Centrosinistra, Schlein prepara direzione e tiene punto su primarie

Roma, 29 set. (askanews) – E’ un clima sospeso quello che si percepisce dalle parti del centrosinistra, dopo la festa dell’Unità del Pd e la conclusione di ‘Nova’ di M5s il fronte progressista sembra fermo sulle gambe e soprattutto tra i democratici cresce l’attesa per la direzione di venerdì, per capire se Elly Schlein proseguirà col suo passo da maratoneta o deciderà di tentare un affondo. Secondo le ultime voci che girano tra parlamentari e dirigenti dem la Schlein non ufficializzerà la candidatura alle primarie già in direzione, potrebbe ribadire la sua linea (o accordo sul capo del partito che prende più voti alle politiche o i gazebo) e provare a indicare tempi certi per l’avvio del tavolo programmatico, oltre a convocare l’assemblea Pd che dovrà votare la proroga del suo mandato e rinviare il congresso al prossimo anno.

Qualcosa in più si capirà alla segretaria di domani, che appunto preparerà il terreno alla direzione. La segretaria deve fare i conti con i timori e le spinte centrifughe presenti anche nel suo partito, la pressione per il rinvio delle primarie è sempre più insistente, anche se esercitata sotto traccia. Le uscite di Angelo Bonelli, Avs, non sono state apprezzate per niente al Nazareno, assicura un parlamentare. Il dirigente dei Verdi ha ripetuto che le primarie sono un rischio e ha suggerito la ‘terza via’, cioé un tavolo di coalizione per scegliere un nome che non sia né quello di Conte né quello della Schlein.

Molti, anche nella maggioranza che sostiene la segretaria, temono che i gazebo possano provocare danni. “Se la Schlein dovesse perdere si fa male tutto il partito, non solo lei…”, dice un esponente della sinistra. Massimo D’Alema e Goffredo Bettini più volte hanno espresso pubblicamente e privatamente i loro dubbi, a luglio il tesoriere Michele Fina aveva invitato alla prudenza su Rinascita, la rivista rilanciata da Bettini, e Roberto Speranza ha fatto altrettanto a fine agosto.

La segretaria, però, al momento non sembra vacillare. Anche ieri Igor Taruffi, suo braccio destro e responsabile organizzazione, in Tv ha ripetuto il mantra: “Esistono due modi per scegliere la guida di una coalizione: o si fa che il partito più votato esprime il candidato oppure si fanno le primarie”. I più, appunto, scommettono che la leader democratica non si scosterà molto da questo copione, rimandando l’ufficializzazione della corsa alle primarie magari all’assemblea che verrà convocata.

Taruffi ha anche risposto alla minoranza Pd che valuta di chiedere il via libera a un secondo candidato dem alle primarie, per schierare Giorgio Gori. “Il Pd ha uno statuto che indica chiaramente chi è il candidato a Palazzo Chigi direttamente, cioè la segretaria del nostro partito, e in caso di primarie la segretaria del partito. Da questo punto di vista non vedo particolari elementi di discussione”.

Gli elementi di discussione in realtà ci sono, perché lo statuto prevede anche la possibilità di una seconda candidatura, previo ok dell’assemblea del partito. L’ipotesi della candidatura di Gori non convince tutti i riformisti, l’europarlamentare era pronto a ufficializzare la propria disponibilità a correre già a Prato, sabato scorso, ma gli altri lo hanno frenato: “Dobbiamo prima capire se ci sarà un turno unico o due turni – è stato il ragionamento – con il doppio turno ha un senso, i nostri voti al ballottaggio andrebbero alla Schlein. Ma col turno unico rischieremmo di farla perdere e favorire Conte”.

Le parole di Taruffi di ieri, però, non sono piaciute nemmeno a chi nella minoranza ha perplessità sulla seconda candidatura. “Dovrebbe ricordare che la segretaria è in scadenza e dovrà chiedere una proroga da votare a maggioranza assoluta degli aventi diritto in assemblea…”.

C’è poi la questione Ucraina, se Conte ha tracciato la sua ‘linea rossa’ lo stesso hanno fatto i riformisti, per loro l’invio di armi a Kiev non può essere messo in discussione. Su questo oggi la Schlein è sembrata rassicurare la minoranza: quando le è stato chiesto se i valori dell’Ue si difendono anche sostenendo l’Ucraina la risposta è stata netta: “Sì, certamente. David Sassoli era stato dichiarato persona non grata (dalla Russia, ndr) e ne era anche orgoglioso”. Certo la leader Pd ha ribadito la necessità di nominare un negoziatore europeo, ma poi ha aggiunto: “Raggiungere una pace giusta è un obiettivo necessario ma una pace giusta non può essere la resa alle ragioni dell’aggressore”.

Quello che dovrebbe essere annunciato, secondo diversi parlamentari, è un’accelerazione sul programma, proprio per dissolvere quel clima di sospensione di cui si lamentava oggi un dirigente del centrosinistra: “Siamo fermi, Schlein e Conte nemmeno si parlano da giorni. Così rischiamo…”. I parlamentari più vicini alla leader Pd minimizzano: “Conte non vuole rompere, anche sull’Ucraina non farà scherzi. Elly non mollerà sulle primarie e le vincerà. Le fibrillazioni svaniranno”.

[Il pressing anti-gazebo non fa breccia. Su Kiev: “Pace non è resa a aggressore”|PN_20260929_00110|in02|https://askanews.it/wp-content/uploads/2026/09/20260929_204607_87766FC9.jpg|29/09/2026 20:46:23|Centrosinistra, Schlein prepara direzione e tiene punto su primarie|Centrosinistra|Politica]