Le risorse investite nella previdenza complementare italiana sono quasi raddoppiate in dieci anni, passando dai 117,3 miliardi di euro del 2016 ai 227,1 miliardi del 2025, con 11 milioni di iscritti. La partecipazione però resta bassa proprio tra chi potrebbe trarne più vantaggio: tra i lavoratori dai 15 ai 34 anni si ferma al 33,2%, contro una media del 39,8%, e tra le donne al 36%, rispetto al 43% degli uomini.
Sono alcuni dei dati del rapporto “Investire nel futuro del Paese: il ruolo della previdenza complementare collettiva”, realizzato da Teha Group con il sostegno di Assofondipensione e presentato nei giorni scorsi. I margini restano ampi: secondo lo studio, con i trend attuali l’adesione ai fondi negoziali arriverebbe al 51,7% nel 2040, mentre un’accelerazione mirata permetterebbe di toccare il 50% già nel 2032 e il 79,4% nel 2040.
Guardando alle nuove generazioni, a margine dell’evento il presidente di Assofondipensione, Giovanni Maggi, è intervenuto sull’ipotesi di un fondo pensione per i nuovi nati. “Ci sono dei tavoli tecnici di confronto con il Mef”, ha spiegato, augurandosi che l’iniziativa, “un progetto positivo”, nasca in collaborazione con l’associazione. Serve però una “formula adeguata” che guardi al lungo periodo, perché “non basta mettere un importo una tantum”. Sul tema si è espresso anche il vicepresidente Ignazio Ganga: la governance “viene dopo”, la priorità è dare vita a un sistema che a fine carriera garantisca “una condizione previdenziale adeguata ai costi della vita”.
Gli investimenti nell’economia reale italiana
Nel corso della giornata si è parlato anche di investimenti nell’economia reale italiana. Secondo il rapporto, ad oggi 43,9 miliardi (il 19,3% delle risorse), sono investiti in Italia, e Maggi auspica, in linea con quanto indicato dal governo, che una parte crescente sostenga il sistema Paese, oltre che con titoli di Stato, anche con private equity, private debt, venture capital e infrastrutture.
Il nodo però, per il coordinatore del comitato tecnico dell’associazione, Riccardo Realfonzo, è che questi mercati in Italia sono “incompleti” e “piccoli”, poco liquidi e con costi elevati: serve un fondo pubblico di protezione dalle perdite che permetta “con un piccolo capitale pubblico” di “generare grandi investimenti privati”.
Su questo tema il segretario confederale della Uil, Santo Biondo, ha ricordato che la priorità resta la tutela del risparmio dei lavoratori e che serve operare in modo prudente perché non si può finanziare un’economia reale “che contrasta con quelli che sono gli interessi del mondo del lavoro”.
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