e strategica” è “necessario privilegiare il dialogo, la coesione della coalizione e la ricerca di soluzioni condivise”. E di certo il ballottaggio non lo è, visto che al recente innamoramento azzurro e al supplemento di riflessione aperto dentro Fratelli d’Italia, si oppone il no netto della Lega, come sarebbe emerso anche ieri in un incontro tra la presidente del Consiglio e i suoi alleati.
La questione non è tuttavia ancora accantonata perché, come annunciato, il senatore meloniano, Marcello Pera, ha presentato (solo per l’aula e non per la commissione) la sua proposta “a titolo personale” che lo prevede fra le prime due coalizioni a condizione che tutte e due abbiano superato il 38% dei voti. Ed è proprio questa una delle motivazioni addotte da Forza Italia per spiegare perchè ha cambiato idea: lo strumento per continuare a discuterne e ripresentarlo, magari attraverso una riformulazione, c’è già dunque non ne serviva un altro. Qualcuno, più malignamente, suggerisce che alla fine gli azzurri abbiano deciso di non intestarsi una battaglia che rischia di essere perdente.
Non c’è infatti solo la strenua opposizione della Lega ad aver consigliato di pensarci ancora un po’. La norma, in un sistema di bicameralismo perfetto, è di difficile scrittura perché molti e vari sono gli scenari che si possono determinare. Ma c’è anche il tema più politico di quanto alla fine il ballottaggio possa finire per produrre l’effetto contrario rispetto a quello per cui è stato pensato, ovvero risolvere a destra il problema Vannacci. Un doppio turno, infatti, potrebbe in realtà accrescere le percentuali di chi potrebbe decidere di dare il proprio consenso a Futuro nazionale al primo giro, sapendo che comunque potrebbe votare Giorgia Meloni al secondo. Questo è dunque lo stato dell’arte su cui si confrontano le opinioni nei partiti del centrodestra tanto che, da Fratelli d’Italia, non si esclude che alla fine si possa decidere di invitare il senatore Pera a ritirare la sua proposta eliminando direttamente il problema dal tavolo.
Se ne potrà discutere, appunto, fino al 9 settembre quando la legge approderà in aula, come ormai sembra certo, senza relatore e si aprirà la vera partita. E’ possibile anche che si decida di modificare, e non abolire, la norma anti cespugli: un emendamento a firma del senatore di Fdi Matteo Gelmetti prevede di non calcolare ai fini della cifra elettorale nazionale le formazioni sotto il 2% (nel testo della Camera era al 3%).
Le opposizioni sin da ora annunciano battaglia. Il Campo largo, più Italia viva, ha fatto una mossa unitaria presentando 8 emendamenti condivisi che, tra l’altro, prevedono un sistema di elezione a preferenza per tutti, oltre che la cancellazione dell’obbligo di indicazione del premier. “Hanno deciso – dice la segretaria dem, Elly Schlein – di fare una mossa disperata e che renderebbe questa pessima legge ancor più incostituzionale: inserire il ballottaggio. È vergognoso questo atteggiamento proprietario delle istituzioni, per cui Meloni legge i sondaggi del giorno e prova a costruirsi una legge elettorale su misura. Con le altre opposizioni faremo muro, e continueremo a parlare noi dei problemi veri degli italiani, che lei ha completamente dimenticato”.
