Ascensori d’acqua per il fitoplancton

 

Se c’è un fattore che diversifica gli ecosistemi marini da quelli terrestri, e che influenza la loro capacità di produrre cibo anche per noi, è la distanza fisica tra gli organismi vegetali e quei serbatoi di “nutrienti” indispensabili alla loro crescita. Sulla terraferma, la lontananza tra i vegetali e il suolo fertile è minima e le piante proliferano in un ambiente ricco di luce e allo stesso tempo di sostanze minerali. In mare aperto, mentre la luce è disponibile nei primi 100 metri di profondità, i serbatoi di nutrienti possono trovarsi a profondità decisamente maggiori, negli abissi più bui. Come fanno allora a riprodursi quelle alghe microscopiche che vivono sospese nella colonna d’acqua, i cosiddetti fitoplancton, e che a loro volta nutrono gli animali marini?

Grazie alle correnti verticali. Queste si formano quando il raffreddamento invernale della superficie marina fa sprofondare le acque superficiali, richiamando le acque profonde verso l’alto. Questo meccanismo fisico fertilizza la superficie marina più illuminata, innescando così le fioriture di fitoplancton in primavera.

Un recente studio, condotto dall’Istituto di ricerche marine del Cnr combinando osservazioni da satellite e misure in mare con robot galleggianti, ha rilevato che nel Mediterraneo occidentale, uno dei settori più pescosi del Mare Nostrum, le ondate di calore invernali avvenute tra il 2012 e il 2022 hanno notevolmente indebolito le correnti verticali, riducendo l’apporto di nutrienti alla superficie marina e arrivando ad abbattere fino del 70% la quantità di fitoplancton, con possibili gravi conseguenze sulla pescosità del mare.