Da ministro dell’Istruzione, anche Sergio Mattarella “redigeva circolari” che invitavano a non concentrare i ragazzi stranieri nelle stesse classi. Giorgia Meloni ha scelto il salotto tv di Bruno Vespa, prima nella trasmissione 5 Minuti poi a Porta a Porta, per respingere e girare a suo favore “l’interpretazione prevalente” che ha letto le parole del Capo dello Stato all’inaugurazione dell’anno scolastico ad Amatrice come una contestazione al governo. E alla sua volontà di porre per legge, e non via circolare, un tetto agli stranieri in classe che dovrebbe arrivare già giovedì in Consiglio dei ministri.
L’intento, è il ragionamento, è quello di “superare i ghetti”, sia da parte dell’esecutivo sia nelle parole del presidente della Repubblica che “per l’appunto dice che la scuola deve superare i ghetti, deve non creare ghetti”. E un ghetto “è chiaramente molto più semplice se tu prendi un bambino straniero che non parla la nostra lingua e lo metti in una classe dove la prevalenza degli studenti non parla la nostra lingua”. La volontà del governo, insomma, è di arrivare a “una distribuzione più equa delle classi”, intervenendo, ha precisato Meloni, sui “ragazzi che non parlano la nostra lingua”. Si tratta di “buonsenso”, come nel caso del burqa, che va vietato a scuola, e anche nei luoghi pubblici come propone FdI, pure per una questione di “sicurezza”.
La procedura di infrazione Ue e l’Istat
C’è anche l’economia, nella puntata di Porta a Porta, nel giorno in cui sfuma l’uscita anticipata dalla procedura di infrazione Ue per deficit eccessivo. “Sono molto dispiaciuta” perché “avevamo fatto 30…” ha commentato la premier ricordando che c’è stato “un lavoro molto complesso che ci ha portati a ridurre il deficit dall’8,1% al 3,08%”. Certo il rammarico aumenta perché “anno dopo anno sono state riviste” le stime e “non so se l’Istat sottostima gli italiani o il governo…”. Certo è che ora il percorso è più complicato anche per sfruttare la clausola su difesa ed energia ma al momento non ci sarebbero decisioni prese. Nei prossimi giorni si approfondirà durante il lavoro per la prossima legge di Bilancio, con la quale il governo lavora, ha ribadito, a confermare “la detassazione degli aumenti contrattuali”.

La prossima sarà probabilmente l’ultima manovra del suo esecutivo, se si dovesse arrivare al voto in primavera anziché proprio alla scadenza naturale della legislatura. “Lo dicono tutti perché non vedono l’ora di levarcisi dalle scatole”, ha scherzato la presidente del Consiglio senza sbilanciarsi però sulla data.
Le accuse di Vannacci
In vista della campagna elettorale, la leader di Fratelli d’Italia ha invitato un messaggio a Roberto Vannacci: “Non ho elementi per sostenere una cosa del genere, non la sostengo. Ma alcune pagine rilanciate da Vannacci hanno usato argomenti proprio della più vergognosa propaganda russa contro di me, di avere una relazione col presidente ucraina o di fare uso di droghe. Quando ho trovato questi contenuti mi sono interrogata. Credo che sia legittimo aspettarsi da uno che si definisce patriota parole molto chiare. Accuse così infamanti contro chi rappresenta l’Italia sono accuse di fronte a cui un patriota alza la testa. Finora è rimasto in silenzio”.
La legge elettorale
All’appuntamento con le urne si arriverà, se tutto andrà liscio nell’ultimo passaggio alla Camera, con la riforma della legge elettorale che reintroduce le preferenze. Se non dovesse esserci la fiducia “ne prenderemmo atto”, ripete la premier lasciando comunque aperta la porta di un voto anticipato se la legge non dovesse passare.
Il bollo auto e le regioni
Meloni ha risposto anche alle accuse dopo l’annuncio dell’abolizione del bollo auto nel 2027: “Le Regioni sanno benissimo che la misura, che costa 2,4 miliardi” di euro, “non viene pagata dalle Regioni, che vengono rimborsate dallo Stato. Mi pare che le critiche che stanno arrivando da diversi presidenti” in particolare “di partiti dell’opposizione, siano strumentali, ho sentito anche accuse abbastanza gravi”. La premier ha attaccato il Movimento 5 Stelle: “Dicono che ‘Meloni deve cambiare la campagna elettorale’” ma “noi stiamo ancora pagando i miliardi di bonus edilizi di Conte, questo mi fa sorridere. È falso, niente verrà tagliato dalla sanità regionale. I presidenti della sinistra possono sempre decidere di non aderire, non ricevere i contributi e far pagare il bollo”.
Aumenti contrattuali e salari
Meloni ha confermato di voler mantenere nella prossima legge di Bilancio “la detassazione degli aumenti contrattuali, portata al 5%. Dagli studi che ha il ministero del Lavoro, la misura ha riguardato oltre quattro milioni di lavoratori che hanno avuto un aumento grazie a questa misura. Piano piano stiamo recuperando con i salari” che a detta della premier stanno crescendo del 3 per cento inveretendo la stagnazione degli anni precedenti.
La reazione dell’opposizione alle parole della premier
Per Elly Schlein, “tirare per la giacca il presidente della Repubblica cercando di trascinarlo, come ha fatto Meloni, sulla polemica strumentale del giorno, è segno evidente di una totale mancanza di senso dello Stato e costituisce una provocazione diretta alla più alta carica dello Stato. Una cosa di cui l’Italia non ha assolutamente bisogno”. Luca Pirondini, capogruppo del M5s in Senato, commentato le parole di Meloni ha detto: “Non ha capito le parole di Mattarella sulla sua proposta sconclusionata ed inattuabile del tetto agli stranieri nelle scuole, oppure sta manipolando a suo favore le parole del presidente della Repubblica. In entrambi i casi siamo davanti a una presidente del Consiglio fuori controllo che non si fa scrupolo di fare propaganda sulla pelle della scuola pubblica e attaccare il Quirinale con una sola mossa”.
Per Angelo Bonelli di Avs, “Meloni non ha più limiti” dal momento che ora “apre uno scontro istituzionale con il presidente della Repubblica” pur di fare “propaganda” e non “occuparsi dei veri problemi della scuola pubblica italiana”.
Roberto Vannacci, pur essendo stato nominato dalla Meloni ed accusato di non aver smentito certa propaganda, ha commentato dicendosi d’accordo con quanto detto dalla premier sul tetto agli stranieri: “La sinistra sta usando le parole del presidente Mattarella per attaccare il tetto agli alunni stranieri nelle scuole. Peccato che nel luglio del 1990 Mattarella, allora Ministro per la Pubblica Istruzione, sosteneva la necessità di ‘ripartire gli alunni stranieri in ragione di qualche unità soltanto per classe, al fine di agevolarne la naturale integrazione linguistica con gli alunni italiani’”.
L’articolo Meloni a tutto campo: prima difende il tetto degli stranieri in classe tirando in ballo Mattarella, poi attacca Vannacci e l’Istat proviene da Blitz quotidiano.
