Infrastrutture sostenibili, la chiave è il dialogo con le comunità locali

Nuovo impianto eolico del gruppo IVPC ad Aquilonia (Av)

Secondo l’Oxford Economics per il prossimo quinquennio gli investimenti infrastrutturali in Italia potrebbero far registrare importanti tassi di crescita. Ma per farli andare nella giusta direzione serve coinvolgere di più tutti i portatori di interessi economici, sociali e istituzionali

Gli investimenti in infrastrutture sostenibile si possono attrarre di più anche in Italia se c’è un maggiore coinvolgimento dei portatori di interesse nella loro pianificazione. Il tema è stato al centro di un dibattito tenutosi il 27 febbraio al Senato organizzato dal think tank Ais – Associazione Infrastrutture Sostenibili e a cui hanno partecipato istituzioni, imprese, stazioni appaltanti e associazioni.

Per l’occasione è stato presentato il rapporto “Stakeholder engagement e infrastrutture sostenibili – L’importanza del dialogo con le comunità locali, sesto position paper” prodotto da Ais ed elaborato da un gruppo di lavoro composto da 45 tecnici appartenenti a 24 società.

Considerando le risorse oggi disponibili anche grazie al Pnrr e includendo gli impatti sia diretti che indiretti, in Italia con la spesa per investimenti in infrastrutture e mobilità è possibile generare un valore aggiunto stimato in 37,8 miliardi di euro. Secondo l’istituto Oxford Economics, per il prossimo quinquennio gli investimenti infrastrutturali in Italia potrebbero far registrare importanti tassi di crescita: in ferrovie, porti e aeroporti del 3,8% all’anno, e nel settore energetico e del gas del 3,2%.

Queste prospettive sono però compromesse dai ritardi che si registrano in Italia molto più che in altri grandi Paesi dell’Ue, nonostante un trend di recupero registrato negli ultimi anni. Difficoltà realizzative da cui derivano ritardi e penalizzazioni i cui effetti si distribuiscono sull’intero perimetro delle attività economiche e produttive.

Durante il dibattito un focus è stato aperto sugli investimenti nelle fonti rinnovabili. Nonostante gli sviluppi degli ultimi anni, il confronto tra l’Italia e altri Paesi europei come Francia, Gran Bretagna, Spagna e Germania evidenzia un divario significativo, con quest’ultima che domina con quasi 200 GWh di energia prodotta da eolico e fotovoltaico, contro i 54 GWh prodotti in Italia, un valore ancora molto lontano dagli obiettivi del nuovo Piano nazionale integrato per l’Energia e il Clima.

Per invertire il trend, il rapporto di Ais propone un approccio innovativo e inclusivo per coinvolgere attivamente tutti i portatori di interessi – economici, sociali e istituzionali – nel processo di trasformazione dei territori in chiave sostenibile.