Scuola, servono investimenti per garantire pari diritti e opportunità educative

Legambiente nel 2008 in piazza per lo sciopero generale contro la riforma Gelmini

Ancora ritardi e divari geografici. Gli edifici scolastici dovrebbero e potrebbero essere presidi educativi e civici aperti alla comunità, offrire servizi alla cittadinanza, contrastando le disuguaglianze soprattutto in contesti più fragili

La riapertura dell’anno scolastico è sempre un momento carico di aspettative. Milioni di studentesse e studenti tornano in aula, gli insegnanti riprendono il loro lavoro educativo e le famiglie affidano alla scuola una parte fondamentale del futuro dei propri figli. Ma settembre è anche l’occasione per chiedersi quanto siano realmente uguali le opportunità educative offerte nel nostro Paese.

Il XXVI Rapporto Ecosistema Scuola di Legambiente restituisce l’immagine di un sistema che si è rimesso in movimento grazie anche alle risorse straordinarie del Pnrr, ma che continua a essere segnato da profonde disuguaglianze territoriali. Non si tratta solo di edifici, certificazioni o cantieri. In gioco c’è la qualità dell’esperienza scolastica: gli spazi in cui si apprende, i servizi disponibili, le opportunità che accompagnano la crescita di bambini, bambine e adolescenti.

Negli ultimi anni sono arrivati investimenti senza precedenti. Molte scuole sono state riqualificate, altre sono in fase di realizzazione e numerosi enti locali hanno avviato interventi per migliorare sicurezza ed efficienza energetica. Tuttavia, i progressi non sono uniformi e i divari continuano a pesare.

La scuola italiana riflette ancora le differenze che attraversano il Paese. Dove esistono maggiori risorse, competenze tecniche e capacità di programmazione, edifici e servizi risultano più adeguati. Dove queste condizioni mancano, si riducono anche le opportunità educative. E questo non è soltanto un problema infrastrutturale, ma una questione di diritti.

La distanza tra territori emerge con chiarezza osservando i servizi che affiancano l’attività didattica. Mense, tempo pieno, attività extrascolastiche, impianti sportivi, percorsi sicuri casa-scuola e servizi educativi integrativi rappresentano strumenti fondamentali per contrastare le disuguaglianze. In un contesto in cui molte famiglie faticano a sostenere costi aggiuntivi, questi servizi diventano fattori decisivi di inclusione e partecipazione.

Per questo la scuola deve essere sempre più un presidio educativo e civico aperto alla comunità, un luogo vissuto oltre l’orario delle lezioni, capace di offrire opportunità culturali, sportive e sociali, soprattutto nelle periferie urbane, nelle aree interne e nei territori più fragili.

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A rendere più urgente questa trasformazione contribuisce anche la crisi climatica. Le ondate di calore sempre più frequenti e la necessità di ridurre consumi ed emissioni impongono un ripensamento degli edifici scolastici. La scuola del futuro dovrà essere più sicura, efficiente, sostenibile e resiliente, in grado di garantire condizioni adeguate di benessere e apprendimento.

Molto resta ancora da fare. Il Rapporto evidenzia che il 57,2% degli edifici scolastici non ha beneficiato della verifica di vulnerabilità sismica e che quasi una scuola su tre necessita di interventi urgenti di manutenzione. Con la conclusione del Pnrr la sfida non sarà soltanto completare i cantieri aperti, ma trasformare gli investimenti straordinari in una politica strutturale. Manutenzione, sicurezza, innovazione degli spazi e qualità dei servizi devono diventare priorità permanenti.

La riapertura dell’anno scolastico ci ricorda che la scuola è una delle principali infrastrutture democratiche del Paese. Investire nella sua qualità significa investire nella coesione sociale, nelle opportunità e nel futuro, garantendo che il luogo in cui si nasce non determini la qualità dell’istruzione che si riceve.

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