È il peggiore dei cinque episodi registrati negli ultimi otto anni secondo l’Istituto australiano di scienze del mare. La causa principale è il riscaldamento delle acque oceaniche
La Grande barriera corallina, nella costa occidentale dell’Australia, sta vivendo un gravissimo episodio di sbiancamento dei coralli, il peggiore dei cinque avvenuti negli ultimi otto anni. Il fenomeno è contemporaneo al secondo evento di sbiancamento riconosciuto a livello globale, dopo il primo del 1998. Ad annunciarlo è l’Australian Institute of Marine Science, grazie a una ricerca dell’inglese Newcastle University.

“Questo è ufficialmente l’episodio di sbiancamento (bleaching, nda) più grave e diffuso” afferma al Guardian il Professor Terry Hughes, esperto in sbiancamento dei coralli. L’ultimo dell’AIMS (Australian Institute of Marine Science) evidenzia che questo episodio preannuncia una nuova fase della realtà in cui questi eventi saranno sempre più frequenti, con tempi di recupero sempre più lunghi, a causa del riscaldamento delle acque oceaniche che nei prossimi anni potrà solo peggiorare.
Nei mesi scorsi, durante l’estate australe (dicembre 2023/marzo 2024), secondo le Autorità competenti, l’impatto è iniziato con un accumulo di calore nell’area settentrionale della Barriera, che poi è arrivato più a sud dove ha causato i danni più gravi, soprattutto ai coralli – vitali per la salute dell’oceano – maggiormente vulnerabili agli effetti dei cambiamenti climatici.
Gli effetti definitivi di questo episodio di bleaching non sono ancora stati calcolati: molte colonie di coralli sono morte all’istante, mentre alcune specie potrebbero riprendersi. Tutto dipende dalla varietà delle risposte dei diversi coralli allo stress provocato da un evento simile.
Lo sbiancamento, cioè il distacco delle alghe che popolano il tessuto carbonico dei coralli, potrebbe portare difficoltà nella riproduzione oltre che un forte indebolimento o addirittura la morte della colonia. A sua volta, queste potrebbero generare una situazione più grave di quella attuale. Il GCRMN (Global Coral Reef Monitoring Network) monitora da 40 anni queste criticità. L’ultimo Rapporto, datato 2020, dimostra una grave tendenza negativa di nascita dei coralli tra il 2009 e 2018, soprattutto a causa di episodi di sbiancamento, inquinamento ed eccessivo sfruttamento delle risorse ittiche.
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Foreste di corallo nero a Marettimo
