Con gli scarti e i sottoprodotti agricoli si può raggiungere l’obiettivo del Pniec al 2030, i risultati della ricerca dell’Università di Padova. Al primo forum Biometano, Legambiente lancia 10 proposte al governo per accompagnare la crescita del settore
In Italia il biometano da scarti e sottoprodotti agricoli, se sviluppato nel modo giusto, può rappresentare una risorsa strategica per la transizione ecologica e per raggiungere gli obiettivi al 2030 del PNIEC. Se nella Penisola si accelerasse il percorso di produzione tramite digestione anaerobica di biometano da matrice agricola (che utilizza scarti come reflui zootecnici, colture erbacee, bucce, foglie, sansa, scarti di animali…) si potrebbe arrivare a livello nazionale a oltre 5,7 miliardi di metri cubi (m3) di produzione di biometano all’anno, un valore in linea con gli obiettivi al 2030 stabiliti dal Piano nazionale energia e Clima (PNIEC). È quanto stima Legambiente attraverso il suo nuovo studio “Biometano: una risorsa strategia per la transizione ecologica dell’Italia” realizzato in collaborazione con l’Università degli Studi di Padova e presentato oggi a Roma nel corso del primo Forum Biometano che ha organizzato in copartenariato con CIB – Consorzio Italiano Biogas e CIC – Consorzio Italiano Compostatori, in collaborazione con A2A, e con partner AB Group, Arpinge, Asja Energy, Assocarta, Bioman, CH4T, Ecomondo, Femo Gas e S.E.S.A. Nella ricerca l’associazione ambientalista analizza e stima le potenzialità del biometano da scarti agricoli sia a livello nazionale sia a livello regionale, ma fa anche il punto sull’importante “spinta” arrivata in questi anni dal PNRR (che ha favorito la riconversione del parco biogas e la realizzazione di nuovi impianti) e su quello che occorre mettere in campo a partire da un pacchetto di interventi nazionali che Legambiente sintetizza in 10 proposte indirizzate al Governo.
I dati dello studio
Dallo studio, che si basa su elaborazioni di dati ISTAT, ISPRA, CRPA di Reggio Emilia, Istituto Zooprofilattico delle Venezie ed ENEA, emerge la produzione potenziale complessiva di biogas e biometano a livello nazionale è stimata in 10.2miliardi m³ di biogas, quindi di 5.7miliardi m³ riconducibili a biometano. Gli effluenti zootecnici rappresentano per il 75% la fonte principale, seguiti dagli scarti delle colture erbacee destinabili alla digestione anaerobica per il 20% (anche se il loro impiego richiede una valutazione attenta e contestualizzata); dagli scarti derivanti dalla trasformazione industriale di materie prime vegetali per il 5%; da sottoprodotti dell’industria della macellazione per l’1%.
Alle stime nazionali, Legambiente affianca un’analisi regionale. Cinque le regioni attenzionate: Friuli-Venezia Giulia, Lombardia, Puglia, Sicilia, Veneto. La Lombardia è quella che risulta avere il valore più alto in fatto di potenziale produttivo da biometano da scarti agricoli: circa 1.2miliardi m³. Gli effluenti zootecnici per l’83% costituiscono la principale fonte di produzione potenziale, mentre gli scarti delle colture erbacee per il 16%. Interessante anche il dato relativo alla Puglia. Qui il potenziale produttivo da biometano da scarti agricoli è stimato in 287.865.642 m³. Se gli effluenti zootecnici costituiscono per il 50% la principale fonte di produzione potenziale, non molto inferiore è il contributo degli scarti delle colture erbacee che arrivano ad un potenziale del 41%.
Numeri, in sintesi, importanti che per Legambiente ben dimostrano il perché l’Italia debba investire sul biometano da matrice agricola mettendo al centro la qualità dei progetti, la trasparenza delle filiere e il ruolo degli agricoltori e delle comunità locali. Senza dimenticare che anche i rifiuti organici sono una importante
fonte di biometano e compost. In Italia dalle raccolte differenziate si generano 7,6 mln ton di rifiuto organico: circa 5,6 milioni di tonnellate di frazione umida e più di 2 mln di frazione verde. Il 75% dell’umido è trattato in impianti integrati con la digestione anaerobica ottenendo 200 milioni di m3 di biometano. Il CIC, il Consorzio Italiano compostatori, stima che potrebbero diventare 354milioni di m3 grazie al PNRR e agli incentivi GSE. In sintesi, il biometano può contribuire alla riduzione delle emissioni climalteranti, alla tutela dei suoli agricoli e alla decarbonizzazione di diversi settori.
