Nessuna uscita anticipata dalla procedura di infrazione europea. Anche se solo per uno zero virgola, il deficit dell’Italia resta al 3,1% del Pil, poco sopra la soglia per uscire. A fornire i dati che appaiono come una doccia fredda per l’esecutivo sono i dati Istat 2025: ci “avevamo sperato” e ne “prendiamo atto, non senza rammarico” ha commentato il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti che ora punta a portare a casa il risultato nel 2027.
Deficit al 3,1%, margini di spesa ridotti ad un anno dalle elezioni
Il nodo politico è tutto qui, perché per incassare l’uscita dalla procedura di infrazione si assottigliano i margini di spesa sperati, e, a ridosso delle elezioni, gli azionisti di governo fremono. Matteo Salvini lo mette subito in chiaro: “Come ministero solo a me servono 8 miliardi cash a fine anno per pagare i lavori già fatti”, “serve uno scostamento di bilancio da miliardi”. Slanci subito smorzati, apertamente da Forza Italia e da diverse fonti parlamentari di FdI che quotano bassa l’ipotesi di uno scostamento. “Continuiamo a gestire con oculatezza i conti pubblici. Peraltro è quello che dice Giorgetti…”, afferma l’azzurro Raffaele Nevi.
La trattativa con la Ue e la tassazione a banche e giganti dell’energia
Nell’arduo compito di tenere tutto insieme il governo potrebbe, invece, puntare su un’ulteriore trattativa con l’Ue. Il nodo è come fare una manovra espansiva che possa “tagliare le tasse”, senza intaccare ulteriormente il rapporto deficit/Pil. E come conciliare il tutto con la flessibilità richiesta su energia e difesa. “Le banche potranno portare un loro importante contributo”, insiste il leader leghista proponendo di chiedere soldi “anche” ai giganti energetici. “Si può ragionare su un contributo straordinario delle compagnie energetiche – risponde ancora il portavoce degli azzurri Raffaele Nevi -. E andrebbe applicato il metodo Tajani già usato con le banche”.
La tesi è che, se sulle società energetiche si può lavorare, le banche hanno già dato. Ci sono dei “patti” già chiusi e l’associazione bancaria è “indisponibile” a non mantenerli, ricorda anche il presidente dell’Abi, che sottolinea: “Le banche hanno fatto tutto il possibile per sostenere l’economia”. Tra gli azzurri qualcuno spera nella possibilità di attingere, per la manovra, anche ad avanzi del Pnrr (quantificati in “cinque miliardi”). Ma le leve proposte dal partito di Antonio Tajani sono diverse: dalla “mobilitazione del risparmio privato per gli investimenti pubblici” alla “riduzione della spesa pubblica”.
Gli attacchi all’Istat
Di certo quel 3,1% ha creato malumori nella maggioranza. A microfoni spenti, un deputato azzurro definisce un “errore” aver creato l’aspettativa di uscire in anticipo dalla procedura. E da FdI Francesco Filini fa emergere per primo la critica, poi rilanciata dalla stessa Giorgia Meloni durante l’intervista rialsciata a Bruno Vespa sul conteggio dei dati: “Da quando siamo al governo, l’Istat non ha fatto che aggiornare le stime del Pil”, “al rialzo” e “sono convinto che scopriremo tra qualche tempo che l’Italia è già uscita dalla procedura di infrazione nel 2025”. Questo “sarebbe un errore di stima molto impattante”.
Dal governo, il vicepremier Antonio Tajani e il ministro Adolfo Urso si mostrano ottimisti. “Quello 0,1% è un’inezia. Siamo nella direzione giusta”, dice il leader azzurro. “Vengono confermate le previsioni per l’uscita dalla procedura d’infrazione già dal prossimo anno”, afferma il ministro dello Sviluppo Economico. La vede diversamente il senatore leghista Claudio Borghi secondo cui “possiamo tranquillamente rimanere in procedura d’infrazione, come ci rimane la Francia”( che attualmente ha un rapporto Pil/deficit che supera il 5% ndr).
La promessa che filtra da diverse fonti di FdI è quella di una “manovra come l’abbiamo sempre fatta” evitando se possibile lo scostamento”. Nel caos delle dichiarazioni incrociate e di una linea politica ancora tutta da definire, la posizione ufficiale dei Fratelli viene affidata al responsabile Economia, Marco Osnato: “Chi insegue il pareggio contabile a ogni costo sacrifica crescita e lavoro. Noi abbiamo scelto di stare accanto alle famiglie, restando comunque dentro la rotta di rientro concordata”.
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