Si è chiuso ufficialmente il caso di Mara Favro, la cameriera di Susa scomparsa a marzo 2024 e ritrovata morta un anno dopo nei boschi vicini alla pizzeria di Chiomonte dove lavorava. Il tribunale di Torino ha respinto l’opposizione dei familiari della vittima alla richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura. La giudice Alessandra Salvadori ha stabilito che, sulla base degli elementi raccolti, non sono necessarie ulteriori indagini. La decisione è stata resa nota il 30 gennaio.
Sollievo per gli indagati
Due persone erano state indagate: V.M., gestore della pizzeria Don Ciccio, e il pizzaiolo C.E., accusati di omicidio e occultamento di cadavere. Difesi dagli avvocati Luca Calabrò ed Emma Piccatti, entrambi hanno sempre negato ogni coinvolgimento. Il pizzaiolo, in particolare, ha mantenuto riservatezza e ha cambiato residenza, mentre Milione è comparso più volte in tv. L’avvocata Piccatti ha commentato: “Finalmente il mio assistito può guardare al futuro con serenità”.
Amarezza dei familiari
I familiari, rappresentati dall’avvocato Roberto Saraniti, hanno espresso delusione. Pur rispettando la decisione del tribunale, continuano a sostenere che restano aspetti non chiariti, come il ritrovamento tardivo del corpo e l’ultimo utilizzo del telefono di Mara. Saraniti ha assicurato che manterranno alta l’attenzione per eventuali nuovi elementi.
Motivazioni della giudice
La decisione di archiviazione si basa sull’autopsia, che ha rilevato fratture compatibili con un “traumatismo da precipitazione”. La giudice Salvadori ha spiegato che le ulteriori richieste di indagine sarebbero esplorative e non permetterebbero di formulare una “ragionevole ipotesi di omicidio”.
Secondo gli inquirenti, Mara Favro avrebbe utilizzato il cellulare fino agli ultimi momenti, rendendo improbabile la presenza di terze persone al momento del decesso. La morte potrebbe quindi essere stata accidentale, un gesto volontario o una caduta.
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