La spinta del PNRR
Ad oggi, ricorda Legambiente, sono oltre 600 le domande in graduatorie relative ai cinque bandi del DM 2022. Le stime indicano che possono essere realizzati oltre 560 progetti, per una capacità complessiva di circa 240–250 mila Smc/h, coprendo quasi interamente la potenzialità messa a bando. Oltre il 50% dei progetti riguarda riconversioni di impianti a biogas. La filiera è nettamente agricola: oltre il 90% della capacità ammessa proviene da impianti agricoli, contro una quota minoritaria di impianti a FORSU (10%), strategici per le filiere di gestione e trattamento dei rifiuti urbani e di economia circolare. Oggi la vera sfida, sottolinea Legambiente, sta nella realizzazione degli impianti per raggiungere gli obiettivi dati dal PNIEC, e nel non sprecare l’opportunità derivata dai 24 mesi di proroga varata nel Consiglio dei Ministri del 29 gennaio scorso.
“Il biometano – dichiara Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – può sostituire il gas fossile nei settori più difficili da elettrificare, come trasporto pesante e attività industriali, e può aiutare l’Italia a ridurre le importazioni dall’estero. Servono, però, regole che ne garantiscano l’utilizzo a condizioni chiare e accessibili scelte politiche chiare e coraggiose a partire da iter autorizzativi più snelli e tempi certi per la realizzazione degli impianti, senza dimenticare il coinvolgimento dei territori. Solo così si potranno centrare davvero gli obiettivi del PNIEC. Le stime sul potenziale nazionale e regionale sul biometano da scarti agricoli che abbiamo calcolato insieme all’attenzione alle ricadute ambientali e territoriali, indicano come il biometano sia un alleato prezioso per accelerare la transizione ecologica. L’Italia non perda questa occasione”.
Le 10 proposte di Legambiente
Legambiente indirizza oggi al Governo dieci proposte chiedendo: 1) all’Esecutivo, alle Regioni e al GSE di orientare regole e incentivi in modo chiaro, premiando solo le filiere realmente circolari; 2) di garantire priorità oltre il PNRR; 3) di premiare chi riduce le emissioni; 4) di promuovere il coinvolgimento e la partecipazione dei territori; 5) di semplificare gli iter autorizzativi e di garantire tempi certi; 6) di investire nelle reti e nelle connessioni; 7) di creare una domanda reale di biometano; 8) di garantire trasparenza e tracciabilità. GSE, ARERA e Governo rafforzino i sistemi di controllo e informazione pubblica.; 9) di ridurre il metano fuggitivo; 10) di rimettere territori e agricoltori al centro.
Per l’associazione ambientalista è, inoltre, fondamentale sviluppare il biometano in modo giusto a partire dalla conoscenza del tessuto agricolo regionale (stagionalità, concentrazione e logistica degli scarti, continuità degli effluenti, prossimità delle filiere di trasformazione) indispensabile per definire la migliore “dieta” dei digestori. Impianti e filiere devono essere dimensionati e localizzati in modo coerente con la disponibilità reale delle matrici e con i bisogni agronomici del territorio, affinché la digestione anaerobica diventi un’infrastruttura a servizio dell’agricoltura (gestione sostenibile degli scarti, riduzione delle emissioni, valorizzazione del digestato e sostegno alla fertilità dei suoli) e non viceversa.
Ostacoli-resistenze e la risposta di “Fattore Biometano”
Oggi in Italia a frenare lo sviluppo del biometano sono la mancanza di informazione, la scarsa trasparenza, le esperienze negative del passato, la carenza di controlli e l’assenza di reali processi partecipativi che alimentano diffidenza e conflitti, rallentando la transizione energetica di cui il Paese ha bisogno. Per questo lo scorso giugno Legambiente ha lanciato in Lombardia, Puglia, Veneto, Friuli-Venezia Giulia e Sicilia la campagna Fattore Biometano – Moltiplichiamo i benefici per il clima e l’agricoltura” con partner principale Femo Gas, in collaborazione con A2A e sostenitori AB Group e Arpinge e con la collaborazione tecnico scientifica del dipartimento DAFNAE dell’Università degli Studi di Padova. Obiettivo fare corretta informazione nei territori sulla digestione anaerobica della materia organica per la produzione di biometano anche per contrastare fake news e falsi miti. Venti gli incontri pubblici organizzati e rivolti a ordini professionali, amministratori, tecnici del settore e che hanno visto la partecipazione di otre 2000 persone; cinque gli incontri di formazione rivolti a circoli e soci Legambiente. Coinvolte anche trenta classi e circa mille tra studenti e studentesse di istituti scolastici di vario ordine e grado in corsi di educazione ambientale e visite guidate in alcuni impianti di biometano tra più virtuosi nel Paese.
