Leopolda peace and love, Renzi evita lo scontro con Conte, ma sottolinea: “Non devo dare garanzie”

Firenze, 3 ott. (askanews) – La Leopolda come ‘camera di compensazione’ tra le liti e i veti che agitano il centrosinistra? No, forse così è un po’ troppo ma, di certo, l’intenzione è di lanciare dalla stazione fiorentina “segnali di pace” o, meglio, precisa Matteo Renzi, “idee” più che “veti, polemiche ed esclusioni” al campo progressista.

Sono lontanissimi i tempi in cui Renzi, proprio da qui, attaccava duramente il Pd di Pierluigi Bersani – era il 2010 – ma oggi tutto è cambiato – anche più volte – e sedici anni in politica sono più di un’era geologica. Soprattutto, è il ragionamento dell’ex rottamatore, dopo quattro anni di governo Meloni in cui “l’Italia sta peggio”, “le famiglie sono più povere, la gente se ne va”, chi si propone come alternativa “non può stare a litigare, a escludere, a fare polemiche” perchè “se il centrosinistra si mette a litigare e perde le elezioni è da rinchiudere”. La posta in gioco è alta, come ripete da giorni: “Meloni è a un bivio, o va al Quirinale o va a casa”.

Il palco della Leopolda, anche per la tempistica della kermesse, si pone a metà strada tra la direzione Pd di ieri, in cui Elly Schlein ha lanciato il mantra “generosi, non ingenui”, gli incontri di Giuseppe Conte, in aperta competizione con la segretaria Dem per la leadership, in giro per l’Italia – il leader M5s è atteso oggi all’Unione operaia Colonnata, a Sesto Fiorentino – e i maldipancia dei riformisti Dem che oggi vedranno Giorgio Gori ospite della tribuna renziana.

In tutto questo, Renzi, che notoriamente non è un tipo ‘peace e love’, cerca di tenersi lontano dalla polemica diretta, one to one, con Giuseppe Conte. I giornalisti incalzano, gli chiedono di quella frase di ieri del leader M5s sulla necessità che Schlein gli faccia da garante, e lui fa un giro largo, smorza, smussa: “Vedremo se sarà Conte o saranno altri” a guidare il centrosinistra, “ma è l’ultimo dei problemi”. In questo momento, ricorda, serve “attenzione ai problemi” degli italiani, alla “sicurezza, al garantismo, al riformismo”, non al “chiacchiericcio Conte-non Conte, che personalmente ritengo assolutamente non importante rispetto al dibattito che stiamo vivendo”.

Ma quando i cronisti rilanciano sulla parola “garanzia” l’ex premier non resiste e tira fuori una delle sue citazioni preferite: “Clint Eastwood diceva: ‘Se vuoi una garanzia comprati un tostapane”. E spiega: “La politica non si fa sulla base dei rapporti personali, si fa sulla base delle idee. Allora io dico a Conte e a tutti gli altri: se volete stare su discussioni di merito, noi ci siamo. Magari con un contratto alla tedesca. Continuare a litigare nel centrosinistra significa regalare il Paese e il Quirinale alla Meloni”.

Proprio sulla questione Colle Renzi tira fuori l’orgoglio (“Io ho portato Sergio Mattarella al Quirinale, non ho portato Matteo Salvini al Quirinale”) e, alla fine, arriva anche la risposta diretta a Conte: “Non ho bisogno di dare garanzie, ho bisogno di portare i voti in una scommessa che abbia chiari i paletti per tutti e, quindi, che nessuno possa permettersi di uscire da questi paletti”, conclude.

[E invoca: “Paletti chiari per tutti” nel centrosinistra|PN_20261003_00020|in04 rj01|https://askanews.it/wp-content/uploads/2026/10/20261003_144012_224C8774.jpg|03/10/2026 14:40:23|Leopolda peace and love, Renzi evita lo scontro con Conte, ma sottolinea: “Non devo dare garanzie”|Centrosinistra|Politica]