Roma, 22 ott. (askanews) – Anche oggi il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella rivolge un appello ad ascoltare i giovani. Nel consegnare le “stelle al merito del Lavoro” a quei lavoratori dipendenti che si sono distinti per dedizione, professionalità e rettitudine, (quelli del 2026 erano in 38, molte le donne), il capo dello Stato ha nuovamente ricordato che il futuro sono i giovani e a loro “va data fiducia, ampiamente e concretamente” perchè “la Repubblica ha bisogno della loro passione”.
Nel pomeriggio Mattarella ha emanato il dl cortei che servirà al governo a gestire le prossime manifestazioni anche se al Quirinale fanno notare che a parte l’inasprimento di alcune pene, molte delle previsioni di legge riguardanti i minori esistevano già nel nostro ordinamento. Le sue osservazioni sul decreto, del resto, le aveva già espresse prima che venisse approvato dal Cdm. Ma il suo pensiero sulla situazione di malessere e di difficoltà dei nostri ragazzi le ha ampiamente illustrate ieri.
Oggi invece al Quirinale è stato il giorno del discorso sul lavoro con una riflessione in particolare sull’avvento delle nuove tecnologie: “Il primato della persona va ribadito nelle vorticose trasformazioni che rischiano di incoraggiare pretese egemoniche di tecnocrazie che utilizzano le stesse tecno-scienze per ottenere un potere basato non sulla democrazia bensì sul profitto economico”, ha ammonito il presidente secondo il quale è fondamentale che siano gli uomini a governare queste trasformazioni: l’IA può essere “alleata del benessere” non va temuta o osteggiata ma “la condizione irrinunciabile è che la responsabilità delle scelte strategiche, le regole del loro impatto sociale siano sempre nelle mani delle donne e degli uomini, delle loro comunità”. C’è spazio anche per una freddura dal momento che qui si premiano proprio i lavoratori: “evitiamo che il prossimo concorso lo vinca un umanoide”, dice suscitando l’ilarità anche un pò preoccupata della platea.
Il vero rischio dunque non è la tecnologia in sè ma chi la controlla, e il ragionamento torna ai “monopolisti” di cui ha accennato ieri: “Non intendiamo che possano svilupparsi, anche attraverso un uso perverso di algoritmi, nuove, insidiose forme di asservimento”, avverte Mattarella. Nelle affermazioni dei miliardari alla Elon Musk che ipotizzano la “fine del lavoro” per come lo intendiamo oggi il capo dello Stato legge una “visione che può condurre a una compressione della stessa libertà e a una organizzazione sempre più duale dei diritti nella società. Una società divisa tra pochi ricchi Epulone e tanti, tanti Lazzaro (citando la parabola del Vangelo di Luca nella quale i ricchi, “epuloni” nell’aldilà subiscono le amare conseguenze della loro indifferenza verso i poveri in vita, ndr)”.
Mattarella torna quindi a riferirsi ai valori sociali racchiusi nel progetto europeo: “l’Europa – dice – è chiamata a difendere i valori della propria civiltà e a sostenere il proprio modello sociale” ma può farlo solo se ribadisce che “un’appropriata dinamica salariale” non è un “costo da ridurre per ottenere competitività” ma serve a restituire dignità al lavoro. Il lavoro, ribadisce Mattarella, è dignità, è la base della nostra Repubblica, ma è anche “veicolo di democrazia” perchè “contribuisce alla qualità della coesione di una società civile”, perchè “costruisce relazioni e dunque comunità”. E il fondamento di ogni comunità sono il dialogo e la dialettica sociale che si organizza attraverso il lavoro.
E per Mattarella “una società coesa è una società che dà forma e sostanza alla propria sicurezza. La coesione favorisce la partecipazione, induce ad avvertire il bene comune come proprio. Aiuta la stessa economia e le istituzioni”.