“Gli impianti “fatti bene” – commenta Luigi Lazzaro, responsabile innovazione industriale di Legambiente – non solo producono energia, ma diventano uno strumento concreto per affrontare problemi ambientali urgenti come lo smaltimento degli scarti agricoli e delle deiezioni animali, evitando le problematiche connesse con i processi di inquinamento di aria acqua e suolo. Per questo con la nostra campagna Fattore Biometano abbiamo cercato di fare corretta informazione nei territori e di promuovere una produzione sostenibile di biometano basata su scarti agricoli e reflui zootecnici. La digestione anaerobica consente di valorizzare questi flussi migliorando la gestione degli scarti, riducendo l’inquinamento atmosferico e restituendo sostanza organica ai suoli attraverso l’utilizzo agronomico del digestato, una risorsa fondamentale per contrastare il degrado dei terreni agricoli e ridurre l’uso di fertilizzanti chimici con benefici ambientali ed economici per l’ambiente, le aziende agricole e i consumatori”.
“Grazie al lavoro della filiera rappresentata dal Consorzio Italiano Compostatori, il riciclo dei rifiuti organici – commenta Gianpaolo Vallardi, Presidente del CIC – ha determinato negli ultimi anni un aumento significativo della disponibilità nazionale di biometano, offrendo una risposta concreta e immediata agli obiettivi di decarbonizzazione del Paese. È una traiettoria che dimostra come l’economia circolare sappia trasformare un rifiuto in risorsa strategica per la transizione energetica. Ora però non possiamo fermarci: è fondamentale consolidare il quadro degli incentivi che hanno reso possibile questa crescita e che oggi sono in scadenza. Garantire continuità normativa significa tutelare investimenti, occupazione e benefici ambientali a lungo termine.”
“Il biometano – dichiara Piero Gattoni, Presidente di CIB – non è solo energia, ma il motore di una vera e propria transizione agroecologica. Con il modello del Biogasfattobene® abbiamo dimostrato come la digestione anaerobica al centro dell’azienda agricola possa essere un alleato tecnologico strategico per promuovere un modello produttivo resiliente e circolare. Il potenziale agricolo delineato nel report di Legambiente conferma il ruolo centrale delle nostre aziende agricole e pone l’attenzione sulla necessità di salvaguardare il patrimonio produttivo esistente e sull’urgenza di accompagnare gli investimenti con regole certe che guardino ai prossimi 15 anni”.
I dati regionali
Tornando alla ricerca di Legambiente, in Lombardia la produzione potenziale complessiva di biogas e biometano è stimata in 2.175.734.267 m³ di biogas, quindi di 1.217.819.959 Nm3 m³ riconducibili a biometano. Gli effluenti zootecnici per l’83% costituiscono la principale fonte di produzione potenziale. Gli scarti delle colture erbacee per il 16%. Gli scarti derivanti dalla trasformazione industriale di materie prime vegetali mostrano un’incidenza nulla, i sottoprodotti dell’industria della macellazione pesano per circa l’1%.
In Friuli-Venezia-Giulia la produzione potenziale complessiva di biogas e biometano è stimata in 261.719.842 m³ di biogas, quindi di 147.640.775 m³ riconducibili a biometano. La principale fonte di produzione potenziale è costituita per il 72% dagli effluenti zootecnici, seguono gli scarti delle colture erbacee (23%), gli scarti derivanti dalla trasformazione industriale di materie prime vegetali (3%), i sottoprodotti dell’industria della macellazione (1%).
In Puglia la produzione potenziale complessiva di biogas e biometano è stimata in 520.876.877 m³ di biogas, quindi di 287.865.642 Nm3 m³ riconducibili a biometano. Gli effluenti zootecnici costituiscono la principale fonte di produzione potenziale, contribuendo per l’50% ma non molto inferiore è il contributo degli scarti delle colture erbacee che arrivano ad un potenziale del 41%. Gli scarti derivanti dalla trasformazione industriale di materie prime vegetali mostrano un’incidenza del 9%, mentre il contributo dei sottoprodotti dell’industria della macellazione è nullo.
In Sicilia la produzione potenziale complessiva di biogas e biometano è stimata in 613.896.458 m³ di biogas, quindi di 339.037.923 m³ riconducibili a biometano. Gli effluenti zootecnici costituiscono per il 56% la principale fonte di produzione potenziale. Gli scarti delle colture erbacee per il 34%, gli scarti derivanti dalla trasformazione industriale di materie prime vegetali per il 10%, mentre il contributo dei sottoprodotti dell’industria della macellazione è nullo.
