La nuova legge elettorale: il Melonellum, approvato tra contestazioni, cartelli, colonnelli e voti segreti svelati

Roma, 8 ott. (askanews) – Il via libera definitivo alla legge elettorale, con voto segreto, arriva alla Camera con tutti i deputati in piedi nell’emiciclo: il centrodestra esplode in un applauso mentre le opposizioni, in particolare Pd-M5S-Avs, espongono cartelli con le scritte “NO all’Imbroglio”, “Legge Truffa”, “Con Meloni Gasolio a 3 euro”, “Con Meloni salari al palo”, “Con Meloni – sanità e + armi”.

Lo ‘Stabilicum’, ‘Melonellum’, ‘Vampirellum’ o ancora il ‘Machellum’ (da macho per il taglio sulle quote di genere) o anche la ‘legge infame’ o addirittura, per contro, il ‘Paradisium’, troppe le versioni del nome per ricordarle tutte, è stato approvato e ora le attenzioni saranno tutte rivolte alla Consulta – che dovrà esprimersi su ricorsi già ‘confezionati’ – e alla data delle elezioni, che potrebbero tenersi tra maggio-giugno e la scadenza naturale della legislatura.

I ricorsi non sembrano impensierire particolarmente i padri della riforma che già rispetto alla prima versione sono intervenuti a correggere alcune storture sottolineate da diversi costituzionalisti nelle varie audizioni. A rischio di incostituzionalità sicuramente la norma che aumenta in modo esponenziale il numero minimo di firme da raccogliere per consentire la presentazione di liste ai partiti che sono fuori dal Parlamento. Tuttavia, ragiona uno degli sherpa, seppure la consulta dovesse cassarla la legge starebbe in piedi. A suscitare i dubbi di qualche costituzionalista anche l’abolizione dell’alternanza di genere dei capilista. Secondo le considerazioni dell’opposizione invece sotto la lente della Consulta finirebbe soprattutto il premio di maggioranza al Senato: un premio nazionale per una Camera che la Costituzione prevede essere eletta su base regionale. La convinzione diffusa nel centrodestra tuttavia è che a tutelare la riforma approvata oggi su questo punto siano le sentenze della Corte costituzionale del 2014 e del 2017, rispettivamente sul Porcellum e sull’Italicum, in cui è stata sottolineata l’importanza dell’omogeneità dei sistemi per l’elezione della Camera e del Senato.

La mattinata nell’aula di Montecitorio, durante le dichiarazioni di voto, fila via senza forti emozioni pur scaldandosi quando cominciano a prendere la parola i big (la segretaria dem Elly Schlein e il presidente M5S Giuseppe Conte che mostra la foto di Scarpinato con Falcone e Borsellino, seguite da quelle di Delmastro con Caroccia e Colosimo con Ciavardini). A quel punto l’aula si è riempita. Ci sono il vicepremier Antonio Tajani e gli altri ministri-deputati (manca Giorgetti impegnato in Lussemburgo), sottosegretari e parlamentari. Ma è con l’intervento del fedelissimo della premier Giorgia Meloni, il responsabile organizzazione di Fdi Giovanni Donzelli, che il clima si scalda, in particolare quando replica a Conte: “Anche nei dipinti dell’Ultima cena Giuda è accanto a Gesù”. Brusii dai banchi delle opposizioni che esclamano ‘Ohhhhhhhhh!’ e poi ‘Ma che dici???’ quando cita la crescita di posti di lavoro (“un milione e 300mila posti di lavoro”) e respinge la tesi di chi parla di “svolta autoritaria”.

Quando arriva il momento di votare, il presidente Lorenzo Fontana è costretto a richiamare all’ordine (“seduti”) mentre riprende forma la ‘militarizzazione’ dell’aula che si era palesata sulle pregiudiziali la scorsa settimana con i colonnelli Fdi sugli scranni più alti dell’emiciclo a ‘vigilare’. Donzelli stesso, che aveva parlato dal suo posto, si posiziona come in occasione delle pregiudiziali in cima, insieme alle ‘sorelle d’Italia’ Sara Kelany e Augusta Montaruli. Un posizionamento rilevato dalla Schlein che attacca sulla “fiducia che mi pare non ci sia, a giudicare dai cinque colonnelli che avete piazzato nell’ultima fila: vi siete cambiati di posto per controllare dove metteva il ditino il vicino”.

Colpisce l’attenzione, e desta curiosità, il fatto che alcuni deputati di Fi abbiano inserito nelle pulsantiere, che si usano per garantire il voto segreto, dei fogli arrotolati posizionati già sul sì. L’azzurro Andrea Caroppo, interpellato in proposito, sostiene di votare “sempre così per tenere premuto il pulsante”. E a chi gli fa notare che in questo modo il voto segreto si palesa risponde: “Tutti sanno come votiamo, quindi…”. “Il voto è segreto per chi intende avvalersi della segretezza”, puntualizza il collega Giovanni Arruzzolo.

[La maggioranza tiene. Ora la partita dei ricorsi e i dubbi sulla data delle elezioni|PN_20261008_00135|in02|https://askanews.it/wp-content/uploads/2026/10/20261008_181935_67137E2F.jpg|08/10/2026 18:19:45|L.elettorale, diventa legge tra cartelli, colonnelli e ‘svelamenti’ voto segreto|L.elettorale|Politica]