Addio ai 67 anni, aumenta l’età necessaria per andare in pensione dal 2027: quanto lavoreremo in più e perché

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Addio ai 67 anni, aumenta l’età necessaria per andare in pensione dal 2027: quanto lavoreremo in più e perché

Quando si potrà andare in pensione? A partire dal 2027 cambia il sistema e il motivo è legato alla longevità nel nostro Paese. Ma ecco spiegato tutto.

L’Italia è un Paese che sfida il tempo. Gli ultimi dati Istat confermano un trend inarrestabile. La speranza di vita a 65 anni ha raggiunto i 21,4 anni. Questo numero rappresenta il valore più alto registrato dal 2002 a oggi. Si tratta di un traguardo demografico straordinario per la sanità pubblica e la qualità della vita. Tuttavia, questa longevità ha un impatto diretto sul sistema previdenziale gestito dall’INPS. Il meccanismo di adeguamento automatico dei requisiti pensionistici si è riattivato. Dopo otto anni di sostanziale stabilità, il 2026 sarà ufficialmente l’ultimo anno di tregua. La Riforma Fornero prevede infatti che l’età pensionabile segua l’andamento della sopravvivenza media della popolazione. Se la vita si allunga, il lavoro si protrae.

Le tabelle attuali indicano un cambiamento netto a partire dal 1° gennaio 2027. Milioni di lavoratori dovranno aggiornare i propri piani personali. Entro dicembre l’Istat fornirà i dati definitivi, ma la rotta sembra essere tracciata. Il confronto con il passato è spiazzante. Nel 2020 la pandemia aveva causato una contrazione brusca dell’aspettativa di vita. Quel calo aveva garantito il congelamento dei requisiti per anni. Oggi quella parentesi è chiusa. Il recupero è stato più rapido del previsto. Il valore attuale supera persino i livelli del 2019, l’ultimo anno prima della crisi sanitaria globale. Gli italiani hanno ripreso a guadagnare terreno sul tempo.

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Il nuovo calendario della pensione: scatti, mesi e categorie escluse

Dal 2027 il traguardo si sposta ufficialmente in avanti. Non parliamo di anni, ma di mesi che pesano sulla pianificazione familiare. La pensione di vecchiaia salirà a 67 anni e 1 mese dal 1° gennaio 2027. La corsa non si fermerà lì. Nel 2028 è previsto un ulteriore balzo che porterà la soglia a 67 anni e 3 mesi. Chi oggi ha 65 anni deve ricalcolare i propri giorni residui in ufficio o in fabbrica. Il cambiamento investe anche la pensione anticipata ordinaria. Per gli uomini, il requisito contributivo passerà dagli attuali 42 anni e 10 mesi a 42 anni e 11 mesi nel 2027. Nel 2028 serviranno invece 43 anni e 2 mesi di versamenti. Per le donne la dinamica è speculare. Si passerà da 41 anni e 10 mesi a 41 anni e 11 mesi nel 2027, arrivando a 42 anni e 2 mesi nel 2028. Ogni biennio il sistema verificherà se aggiungere ulteriori tasselli al mosaico dei contributi.

Esistono però delle corsie differenti per alcune categorie. Lo Stato riconosce che non tutti i lavori permettono di restare attivi fino a tarda età. I lavoratori usuranti mantengono regole diverse. Chi svolge turni notturni o mansioni faticose in linea di produzione può accedere a regimi agevolati. Anche gli addetti a mansioni gravose come l’edilizia o il trasporto pesante godono di tutele specifiche. I lavoratori precoci rientrano in una fascia di protezione particolare. Parliamo di chi ha iniziato a versare contributi prima dei 19 anni d’età. Se appartengono a categorie fragili, come disoccupati o caregiver, l’aumento sarà di un solo mese nel 2027. Gli invalidi civili con una percentuale superiore al 74% seguono lo stesso percorso tutelato.

Per tutti gli altri, la regola generale non ammette eccezioni.  Le aziende dovranno gestire una forza lavoro più anziana. Il turnover generazionale subirà un rallentamento fisiologico. I giovani vedranno liberarsi posizioni lavorative con qualche mese di ritardo rispetto alle previsioni dello scorso anno. L’Istat continuerà a monitorare i tassi di mortalità e la qualità della salute senile. Se la medicina continuerà a fare progressi, i futuri adeguamenti potrebbero essere ancora più significativi.

Addio ai 67 anni, aumenta l’età necessaria per andare in pensione dal 2027: quanto lavoreremo in più e perché
Francesca Niespolo